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Gli snodi critici del Risorgimento

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Piccola replica al professor Dino Confrancesco a proposito di rimbrotti che mi muove nel suo pezzo uscito venerdì su l’Occidentale dal titolo “Lo sport nazionale di abbattere i miti risparmi il Risorgimento”.

Innanzitutto un grazie di cuore per avermi innalzato dall’umile ruolo di semplice cronista e informatore librario a quello di coautore di un testo (Controstoria d’Italia. Fatti e misfatti de Risorgimento) in realtà scritto da Gigi Di Fiore.

A parte il supposto idem sentire fra il sottoscritto e l’autore, il mio articolo si proponeva semplicemente di segnalare alcuni snodi critici  della nostra storia patria che il libro di Di Fiore affrontava. Niente di più, niente di diverso.

Premessa a parte, veniamo al punto. A cominciare dal carattere inedito delle informazioni riportate da Di Fiore a questo riguardo, ha ragionissima Confrancesco: i padri della storiografia novecentesca ne hanno parlato o quantomeno accennato. Il problema, va da sé, non è quindi l’inedito ma la sua interpretazione, ovvero le questioni dello spazio e dell’intonazione. Per capirci di come gli argomenti (assennati, bislacchi oppure semplicemente perdenti) siano stati presi in esame da accademia e da pubblicistica negli anni. Poco o giù di lì.

E’ noto infatti che i cosiddetti vinti non hanno potuto contare, dal 1861 in avanti, su molti avvocati difensori o almeno d’ufficio. Dar loro voce, magari attraverso una voce  discutibilissima, non mi sembra delitto di lesa patria. Qualche ragionuccia, magari per semplice calcolo delle probabilità, la dovevano pure avere quei cattivoni degli antiunitari. Scomodare per un’inezia del genere il gotha della storiografia novecentesca mi sembra perciò esagerato, tanto più che alcuni dei nomi citati dal prof si guardavano fra di loro in cagnesco, in ragione spesso delle divaricatissime letture che proponevano di Risorgimento e  post Risorgimento.

Per esser chiari%2C ad esempio, Omodeo e Volpe, oppure ancora lo storico del Cavuor e quello della Rivoluzione francese, e così via. Insomma, al dunque niente di pacifico e pacificato sotto il sole. Altro che delitto di lesa patria. Quanto al sottoscritto, resta comunque grato per l’attenzione, seppure criticissima, riservatagli.

L’estensore del discusso pezzo, Beppe Benvenuto. 

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