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Gli errori di Veltroni che frenano la rimonta del Pd

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I sussurri e le grida risuonano nel loft del Partito Democratico. Le parole dettate senza virgolette finiscono nei retroscena dei giornali. E la polvere del malumore inizia a posarsi sopra una macchina elettorale che ha finora girato a pieno regime. Sì, perché la testarda “resistenza” di Antonio Bassolino è il classico incidente di percorso che non ci voleva, la spina che mentre cammini con passo spedito si va a conficcare in un corpo sensibile e provoca un’emorragia, oltre a un comprensibile accesso di rabbia.

Walter Veltroni appare in imbarazzo (“deciderà la sua coscienza”) e sottolinea che "si è comunque concluso un ciclo". Ma il governatore della Campania tiene duro. Sostiene di avere "la coscienza a posto e le mani pulite" per cui non ha nessuna intenzione di lasciare Palazzo Santa Lucia, sebbene sia stato rinviato a giudizio per l'emergenza rifiuti. E su questa decisione di restare in trincea, magari blindato in una sorta di fortino dell’impopolarità, non sembra affatto intenzionato a trattare. E poco importa che  il "caso Bassolino" rischia di tramutarsi nel colpo ferale per un centrosinistra già provato nei sondaggi campani dallo scandalo dei rifiuti. Non bisogna dimenticare, infatti, che l'Unione, nel 2006, in Campania strappò sul filo di lana alla Cdl il premio di maggioranza al Senato e ora deve anche fare i conti con l'addio al Pd di De Mita dopo la decisione di Veltroni di non ricandidarlo alla Camera e con lo «strappo» del segretario provinciale di Caserta Sandro De Franciscis per l’assenza di candidati del territorio..

Insomma, il Pd in Campania arranca. E anche per questo il leader ha lanciato “l’operazione restyling” mettendo in campo la 26enne Pina Picierno e un big come Massimo D’Alema. I sondaggi, però, sono da ultimi giorni di Pompei, il centrodestra sente sempre più vicino il colpaccio. E la rabbia dalle parti del Pd sale sotto traccia con Bassolino sempre più nel mirino dei malumori della classe dirigente romana. Il governatore campano, però, non ci sta e fa capire di sentirsi una sorta di capro espiatorio su cui riversare le colpe di molti. Quel che è certo è che il governatore si aspettava manifestazioni di solidarietà più convinte rispetto a quelle che (non) sono arrivate in queste giorni. Non è passato inosservato Goffredo Bettini che da Lucia Annunziata ha pronunciato un pilatesco e sbrigativo «rispetto la sua scelta di restare». Parole che hanno fatto capire la condizione di solitudine vissuta dall’uomo del Rinascimento partenopeo che pure ricorda quanto nel 2005 sia stato supplicato di ricandidarsi alla guida della Regione e quanto sia stato decisivo nella vittoria di Prodi. Ma gli argomenti sentimentali in campagna elettorale non fanno breccia. E così a Roma si è deciso di eliminare i candidati che potessero in qualche modo ricordare agli elettori l’esperienza del governo Bassolino. Con un messaggio chiaro: nessun assessore in partenza per Montecitorio o per Palazzo Madama.

Tutti in trincea, dunque, con il partito deciso a far dimenticare il mesto tramonto napoletano. Più in piccolo qualcosa di analogo sta accadendo nelle Marche, dove il sindaco di Ancona Fabio Sturani, del Pd, è indagato dalla procura nell'ambito di una delicata inchiesta sull'acquisto da parte della società multiservizi Anconambiente di un'area del porto del capoluogo. Un incidente di percorso a cui il primo cittadino anconetano ha reagito alla stregua di Bassolino, rifiutando l’ipotesi delle dimissioni e regalando un assist all’opposizione.

Il “we can” veltroniano, insomma, rischia di impantanarsi nelle discariche campane e di inciampare nelle inchieste marchigiane. Una piccola nemesi per il candidato del Pd che dopo aver giocato la carta degli operai, degli industriali, dei giuslavoristi, dei laici, dei credenti, degli omosessuali e degli eterosessuali, dei Dico, dei no global, dei radicali, dei militari, dei pacifisti, dei filo-americani e degli anti-americani, dei giovani ma anche degli uomini di esperienza ora è costretto a fare i conti con altre carte: quelle processuali dei sindaci del suo partito.

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1 COMMENT

  1. bassolino
    Ma vi immaginate cosa sarebbe successo se Bassolino fosse stato di centro destra? Minimo minimo sarebbe stato appeso (moralmente, ma mica poi tanto) per i piedi sopra le sue ecoballe. Invece è di centro sinistra e, nonostante una condanna a risarcimento danni per qualche milione di euro più il rinvio a giudizio, nel suo schieramento si discute se sia il caso o no che si dimetta (a sua discrezione, si rispetta la decisione, che problema c’è?). Il doppiopesismo della sinistra è insopportabile, grette parzialità per le quali non avranno mai il mio voto.

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