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Dialogo invece che scontro

Gli studenti contro la violenza di piazza non sono “servi del padrone”

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Da Lunedì il testo della riforma Gelmini è al vaglio delle Camere sino al voto finale previsto per questa mattina al Senato. Che l’argomento in questione fosse estremamente delicato lo si era evinto sin dall’accoglienza tutt’altro che calorosa con cui furono salutate le prime bozze del decreto; non a caso una mobilitazione sociale di tale portata non si registrò nemmeno durante le settimane di fuoco del Lodo Alfano.

Dopo fiumi d’inchiostro versati e palinsesti presi d’assalto persiste un dubbio nei confronti del popolo studentesco avverso alla riforma dell’Istruzione Pubblica: quanti di questi giovani conoscono effettivamente il decreto? E ammesso che gran parte lo conosca, quanti tra questi sono in grado di discuterne i punti consci degli effetti che concretamente comporteranno sul nostro sistema scolastico pubblico? Avere la convinzione che la totalità degli studenti contrari alle direttive proposte dal Governo ne ignori i contenuti sarebbe una presunzione indebita e alquanto irrispettosa.

Al contrario, quanti credono che la mozione presentata dal Ministro Gelmini promuova il merito e argini il baronaggio accademico vengono tacciati dal medesimo popolo studentesco che ci esentiamo dal giudicare di essere politicamente impreparati o, nella peggiore delle ipotesi, al servizio di un padrone. Il vittimismo sociale è ormai un fenomeno di vecchia data che ha contagiato da tempo anche il popolo universitario, ma gradiremmo far seguire alla condanna di queste pratiche la fede nell’esistenza di una comunità studentesca disposta a sedersi ad un tavolo armata del solo strumento del dialogo, piuttosto che pronta a scendere in piazza con fare riottoso.

I recenti avvenimenti potrebbero condurci a credere che un eventuale tavolo di discussione con quelle forze a noi politicamente avverse rimarrebbe privo di astanti, ma siamo pronti a scommettere sull’esistenza di giovani con uno spiccato senso critico che vorrebbero sedervi e discutere i contenuti della riforma, dando prova che tutt’oggi è possibile avere un’opposizione pensante e slegata dalle logiche della massa informe degli studenti, talvolta plagiati da professori dalla dubbia etica professionale, talvolta da personaggi politici che hanno tutto l’interesse nel gettare discredito su una proposta che anela ad eliminare determinati privilegi di casta, ricorrendo persino a vere e proprie forme di vilipendio sessista nei confronti della persona del Ministro Gelmini.

Il nostro desiderio è vedere aule universitarie gremite di menti che progettano una “controriforma” piuttosto che una guerriglia urbana. Vorremmo ascoltare rappresentanti d’istituto e di facoltà invitare il popolo studentesco a scioperare con il ricorso ad assenze di massa ingiustificate piuttosto che con l’occupazione, irrispettosa di quanti vorrebbero assistere alle lezioni. Vorremmo poter organizzare un tavolo di dibattito all’interno degli atenei senza dover temere che i nostri ideali mettano a repentaglio la nostra incolumità per mano di chi sarebbe pronto a scatenare una rivoluzione per delegare il potere in mano ad un popolo che non riuscirebbe nemmeno a rispettare.

I grandi progetti celano sempre una grande ambizione: la nostra consiste nel chiamare a raccolta quanti credono che il definirci fascisti e schiavi di un padrone sia un bieco gioco di potere, poiché dietro quelle etichette ingiuriose e mistificatorie vi è un popolo di studenti altrettanto folto, benché meno rumoroso, che vorrebbe instaurare un dialogo nel rispetto del sentire democratico e pluralista.

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4 COMMENTS

  1. Chi guida e chi segue?
    Rimane forte in me la convinzione che gridare le proprie idee non sia il modo migliore per esprimerle, nessuno ascolta mai le parole di qualcuno che urla ma ne sente solo il rumore, rumore di qualcuno che esprimendosi in maniera violenta tenta di sopraffare chi è alla ricerca del dialogo, chi è tollerante verso le idee altrui, chi è aperto alle proposte.
    Il vero problema delle proteste, delle manifestazioni di massa è che non parla più il singolo, che può essere più o meno preparato, più o meno attento al mondo che lo circonda, più o meno convinto delle proprie idee ma parla la massa che notoriamente possiede una propria psicologia spersonalizzante che segue solo e soltanto le parole di un leader. Ora, il leader, fa i suoi interessi politici o porta realmente avanti delle idee? E’ autonomo o è manovrato da chi decide come devono svilluparsi i giochi politici e di potere del paese?

  2. Premettendo che la violenza
    Premettendo che la violenza é SEMPRE deprecabile, vorrei discutere di alcuni punti dell’articolo.

    1)Il dialogo tanto auspicato, tra quali parti politiche o sociali dovrebbe instaurarsi? In seno al corpo studentesco, oppure tra studenti e mondo politico? Messa nei termini dell’articolo, mi sembra una proposta più che altro retorica.

    2)Le idee si basano in genere su fatti, non il contrario. Con questo voglio dire che le conseguenze dirette della legge Gelmini, ovvero taglio di fondi, finta lotta ai potentati baronali e molto altro, non sono interpretazioni della legge, ma la traduzione dal linguaggio del legislatore all’italiano corrente. Anche se tradurre é tradire il messaggio iniziale, tuttavia sulle linee generali della traduzione, se si è in buona fede e non si hanno nè interessi nè tantomeno pregiudizi, si dovrebbe essere tutti d’accordo.

    3) L’autore si é scordato evidentemente che si parla di sciopero solo nel caso di lavoratori salariati. Siccome gli studenti non ricevono salario non possono scioperare. Ma a parte questa formalità, bisognerebbe ricordare che gli scioperi servono per creare un disservizio, al “padrone” o alla società intera. Se gli studenti non seguissero i corsi, non riesco ad immaginare quale fastidio potrebbero causare.

    Spero di aver dato spunti interessanti di discussione, che é alla fine dei conti la cosa più importante ed interessante essa stessa.

  3. Riforma Gelmini
    Argomentazioni condivisibili quelle dell’autore ancorchè, occorre riconoscerlo, questa “riforma” è davvero poca cosa. Ma è consuetudine che ci trasciniamo dietro da decenni, purtroppo…

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