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Il PdL riammesso alla corsa

Gli elettori abruzzesi vogliono Chiodi

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Sono state fornite risposte a tutte le eccezioni che sono state mosse al listino di Gianni Chiodi e così il Pdl è stato riammesso alla corsa elettorale per il governo dell’Abruzzo che terminerà tra poco meno di un mese. Ma gli abruzzesi non hanno mai avuto dubbi, almeno da quanto emerge dai sondaggi, forse anche per il terremoto giudiziario che ha portato in carcere l’ex presidente Ottaviano Del Turco, esponente del Pd.

Gli elettori all’ombra del Gran Sasso non sembrano mai essere stati sfiorati dal dubbio che sullo scranno più alto del Palazzo dell’Emiciclo de L’Aquila siederà Gianni Chiodi, ex sindaco di Teramo, uomo scelto da Berlusconi e da Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl nominato dal Cav. commissario regionale per l’Abruzzo in queste elezioni anticipate.

Ma meno di 48 ore fa un fulmine a ciel sereno ha tenuto l’Abruzzo col fiato sospeso. Questi i fatti: domenica l’ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello aquilana ha escluso, seppur con riserva, il listino di Chiodi per irregolarità formali legate. Ciò che la Commissione elettorale contestava alla lista del Pdl era essenzialmente l’irregolarità di alcune sottoscrizioni: per legge ogni coalizione può presentare il suo listino solo se supportato da 1750 firme che lo sostengono ma alla Corte era stata denunciata la validità di sole 1680 firme. Le 267 firme contestate erano, secondo l’accusa, mancanti del timbro o delle qualifica dell’autenticatore o presentavano irregolarità per la mancata autenticazione di alcuni certificati di iscrizione alle liste elettorali.

Qualcuno, pronto a fare ombra all’avversario dato per vincente, ha parlato anche di ritardi nella presentazione del  listino di Chiodi, lista composta dei sette nomi, oltre a quello del candidato presidente, che in caso di vittoria sarebbero eletti automaticamente. Ma a loro ha risposto Quagliariello: “Non è così, non c’è stato contestato nulla al riguardo. I nostri rappresentanti erano regolarmente in fila e hanno consegnato tutto alle 11.40. Inoltre – prosegue il senatore – abbiamo presentato 250 firme in più di quelle necessarie”.

Per Chiodi, che ha seguito da Roma gli sviluppi della vicenda, è certamente stata una giornata lunga e angosciante che però ha affrontato con fiducia e senza troppi dubbi sull’esito della vicenda: “Sono molto soddisfatto – ha infatti commentato l’ex sindaco di Teramo da Montecitorio - per come si è svolta la discussione all'interno dell'ufficio centrale. I giudici hanno esaminato attentamente tutta la nostra documentazione e hanno ascoltato anche i funzionari certificatori. Del resto non poteva essere altrimenti visto che abbiamo fornito le risposte a tutte le eccezioni che erano state mosse”.

Non si è mosso invece dal capoluogo abruzzese il leader dell’Italia dei Valori Antonio di Pietro che, come ha detto il coordinatore regionale di Forza Italia Antonio Pastore “ha coltivato sino alla fine l’illusione di conquistare il governo regionale per via giudiziaria”. Dopo la “sconfitta” sul piano formale, come la volpe all’uva, l’ex pm ha reagito alla decisione della Corte con un dietrofront, come se non fosse stato lui, insieme a Storace e Cesa ad alzare il polverone, cercando di gettare fumo negli occhi degli elettori abruzzesi: “Vogliamo giocare la partita sul campo – ha dichiarato – e non vincerla a tavolino. Rispettiamo la decisione presa dall’ufficio elettorale centrale della Corte d’Appello dell’Aquila, e la rispettiamo a tal punto che non chiederemo al Tar alcuna sospensiva in via cautelare, fermo restando il nostro diritto-dovere di avere copia degli atti e, eventualmente, attivare un giudizio di merito nelle sedi competenti a elezioni avvenute”. Immediata la reazione di Chiodi: “La posizione di Di Pietro in questa vicenda è stata politicamente e giuridicamente distruttiva e, come al solito, ha tentato di alzare un polverone senza riuscirci. L'Abruzzo ha oggi bisogno di costruzione non di qualunquismo. Non c'è sviluppo se la logica è distruttiva e arrogante”. “Sarebbe stato incredibile - ha aggiunto - che le liste del Pdl potessero essere escluse da una competizione così importante. Tutti i sondaggi, l'ultimo fornito addirittura dall'Udc, ci danno vincenti. Siamo favoriti sia dalla pessima esperienza del governo di centro sinistra degli anni scorsi (che oggi si ripresenta agli elettori con una alleanza che va dal Pd a Rifondazione passando per Di Pietro) sia perché siamo sicuri di riconquistare la fiducia degli elettori abruzzesi nei confronti della politica”.

Insomma per il Pdl il pericolo è scampato, la Corte d’Appello infatti si è espressa con parere favorevole alla riammissione della lista ed ora la campagna elettorale può ufficialmente partire

Sì, scampato pericolo, a meno che di Pietro non torni alla carica, come trapela da qualche indiscrezione, con un ricorso alla decisione della Corte che rimetterebbe tutto in discussione, in primis la data delle elezioni.

 

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2 COMMENTS

  1. Ma cosa dite!!!!
    Ma siete veramente impazziti………..Io sono di Pescara e qui vogliono Di Pietro.Il Pdl non batte Chiodi ma solo Di Pietro e venite in Abruzzo e chiedete del Pdl,vi rideranno in faccia dopo le follie della Gelmini e di Berlusconi sulla scuola.Informatevi prima di parlare e sentite il vero popolo della libertà cioè i cittadini che lavorano e pagano le tasse.

  2. Solo un folle potrebbe
    Solo un folle potrebbe votare il centrosinistra alle prossime regionali…
    Inoltre pensate ai rapporti tra governo centrale e regione Abruzzo nel caso in cui un cadidato dell’ IDV fosse eletto presidente…
    Meditate bene

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