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Gli Usa alla ricerca di uno Zar di guerra

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“La Casa Bianca vuole nominare uno Zar per supervisionare le guerre in Iraq e Afghanistan che abbia l'autorità per dare ordini al Pentagono, al Dipartimento di Stato e ad altre agenzie, ma sta avendo problemi a trovare qualcuno che sia in grado di assumere l'incarico e che abbia voglia di farlo, come riportano alcune persone informate sui fatti". 

Comincia così un articolo del Washington Post a cura di Peter Baker e Thomas Ricks che descrive in maniera impeccabile la ricerca spasmodica di un supervisore che sia in grado di assumersi questa grande responsabilità e che possa far uscire i due conflitti dall'odierna situazione di stallo. L’identikit corrisponde a un generale di alto rango (almeno a quattro stelle) e con tanta esperienza sul campo.

Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Stephen Hadley, ha recentemente comunicato alla stampa che la ricerca si concentra preferibilmente sui militari, ma che non si può escludere la candidatura di un civile. Lo stesso Hadley ha dichiarato di voler invitare due o tre candidati ad un meeting con Bush, Condooleeza Rice, Robert Gates e Joshua Bolten, capo dello staff della Casa Bianca.

Senza esito positivo sono stati già interpellati tre generali in pensione.  “La questione fondamentale è che non hanno idea di cosa c...o stanno facendo...quindi, invece di andare lì, prendermi un’ulcera e ad un certo punto andarmene, ho detto: no, grazie”. Sono le parole del generale John J. “Jack” Sheehan, un ex alto comandante della NATO al quale è stato proposto il lavoro.

A dire la verità, ci sarebbe un ufficiale di alto grado della Casa Bianca responsabile per la guerra. Si tratta di Meghan O'Sullivan, ex bambina prodigio della politica a stelle e strisce, laureata alla Georgetown University e specializzata ad Oxford, ma ha già dato le dimissioni il 2 aprile scorso e poi la sua posizione non prevede la possibilità di direzione del Pentagono. Ecco perché, sulla Pennsylvania Avenue, stanno cercando con tanta foga qualcuno che possa prendere il posto della O'Sullivan ma che abbia ancora più potere, che sia in grado, in pratica, di sussurrare direttamente nelle orecchie del presidente. In questo senso, alcuni bloggers “maligni” stanno già accusando Bush di volersi scrollare di dosso la responsabilità della guerra per addossarla a qualcun altro.

Il fatto è che molti generali che avrebbero il fatidico “physique du role” sono stati già nominati per altre cariche: Petraeus ha preso il comando delle truppe Usa in Iraq a fine gennaio, William Fallon è stato recentemente messo a capo delle forze americane in Medio Oriente e Ryan Crocker è il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq. Ecco, allora, che la lista dei possibili candidati si restringe drasticamente. Infatti, a parte Sheehan, l'ex generale dell'esercito, Jack Keane, e il generale dell’aeronautica in pensione, Joseph Ralston, hanno già declinato gentilmente l'invito.

Il Portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, Gordon Johndroe, sul Washington Post ha confermato che i funzionari governativi stanno considerando l'idea di assoldare un nuovo plenipotenziario che possa monitorare l'andamento dei conflitti: “La Casa Bianca sta vagliando un certo numero di opzioni su come strutturare la direzione dei conflitti in Iraq e Afghanistan alla luce della partenza di Meghan O'Sullivan”. Johndroe ha poi aggiunto che nessuna decisione è stata ancora presa e che non è stata ancora compilata una lista di candidati.

Frederick W. Kagan dell'American Enterprise Institute si è espresso positivamente sulla possibile nomina di un supervisore, mentre Kurt Campbell, un funzionario del Pentagono all’epoca dell'amministrazione Clinton, la vede in maniera diametralmente opposta, chiedendosi perché non si riesca a trovare qualcuno, visto il prestigio derivante dall'incarico.

Secondo Dan Froomkin del Washington Post, non sembra esserci alcuna considerazione all'interno della Casa Bianca per l'opinione pubblica americana che considera quella irachena come una causa ormai persa e che ha fatto già i conti con la calcolatrice, avendo modo di constatare che la spesa per esportare la democrazia sta superando le aspettative. Non solo, tale spesa inizia a diventare “pesante” e agli americani, si sa, non piace molto mettere mano al portafoglio, specialmente quando di tratta di cause ideali. Lo stesso Froomkin ricorda che alcuni critici pensano che nessun individuo possa correggere una politica sbagliata in partenza, ed ecco perché nessuno vuole accettare l'incarico.

Visto che attualmente ci sono 41 generali che possono vantare quattro stelle sulla mostrina e che l'esercito e l’aeronautica ne contano relativamente di più (rispettivamente 12 e 13), ci si potrebbe aspettare che il candidato venga fuori da una delle due.  Azzardiamo qualche nome. Per quanto riguarda l'esercito, tra i papabili vi è il generale David D. McKiernan, attualmente al comando delle forze Usa in Europa e già coordinatore per il Medio Oriente del Forces Land Component Command (CFLCC). Un altro che avrebbe tutte le carte in regola per sedersi sulla “Hot seat” è il generale Charles C. Campbell, che però ha appena assunto il ruolo di comandante dello United States Army Forces Command (FORSCOM) a Forth McPerson. Sempre per rimanere nell'ambito dell'esercito, ci sarebbe poi il generale Benjamin S. Griffin, a capo dell’Army Materiel Command (AMC) e perciò responsabile dello sviluppo del materiale di supporto e della logistica, competenze che farebbero al caso dei conflitti mediorientali.

Per quanto riguarda l’aeronautica, c’è invece il generale Bruce Carlson, un ex pilota con all'attivo più di tremila ore di volo, specialista di sistemi d'arma e attualmente a capo dell'Air Force Materiel Command (AFMC) alla base di Wright-Patterson nell'Ohio. Anche il generale Kevin Patrick “Chili” Chilton, ex astronauta della NASA, potrebbe fare bene, visto che nel 1998, ritiratosi dalla NASA, divenne direttore del Dipartimento affari politici e militari per l'Asia e il Medio Oriente.

In ogni caso, il dibattito sulla di un “War Czar” sta avendo ampia risonanza negli Stati Uniti e in attesa della possibile nomina, vale la pena seguirlo attentamente, considerando la delicatezza della questione.

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