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Gli italiani al voto. E l’Unione trema

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Saranno dodici milioni gli italiani che tra oggi e domani si recheranno alle urne per eleggere i propri rappresentanti locali. Gli occhi sono puntati su Verona, considerata l’ago della bilancia per quell’“avviso di sfratto” al governo Prodi che Silvio Berlusconi auspica possa uscire dalle urne nelle amministrative di domenica e lunedì. Ma la chiusura in grande stile, destinata a parlare all’intero Paese, è quella di Genova, dove a confrontarsi – seppur da piazze diverse e in differenti orari – sono il Cavaliere e il suo aspirante sfidante. Quel Walter Veltroni che del “modello Roma” (lo vede solo lui) intende fare il cavallo di battaglia per lanciare la sua Opa e tentare la scalata al Partito democratico a dispetto delle agguerrite resistenze interne.

Verona, dunque. Un importante banco di prova per il centrodestra unito attorno al leghista Flavio Tosi grazie al gran lavoro di diplomazia messo in atto dai vertici nazionali. Obbiettivo, un ribaltamento rispetto alla uscente “giunta rossa” che la Cdl considera non solo determinante per gli equilibri nazionali, ma anche un traguardo a portata di mano. Ne è prova il fatto che negli ultimi giorni in molti hanno iniziato a sbilanciarsi in tal senso, da Roberto Maroni allo stesso Berlusconi che non fa mistero di puntare nella città di Romeo e Giulietta al bis del trionfo palermitano, con la fascia tricolore conquistata al primo turno e la sinistra a leccarsi le ferite doloranti. Non solo: la divulgazione di sondaggi a questo punto della campagna elettorale è bandita per legge, ma il Cavaliere ha fatto chiaramente intendere che di indagini demoscopiche ne girano eccome: danno la Cdl al 57 per cento su scala nazionale, e anche se nessuno osa sperare che Romano Prodi andrà di corsa a casa se i pronostici dovessero essere confermati, è evidente che tutto ciò a sinistra costituirebbe un problema.

A destra lo sanno bene, ma evidentemente la consapevolezza del potenziale tellurico di questa tornata amministrativa (che in tutto coinvolge oltre dodici milioni di elettori) è ben presente anche fra le file dell’Unione. Dove gli “oligarchi” del nascituro Partito democratico continuano nell’opera di minimizzazione preventiva a dispetto di ogni evidenza, mentre gli azionisti di minoranza, a sinistra e a “destra” del Pd, hanno capito che questo è il momento buono per rivendicare maggiore voce in capitolo e indirizzare a Palazzo Chigi eloquenti “pizzini” (politici, s’intende) in vista dell’inevitabile resa dei conti. E’ evidente che il caso Visco, l’impasse sul contratto degli statali e il braccio di ferro sulla destinazione del “tesoretto” non aiutano. E anche se qualcuno ha sperato che il pur polemico Montezemolo potesse “rubare la scena” al Cavaliere, è difficile che questo possa bastare.

Ma il malessere è più profondo. Clemente Mastella avverte che “le valutazioni saranno sicuramente politiche”, Antonio Di Pietro conferma che “sarà un voto politico, eccome”, Enrico Borselli ammette che “se le elezioni non vanno bene possono aumentare le difficoltà e già ce ne sono”, e Oliviero Diliberto infierisce a buon intenditor: “La ricetta sicura perché il centrosinistra perda le prossime elezioni amministrative – dice il segretario del Pdci – è quella scritta dal ministro Tommaso Padoa-Schioppa”. Insomma, comunque vada se ne vedranno delle belle.

%3Cp>La puzza di bruciato è forte, da un capo all’altro della penisola. La fallimentare esperienza di governo del Prodi bis, la mobilitazione in forze del centrodestra e il potenziale effetto domino dell’exploit siciliano non fanno presagire niente di buono per una sinistra che pur di tamponare la possibile emorragia le prova tutte. Al punto che più d’un osservatore non ha mancato di rilevare come il recentissimo anniversario della strage di Capaci, in piena campagna elettorale, sembra aver fornito il pretesto ai cosiddetti “professionisti dell’antimafia”, supportati dalla solita grancassa mediatica, per tornare a spargere veleni sulle presunte connivenze (a senso unico), quasi a voler insufflare nei cittadini il sospetto di una “rinascita” del livello politico di Cosa Nostra riconducibile al risultato elettorale in Sicilia.

L’opinione comune è che saranno le urne a smentire chi cerca di minimizzare o chi cerca invano attenuanti preventive. E se i sondaggi e l’aria che si respira nel Paese non dovessero bastare, c’è sempre il vaticinio del mago Otelma: il centrodestra vincerà a livello nazionale, e anche se Prodi non rassegnerà le dimissioni, il risultato del Partito democratico alla prima verifica elettorale sarà inferiore alla somma dei voti dei partiti che lo compongono. Così ha parlato il “divino maestro”. E con la strizza di questi giorni, c’è il rischio che bastino i suoi pronostici a far saltare i nervi a qualcuno.

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