Goodbye Steve, se ne va il guru della nuova religione Apple

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Goodbye Steve, se ne va il guru della nuova religione Apple

06 Ottobre 2011

Per tutti era l’iCeo, il guru, il Dio della nuova religione della Apple. Per l’anagrafe era semplicemente Steve Jobs, nato a San Francisco il 24 febbraio 1955 e morto questa notte nella sua casa attorniato da parenti e amici. Si poteva odiarlo o amarlo, ma non si poteva fare a meno di parlarne.  

Nella sua casa di acquisizione, il quartier generale di Cupertino, hanno voluto ricordarlo con questa foto, che apre il sito Apple:

Impossibile ripercorrerne tutta la carriera come si trattasse di un semplice elenco, preferiamo far parlare le immagini e lui stesso, riportandovi alcuni aneddoti della sua vita.

Il primo riguarda il 1999 al Macworld Expo tra Jobs e l’attore che lo interpretava nel film “I pirati della Silicon Valley”, a lui ispirato. Noah Wyle recitò la parte di Jobs all’inizio del keynote, durante il quale a un certo puntò venì fuori il Jobs “originale” tra gli applausi del pubblico, generandola seguente scenetta.

http://www.youtube.com/watch?v=_KRO5Hxv_No&feature=player_embedded#at=140

Recentemente, su “Fortune”, Adam Lashinsky ha raccontato alcuni aneddoti sulla casa della Mela, e su quanto avviene dietro le quinte. Primo tra tutti la parabola dei neovicepresidenti: si narra che Jobs raccontasse a ognuno come “un giorno il cestino non venga più svuotato regolarmente nel suo ufficio, perciò chiede spiegazioni al suo inserviente e riceve una scusa: i lucchetti sono stati cambiati, e l’inserviente non ha le nuove chiavi. Questa è una scusa accettabile da chi svuota cestini per vivere. L’inserviente spiega perché qualcosa è andato storto. Un vicepresidente non può farlo. “Quando sei un inserviente” dice sempre Jobs ai nuovi vicepresidenti, “scusarsi è importante”. “Ma dall’inserviente al vicepresidente, ad un certo punto le scuse cessano di esistere”. Quel “confine viene attraversato quando si diventa vicepresidenti”.

Siamo nel 2008 ed è da poco stato lanciato MobileMe, un insuccesso per l’azienda soprattutto perché funzionò poco e male agli esordi. Queste alcune battute riportate da una riunione: “Can anyone tell me what MobileMe is supposed to do?” Having received a satisfactory answer, he continues, “So why the f*** doesn’t it do that?”…“Qualcuno sa dirmi a che cosa serve MobileMe?” Dopo aver avuto una risposta soddisfacente, ha continuato “Allora perché c**** non lo fa?”

 

Non è tutto, ecco una piccola ma significativa lista di piccoli aneddoti sul mondo di Cupertino e su i suoi prodotti: val la pena raccontare che in ogni meeting c’è una figura con il cartellino DRI (direttamente responsabile individualmente), che serve a capire a chi rivolgersi ma anche a responsabilizzare i dipendenti.

La Apple, da fuori, può apparire come una setta. Forse anche perché da sempre passa il messaggio che tutti, dal primo all’ultimo collaboratore, siano fermamente convinti delle scelte. Peccato che, a quanto pare, il 90% dei dipendenti non abbia mai conosciuto Jobs.

 

Infine, il perfezionismo che gli viene riconosciuto universalmente. Sembra che Apple abbia contattato l’Orchestra Sinfonica di Londra per registrare le colonne sonore disponibili nel pacchetto di suoni di iMovie e mandato un gruppo di tecnici alle Hawaii per registrare un video demo di una scena di matrimonio.

 

Vogliamo chiudere con le sue frasi più celebri:

“Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario”

 

“Il design di una cosa non è come quella cosa appare o si percepisce, ma come quella cosa funziona”

 

“Non puoi chiedere ai clienti cosa vogliono e poi darglielo”

 

“Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore”

“Stay Hungry. Stay Foolish”.

Goodbye, Steve