Gli scienziati fanno muro contro gli anti-OGM

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Gli scienziati fanno muro contro gli anti-OGM

Gli scienziati fanno muro contro gli anti-OGM

05 Novembre 2007

Sono ancora pochi i ricercatori ed esperti del settore che
contribuiscono a fare chiarezza sul fronte OGM. Molti ancora ne servirebbero
per arginare la disinformazione dilagante ed il terrorismo mediatico fomentato
dalle associazion anti-
dell’ultim’ora. Ma nell’edizione del Sole 24Ore del 28 ottobre 2007 Norman
Borlaug (premio Nobel per la Pace)
ed altri fanno la loro parte.

Chi lavora
nella ricerca in agricoltura si aspetta un grosso contributo dalle biotecnologie
e, relativamente alla loro applicazione, i Governi sono chiamati a stabilire un
percorso che consenta ed indirizzi prove ed uso di piante geneticamente
modificate. Non leghiamo le mani alla scienza attraverso regolamentazioni
troppo restrittive!(Norman Borlaug).
Basta con la criminalizzazione delle
multinazionali! Nelson Marmiroli sottolinea che le aziende private hanno il
diritto legittimo ad utilizzare commercialmente i risultati delle loro ricerche
ma ricorda anche che ci sono ampi margini per indirizzare queste tecnologie al campo della protezione dell’ambiente, del
disinquinamento ed altri fini socialmente utili attraverso finanziamenti
pubblici,
se un coltivatore potesse
utilizzare mais Bt avrebbe un aumento di produzione pari a 280€ per ettaro, una
riduzione dei costi di gestione di 150€ (perché non dovrebbe usare pesticidi e
macchine agricole costose per spargerli), produrrebbe un mais ottimo dal punto
di vista della sicurezza alimentare, che probabilmente venderebbe ad un prezzo
più alto dei 180€ in quanto adatto per il consumo di categorie più tutelate
come bambini o donne in gravidanza…
ma nonostante l’Unione Europea abbia
autorizzato l’uso di questa varietà di mais in pieno campo e per
l’alimentazione umana, in Italia ciò non è consentito. E le nostre aziende sono
in crisi.

rafforzando, dove possibile, la partnership pubblico/privato per
individuare percorsi di crescita e di rivalutazione delle risorse nazionali. Allo
stesso modo, vanno assistite più da vicino le aziende nazionali che devono
confrontarsi con dinamiche complesse in un processo continuo di adattamento
alle economie mondiali. Potremmo essere parte attiva e non passiva di questi
cambiamenti, potremmo avere uno spazio in un settore, quello agro-almentare in
cui siamo stati leader, ma Roberto Defez con un’analisi fredda e lucida ci
riporta alla realtà delle cose, che dovrebbe farci riflettere…nello scenario attuale,
 se
un coltivatore potesse utilizzare mais Bt avrebbe un aumento di produzione pari
a 280€ per ettaro, una riduzione dei costi di gestione di 150€ (perché non
dovrebbe usare pesticidi e macchine agricole costose per spargerli),
produrrebbe un mais ottimo dal punto di vista della sicurezza alimentare, che
probabilmente venderebbe ad un prezzo più alto dei 180€ in quanto adatto per il
consumo di categorie più tutelate come bambini o donne in gravidanza…
ma nonostante
l’Unione Europea abbia autorizzato l’uso di questa varietà di mais in pieno
campo e per l’alimentazione umana, in Italia ciò non è consentito. E le nostre
aziende sono in crisi.