Google. Cina, riparte la battaglia per aggirare la censura

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Google. Cina, riparte la battaglia per aggirare la censura

29 Giugno 2010

Riaprendo una polemica sulla censura in corso dall’ inizio dell’ anno, Google ha annunciato oggi che cercherà di restare sul promettente mercato cinese cambiando il modo di accesso ai suoi servizi dopo che quello in vigore da aprile è risultato inaccettabile per le autorità di Pechino.

In un intervento sul suo blog il capo del dipartimento legale del gruppo informatico di Mountain View, David Drummond, afferma che dopo "una serie di conversazioni con funzionari cinesi appare chiaro che essi non ritengono accettabile" il metodo usato negli ultimi mesi. Dalla chiusura in aprile del suo sito in cinese Google.cn, gli utenti cinesi del motore di ricerca americano vengono inviati direttamente sul sito Google di Hong Kong (google.com.hk), che non è sottoposto alla censura delle autorità di Pechino.

La nuova fase della "guerra" tra Google e il governo cinese si è aperta perché domani scade la licenza che permette a Google di operare in Cina e la compagnia deve fare una richiesta di proroga alle autorità. Drummond ha precisato che nella situazione attuale "la nostra licenza di Internet Content Provider (Icp) non verrà rinnovata". "Senza una licenza Icp – ha aggiunto il capo dei legali di Google – non possiamo gestire un sito come Google.cn e Google sparirebbe dalla Cina".

La soluzione proposta da Google è un nuovo sito web, già accessibile dalla Cina, dal quale non è possibile fare ricerche ma è possibile accedere al sito Google di Hong Kong (Google.com.hk) non in automatico ma facendone richiesta, ovvero clikkando su un normale link. Questa soluzione, afferma Drummond, permette a Google di rispettare il proprio impegno a non sottoporsi alla censura cinese rispettando allo stesso tempo le leggi del Paese.

Il rinnovo della licenza Icp verrà chiesto per questo nuovo sito. Non è chiaro se questa soluzione sarà accettabile per le autorità cinesi. Rispondendo oggi ad una domanda in una conferenza stampa a Pechino, il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha sostenuto di non conoscere le intenzioni di Google e si è limitato a riaffermare che la Cina "sostiene lo sviluppo di Internet in accordo con le leggi del Paese".

In Cina la censura blocca l’ accesso ad una serie di siti ritenuti politicamente scomodi dal governo, come quelli dei dissidenti in esilio o dei gruppi filo-tibetani, e alle reti di comunicazione sociale come Facebook, Youtube e Twitter. Google ha deciso di chiudere il suo sito in cinese dopo aver scoperto che gli account di posta elettronica di alcuni dei suoi clienti, dissidenti cinesi e attivisti dei gruppi umanitari, avevano subito attacchi informatici provenienti dalla Cina.

In seguito a questi avvenimenti Google ha perso posizioni sul mercato cinese, che con 400 milioni di utenti è il più vasto del mondo, a beneficio del suo principale concorrente, il locale Baidu.com.