Gli ipocriti dell’uso sproporzionato della forza

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Gli ipocriti dell’uso sproporzionato della forza

06 Gennaio 2009

Nessun paradigma fra quelli usati oggi per dimostrare che Israele deve affrettarsi verso una tregua è più ambiguo e moralmente dubbio di quello della “forza sproporzionata” usata a Gaza. Che la garanzia di pietas, per favore, non si creda proprietà di chi parla di sproporzione, che il senso di responsabilità non venga scambiato per insensibilità.
Sarà bene ricordare, in primo luogo, che Hamas dal 1994 ha fatto col terrorismo suicida, di cui è il maggiore responsabile, più di mille morti israeliani.
 
Israele protegge con sforzo enorme, non minore di quello bellico, la sua popolazione da parecchie decine di missili al giorno: Kassam, Katiusha e Grad. Un comando speciale (Pikud ha Oref), tutti i mezzi di comunicazione, l’esercito, migliaia di volontari si occupano solo dei rifugi, ne spiegano e favoriscono l’uso, li puliscono, li riforniscono per bambini e vecchi e, dove non esistono, insegnano varie tecniche per proteggersi quando suona la sirena. Non ci si riunisce in edifici esposti, le scuole, le sinagoghe vengono chiuse se c’è pericolo. Niente che non sia una struttura militare dichiarata viene usato per lo stoccaggio di armi o come caserme. I missili palestinesi cadono su strutture evacuate alla sirena: infatti molti sono gli edifici distrutti, comprese le scuole, ma pochi caduti. Hamas dice “noi amiamo la morte mentre Israele ama la vita”. Vero. Per questo la protegge. Invece Hamas piazza le strutture militari dentro quelle civili o in mezzo alle città, usa le famiglie come scudi umani: la società di Hamas è jihadista, la vita umana è uno strumento a fine di conquista e distruzione del nemico, e a questo scopo si serve parimenti di militari e civili. Tutti, per Hamas, qualunque sia l’età o il ruolo, sono possibili shahid.

La forza di Hamas è notevole e sostenuta da un più grande esercito jihadista, quello iraniano e siriano, degli Hezbollah. E il suo scopo dichiarato è distruggere Israele.
Dal 2001 ha preso di mira la comunità israeliana con 4000 missili e con migliaia di mortai. Dopo che ha preso il potere da 179 missili nel 2005 è passato a 946 nel 2006. Fino al 2008 ha acquisito missili che possono raggiungere Ashod, Ashkelon e Beer Sheva, e così tiene sotto tiro 800mila cittadini. Il rifiuto di proseguire la tregua ha sottolineato le sue intenzioni.
La presidente della corte internazionale di Giustizia Rosalyn Higgins inoltre nota che la proporzionalità “deve essere in relazione all’obiettivo legittimo di bloccare l’aggressione”. Cioè, è proporzionale se ha effettivamente lo scopo di far cessare l’aggressione e non quello di far del male ai civili. Subito al primo attacco il 28 dicembre, l’Associated Press ha scritto che la maggior parte dei colpiti erano parte delle “Forze di Sicurezza” di Hamas, e che l’attacco sia specifico e’ del tutto evidente: vengono presi di mira depositi d’armi, uffici, basi, reti di comando e controllo e i tunnel per importare le armi.

Infine: nessuno ha mai neppure lontanamente immaginato che di fronte a un nemico che ti aggredisce, devi contare il numero dei suoi proiettili o dei tuoi morti e sparare e uccidere in proporzione: ognuno dei nemici mette in giuoco le sue forze, specialmente dopo aver ripetutamente richiesto al nemico una tregua e averne ricevuto minacce di totale distruzione. Minacce non peregrine, si noti bene. Hamas cerca da tempo un obiettivo spaventoso come una scuola piena di bambini e sarebbe strano che per fermarlo Israele, come scrive il professore Dore Gold sul Jerusalem Post, aspettasse l’orrore per ottenere la legittimità internazionale. Ha aspettato così tanto per rispondere a qualcosa di impensabile, il bombardamento delle sue città, a cui tutti noi, Europei e Americani, non avremmo mai lasciato spazio. 

Da il Giornale del 4 gennaio 2009