Home News Gli inglesi non credono più nella vittoria contro i talebani

Inverno afghano

Gli inglesi non credono più nella vittoria contro i talebani

1
3

"Non vinceremo questa guerra". Le parole del generale Mark Carleton-Smith, comandante del contingente britannico in Afghanistan, risuonano in modo sinistro nelle stanze del Pentagono. Sono una doccia fredda sulle speranze di una normalizzazione afgana, a pochi giorni dalla richiesta degli Stati Uniti di un maggiore impegno da parte della Nato nella guerra al terrorismo. Dichiarazioni che hanno anche fatto da eco alla fuga di notizie su un memorandum in cui un diplomatico francese descriveva la disillusione di Sir Sherard Cowper-Coles, ambasciatore di Sua Maestà a Kabul: "la strategia attuale è condannata al fallimento".

Dalla sua base nella provincia meridionale di Helmand, dove guida gli 8.000 uomini della 16ma Air Assault Brigade, il generale Carleton-Smith ha messo in guardia l’opinione pubblica in patria: "non ci si deve aspettare una vittoria militare decisiva". In buona sostanza è meglio moderare le attese dell'Occidente: "si tratta di portare questa guerra, che non possiamo vincere, a un livello di ribellione gestibile, che non rappresenti una minaccia strategica e che, in futuro, possa essere tenuta sotto controllo dall’esercito afghano". Perché quando le forze della Nato lasceranno il teatro delle operazioni "sarebbe irrealistico pensare che non ci saranno delle bande armate in questa parte del mondo". Parole che, pronunciate da chi vive in prima linea la difficile realtà afgana, rappresentano un’esplicita richiesta di un cambio di strategia: "Se i talebani sono disponibili a sedersi a discutere di un accordo di natura politica, allora è proprio questo il tipo di passo in avanti che può porre fine all'insorgenza. E' una cosa che non deve metterci a disagio".

Una soluzione, quella ipotizzata dal generale Carleton-Smith, che nasce anche dalla costatazione delle grandi difficoltà incontrate fin qui dalla Nato nel suo tentativo di sconfiggere i Talebani e Al Qaeda. Se è vero, infatti, che l’ufficiale di Sua Maestà si attribuisce il merito di aver "tolto il pungiglione ai talebani per il 2008" (si calcola che quest’anno siano stati uccisi 7 mila guerriglieri), è altrettanto vero che il generale inglese è costretto ad ammettere che le perdite subite in questi mesi dalla sua brigata non sono esigue: 32 soldati caduti in azione e 170 feriti, che hanno portato il totale delle vittime britanniche a 120, dall’inizio della campagna afgana nel 2001.

La scorsa settimana anche i vertici del governo afgano hanno rinnovato il loro auspicio per una soluzione politica che conduca il Paese fuori dalla guerra civile, chiedendo al mullah Omar di farsi vivo per avviare il negoziato. Un’apertura che parte della stampa araba non ha tardato a interpretare come "un’inequivocabile segno della sconfitta dell’Occidente nella sua guerra al terrorismo". Il quotidiano palestinese "Quds al Arabi", per esempio, è uscito con un titolo a nove colonne su "I Talebani vicini alla vittoria decisiva", elencando le ragioni del fallimento della campagna occidentale: "Gli ingenti danni umani ed economici, il quasi totale fallimento del tentativo di controllare il territorio da parte del Pakistan, la debolezza del governo Karzai e il rafforzamento delle milizie do Al Qaeda dopo l’esperienza militare acquisita in Iraq".

Lo scetticismo del generale Carleton-Smith, le speranze di dialogo di Karzai e l’analisi del quotidiano arabo Quds al Arabi, sono tutte posizioni che, al momento, sembrano contrastare con quella del comando americano, che a Kabul prepara un aumento temporaneo delle forze armate (il comandante Usa McKiernan ha chiesto altri 14 mila uomini per rafforzare il suo contingente di 34mila soldati). Difficile prevedere quel che accadrà ma nel 1979 i sovietici invasero l’Afghanistan con il triplo degli uomini della Nato e, dopo dieci anni di sanguinose battaglie, non riuscirono ad avere ragione dei loro avversari. Una storia che non va dimenticata.
 

  •  
  •  

1 COMMENT

  1. Se non sbaglio il Governo
    Se non sbaglio il Governo Ingese ha smentito queste affermazioni ed è nata un poco di confusione sulla effettiva interpretazione delle stesse. In ogni caso se queste affermazioni fossero davvero state fatte dalle persone alle quali sono state attribuite, c’è da restare “di stucco” in quanto in Afganistan, la guerra, si è ridotta a localizzate operazioni “di polizia” contro i macellai kamikaze, più che contro formazioni combattenti organizzate sul territorio: formazioni di disperati che ormai non trovano neanche più il supporto alle spalle in territorio Pakistano: è recente la notizia che molte comunità delle zone di confine Pakistane, si sono armate sotto il controllo dell’esercito e combattono i talebani in quei territori che, fino a poco tempo prima, costituivano il loro rifugio dopo le incursioni in afganistan. I bollettini di guerra del comando NATO parlano di vere e proprie stragi di talebani i quali vengono colpiti da tutte le parti senza tregua, mai come in questi ultimi tempi. Non si capisce proprio cosa sia successo presso gli inglesi (ammesso che sia stato compreso bene il senso di quelle dichiarazioni): le cifre dei caduti talebani, sono il segnale più eclatante che la guerra è incanalata verso la sconfitta sul campo degli uomini di Bin Laden & c.; è chiaro che contro il terrorismo suicida e le imboscate suicide, le strategie militari possono ben poco, e nessuno sa fino a quando i “martiri di allah” saranno disposti e disponibili sulla piazza per far sembrare la sconfitta ancora lontana e far – quindi – parlare moltissimi media occidentali (naturalmente quelli Italiani, sono sempre in prima linea)di guerra senza fine e senza scopo. Per fortuna che l’analisi dei fatti sul terreno e la conta dei caduti (sopratutto) parlano chiaro: pare che moltissimi “cervelloni” chiamati a commentare il teatro di guerra Afgano, non abbiano ancora compreso la differenza fra la guerra NATO/Esercito afgano e quella dei kamikaze: quest’ultima non è guerra, è solo furia omicida disperata che non ha davvero nessuna speranza di essere vinta… esattamente quello che sta accadendo in Iraq.

Aggiungi un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here