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“Gli obiettivi per il futuro della Asl sono il rilancio e l’innovazione”

Dal 23 febbraio di due anni fa, quando ha ufficialmente assunto l’incarico – per scelta unanime del Consiglio regionale – tante cose sono cambiate alla Asl di Pescara.

Del resto, tutti puntavano sulla sua professionalità e motivazione. E a voler tracciare un bilancio sul lavoro fatto dal direttore generale Claudio D’Amario, le attese non sono certo andate deluse. Risultato non certo scontato e non certo facile.

Dottor D’Amario, quale situazione ha trovato alla Asl di Pescara quando ha assunto l’incarico di direttore generale?

Ho trovato un’Azienda a cui mancava soprattutto una cosa: un adeguato meccanismo di governance. Abbiamo quindi dovuto fronteggiare una vera e propria deriva burocratica-amministrativa, dovuta al fatto che non c’era un’impostazione del lavoro per processi produttivi. Dall’altra parte, l’utente aveva sviluppato un atteggiamento bulimico e quindi si verificava un eccesso di ospedalizzazione. Tutto ciò ha comportato un grave sbilanciamento economico.

Di qui la necessità di una riorganizzazione

Innanzitutto abbiamo introdotto un nuovo metodo, per obiettivi economici. E quindi il ricorso ad indicatori misurabili attraverso il ciclo delle performance. Questo significa che tutto il personale è sottoposto a una valutazione con conseguente revoca dell’incarico in caso di risultato negativo e, al contrario, di premio per i meritevoli. Ma questo è stato solo il primo passo.

Continui.

All’azienda sanitaria mancava anche un piano industriale, nel senso che non ci si poneva il problema di quali servizi ci fosse effettivamente bisogno. Ogni reparto offriva qualcosa, ma era un sistema zoppo, in quanto non costruito - come deve essere - sui bisogni, ma sull’offerta.

Perché questa situazione?

Perché si partiva dal presupposto sbagliato, ovvero non si considerava che anche la sanità rappresenta un’attività produttiva da organizzare e gestire come tale.

In che modo?

Elaborando un Piano strategico industriale, alla cui base c’è una duplice operazione: definire i bisogni delle strutture ospedaliere ed analizzare le necessità dei territori.

A tal proposito, spesso lei ha sollevato il problema dell’inappropriatezza delle prestazioni sanitarie.

Esattamente. In passato si è fatto un ricorso indiscriminato al ricovero ospedaliero, anche in casi in cui non sarebbe stato necessario. Basti pensare alle malattie croniche o più in generale alle fragilità sociali che si riversavano negli ospedali. Invece è fondamentale distinguere correttamente la prestazione necessaria caso per caso e indirizzare la richiesta altrove, qualora il ricovero non sia indispensabile. Ovviamente ciò comporta il potenziamento di altre strutture, come quelle Rsa.

Per quanto riguarda, invece, la gestione del personale?

Anche in questo settore è mancata una programmazione. Abbiamo perciò investito sulla formazione, attraverso i due canali della formazione “a distanza” e di quella “sul posto di lavoro”. Ci siamo resi conto, infatti, che molti funzionari non avevano le competenze necessarie sulle procedure da seguire, ad esempio sul Codice degli appalti o sugli approvvigionamenti. Studiare l’evoluzione legislativa e i nuovi metodi, come il mercato elettronico, ha certamente contribuito a migliorare il sistema dei controllo dei costi.

In termini pratici in cosa si è tradotto?

Già nei primi sei mesi avevamo realizzato un rientro di 18 milioni di euro. L’anno successivo, nel 2010, non solo abbiamo annullato il debito pregresso ma abbiamo creato le condizioni per ottenere un saldo attivo. Da intendersi, naturalmente, in termini di servizi offerti.

Ottenuto il pareggio, qual è l’obiettivo per il futuro?

Gli obiettivi per il futuro sono il rilancio e l’innovazione. Da perseguire in primo luogo attraverso un vero ricambio generazionale e una rivoluzione del ruolo del primario, il quale deve avere la capacità di fare “scuola”, di valorizzare la sua equipe, dedicandosi ad essa e lavorando esclusivamente all’interno dell’ospedale.

Ha parlato anche di innovazione

Abbiamo in cantiere progetti per l’utilizzo della robotica nella gestione dei farmaci e delle tecnologie informatiche per la digitalizzazione degli esami. In questo modo sarà possibile consultare specialisti anche a distanza. Inoltre, c’è anche un progetto di archiviazione ottica delle cartelle cliniche. Detto questo, è importante sottolineare che una aualsiasi riorganizzazione delle rete sanitaria non può prescindere dal potenziamento del territorio. E’ impensabile risolvere il problema della sanità facendo affidamento solo sulle strutture ospedaliere. La vera sfida, dunque, riguarda la figura del medico di famiglia che deve riconquistare il suo ruolo. E’ fondamentale che i cittadini possano usufruire di prestazioni vicino casa, senza dover necessariamente ricorrere all’ospedale. 

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