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Gordon Brown sogna un vero mandato popolare

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Elezioni o non elezioni. Questo è il dubbio amletico che si stanno ponendo massmediologi e giornalisti britannici in questi primi giorni di agosto. Ma non è la solita boutade estiva. Perché Gordon Brown, forte dei sondaggi e dell’eco positiva lasciata dalle sue prime cinque settimane a Downing Street, vorrebbe ricevere il mandato direttamente dal popolo, senza aspettare la fine della legislatura, nel 2010. Elezioni anticipate, elezioni subito. Da tenere nel maggio del 2008, se non nel prossimo autunno. “Il Primo ministro avrebbe chiesto al Labour di cominciare la raccolta fondi per finanziare la campagna elettorale”, ha rivelato il Daily Mail, scatenando i media britannici. Non tanto sull’attendibilità dei rumors, quanto sui possibili scenari politici. Tra ricorsi storici e fantapolitica, molti editorialisti inglesi considerano quantomeno “rischiosa” la chiamata alle urne. E chi ha a cuore le sorti del Labour ha già lanciato un appello: “Gordon, non farlo”.

Tutto è nato dal presunto scoop del Daily Mail basato su un promemoria di Philip Gould, lo stratega di Tony Blair, che consiglia “elezioni anticipate dopo un breve periodo di intensa e convincente attività”. Peccato, ha risposto il Guardian, sia stato scritto nel 2005. Ma con un’attività frenetica di governo, tra impegni programmati (viaggio negli Stati Uniti, definizione della politica estera, riforme interne) ed emergenze (terrorismo, alluvioni, afta epizootica) che hanno interrotto le sue vacanze, Brown sta adottando proprio la strategia shock-and-awe consigliata da Gould: ispira ammirazione e riverenza. E “terrorizza” i conservatori.

Per ora sembra riuscirci. Nessuno in Gran Bretagna si aspettava un inizio così convincente di Brown, capace di ribaltare a proprio favore, in 5 settimane, i sondaggi che davano in vantaggio da 6 mesi i conservatori. Ora, invece, David Cameron deve anche scontrarsi con la diffidenza che serpeggia tra gli attivisti del suo partito. Secondo un sondaggio del Conservativehome.blogs.com, il 52% dei tories ritiene “improbabile” che Cameron possa vincere le prossime elezioni. Un dato sconfortante per il leader conservatore, che solo a gennaio godeva dei giudizi ottimistici del 72% dei suoi elettori. 

Brown è da sempre considerato uno stratega, un pianificatore, un workaholic, termine con cui in inglese si definisce chi è un lavoratore maniacale, al limite della malattia. A sorprendere, e a fargli guadagnare consensi, è stata la sua capacità di gestire le emergenze. Dopo i disastri dell’ultimo Blair, il Labour credeva ci volessero almeno un paio d’anni per riacquistare la fiducia dell’elettorato. “Perché mai ricorrere alle urne?”, si vociferava al 39 di Victoria Street. Ora, nonostante le smentite ufficiali, c’è chi vorrebbe andare subito al voto, convinto di blindare la quarta legislatura consecutiva (un record) per i laburisti.

Ma due motivi dovrebbero indurre Brown a non ascoltare il canto ammaliatore delle sirene (elettorali). Primo: gli elettori potrebbero non gradire un ritorno immotivato e superfluo alle urne. Perché hanno già assegnato la loro fiducia ai laburisti, con il compito di governare fino al 2010. Perché rischiare di ritrovarsi con un mandato “proprio”, ma indebolito da una maggioranza ristretta? Secondo: le intenzioni di voto espresse dai sondaggi non sempre trovano conferma nella cabina elettorale. E la storia del Labour è ricca di delusioni ricevute dal ricorrere a elezioni anticipate, a volte precedute da sondaggi trionfalistici: così fu per Ramsay MacDonald (che formò il primo governo laburista nel 1924) e Clem Attlee. Così per Harold Wilson. Così non è stato soltanto per Tony Blair. Che continua a fare ombra al suo delfino.

“Gordon vuole ricevere il suo mandato  - continua a bisbigliare qualche ministro – per avere cinque anni di governo davanti”. Per i quali dovrebbe mettere in gioco la sua carriera politica. Perché potrebbe essere ricordato come il politico che più di ogni altro ha aspettato prima di varcare la soglia del Downing Street n. 10. Ma anche come il più veloce a uscirne.

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