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Gli osservatori europei a Rafah vogliono piani di fuga

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“Trovateci una via di fuga in caso che  quelli ci sparino addosso”.

Quelli sono gli uomini di Hamas e di Fatah a ridosso del valico di Rafah, che separa l’Egitto dalla striscia di Gaza e da cui entrano tutti i rifornimenti militari per i terroristi. Gli aspiranti fuggitivi sono gli 80 osservatori scelti dalla Ue, con comando tutto italiano, per vigilare il medesimo valico.

In Israele da una parte sono molto preoccupati per la situazione che si sta creando con gli 80 europei che devono monitorare il valico di Rafah dopo il ritiro unilaterale da Gaza dell’esercito che avvenne a giugno del 2005. Da un’altra se la ridono un po’ sotto i baffi.

La preoccupazione è data dal fatto che l’ammiraglio italiano Giampaolo Di Paola si è visto nei giorni scorsi con il generale capo delle Israelian defence forces, Gabi Ashkenazi, per concordare “piani di fuga” in caso di attacchi dei guerriglieri palestinesi all’unità europea di 80 “monitors” ai comandi  del generale italiano Pietro Pistolese. Il che significa che presto l’ennesima iniziativa europea potrebbe finire e che gli israeliani dovranno controllarsi da soli la frontiera con l’Egitto da cui entrano nei tunnel armi, droga e “altre utilità” per i guerriglieri di Hamas.

Il ridere sotto i baffi invece appartiene alla categoria del “noi ve lo avevamo detto”. Che non fosse uno scherzo vigilare su un valico che da decenni è quello più usato per fare giungere bombe e munizioni ai terroristi era infatti cosa ben nota.

Le strade di fuga studiate a tavolino per ora sono tre: la prima è quella di correre attraverso la frontiera egiziana ma è stata subito scartata perché i soldati israeliani non potrebbero garantire l’incolumità degli 80 intrepidi osservatori una volta in terreno egiziano dove invece potrebbero essere diventare prede da tiro a segno dei colpi di fucile dei cecchini. Altra ipotesi prevede una fuga precipitosa attraverso il valico di Erez, ma implica l’attraversamento di quasi tutta la striscia di Gaza, cosa che esporrebbe a rischi persino maggiori i nostri eroi.

 Resta l’unica soluzione possibile, subito accettata dai comandanti italiani: creare una piccola porta alla barriera antiterrorismo di Gaza per fare in modo che da lì, in caso di attacchi dei terroristi palestinesi, si possa immediatamente riparare in territorio israeliano. Naturalmente, come nel caso dell’Unifil e degli indisarmabili  Hezbollah, queste notizie a consuntivo su come finiscano le iniziative di pace europee le si possono leggere solo sui giornali israeliani. E segnatamente sul Jerusalem Post, che  in data odierna  ha dato conto delle pressanti richieste di aiuto e di assistenza avanzate dagli europei ai soldati israeliani. Che vengono osservati in cagnesco quando sono loro a dovere prendere iniziative repressive contro il terrorismo palestinese e immediatamente denunciati all’opinione pubblica internazionale.

Ma che vengono supplicati come salvatori quando gli europei devono constatare sulla loro pelle di cosa sono capaci gli uomini di Hamas e di Fatah. Per la cronaca infatti solo pochi giorni fa si sono avuti i primi funesti presagi di cosa si stia tramando ai danni degli osservatori europei. Una bomba ad altissimo potenziale è stata intercettata dagli israeliani e le intelligence congiunte si sono trovate d’accordo nel dire che era destinata ai “monitors Ue”. Poi ci sono stati altri episodi con scaramucce e sparatorie subito sedate dal pronto intervento israeliano. Insomma una situazione imbarazzante dal punto di vista politico e molto pericolosa da quello militare.

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1 COMMENT

  1. Mi chiedo come mai una
    Mi chiedo come mai una notizia di questo tipo, e vista la sua gravita’, non trovi spazio sulla carta stampata.
    Ci sono 80 militari Italiani che rischiano grosso e che non hanno nessuna copertura ne’ logistica ne’ politica.
    Se non ci fosse da tremare mi verrebbe da ridere.
    Saranno i cattivissimi israeliani a salvargli la pelle rischiando la loro? probabilmente si, e poi ci sara’ qualcuno che lodera’ i palestinesi per aver volutamente sbagliato la mira.

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