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La settimana parlamentare

Governo al capolinea? Lo capiremo solo vivendo

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Se volessimo nobilitare il periodo politico che stiamo vivendo, diremmo che si è a un passo dall’anarchia politica e istituzionale. Se vogliamo, invece, far prevalere il realismo, diciamo che “qui è tutto un casino”.

Riavvolgiamo il nastro degli ultimi fatti. Sulle “riaperture”, il governo assume una linea dura. Quella che gli consigliano task force “istituzionali” e di “fatto”. Forse si rende conto della rivolta incombente e, per questo, dice alle regioni: se volete fare diversamente, accomodatevi, io però ve l’avevo detto! Della serie: se va bene vinciamo tutti, se va male perdete voi. Le regioni emettono le linee guida. Risultano asimmetriche: in alcuni casi le realtà “più implicate” con la pandemia sono più “aperturiste” di altre dove il virus lo devi invece cercare col lumicino. Preso atto di tanta irrazionalità, le regioni vanno al braccio di ferro col governo. Lo vincono  all’una e mezza di venerdì notte. Ottengono un decreto “unitario”. L’accordo, però, non copre tutti i problemi della riapertura; per regolare gli aspetti “altri” serve anche un dpcm e, di conseguenza, si pone il problema del raccordo tra decreto e dpcm. Altro braccio di ferro. Il risultato è che il dpcm esce alle cinque del pomeriggio di domenica: chi il giorno dopo aprirà ha scarse sei ore e una notte per comprendere e poi rispettare le regole.

Intanto, il decreto “rilancio”, annunziato all’ora più nobile della televisione il 13 maggio, non ha ancora visto la luce (forse qualcuno lo sta ripulendo da eccessive mance non consone ai tempi che stiamo vivendo?). Data l’assiduità col mezzo, la prossima esternazione del Presidente Conte è programmata in “Chi l’ha visto?”. Nel frattempo, l’informativa del Presidente alle Camere sulla riapertura, prevista per martedì pomeriggio, è stata prudentemente rinviata: mai dare al Parlamento un’anticipazione (nemmeno di ciò che è stato annunciato e non ancora pubblicato). Vuoi vedere che quelli della tv se la prendono?

Morale. Il Parlamento dopo questi tre mesi non conta più niente. Il vero contrappeso dell’esecutivo lo esercitano le regioni le quali, per il momento, si muovono un po’ come i CLN dopo l’8 settembre. L’unità conta più della particolarità. Per ora i Presidenti si scambiano gentilezze, effusioni e complimenti in televisione. Anche se hanno interpretato linee differenti. Poi arriverà la “normalizzazione” e ognuno andrà a giocarsi il patrimonio accumulato nel proprio campo: Bonaccini riprenderà l’attacco alla Segreteria del Pd, sospeso “a causa di pandemia”; Zaia interpreterà la Lega di governo e proverà a confinare Salvini in quella di lotta; qualcun altro potrebbe provare a ordinare (o integrare) quello spazio intermedio “così affollato, così deserto”.

In attesa che questi processi si compiano, anche la politica riapre i battenti questa settimana.

Questa settimana dovrebbe essere pubblicato il decreto, e su di esso si potrà così dire qualcosa di definitivo, non basato sulle anticipazioni di stampa o di conferenza stampa.

Questa settimana si discute la mozione contro il Ministro Bonafede dopo le esternazioni di un PM a “non è l’arena” (nel senso che è qualcosa di peggio…). Iniziativa improvvida, di stampo giustizialista (leggere il testo, please) alla quale ha reagito Emma Bonino con un’altra mozione di stampo garantista. Forza Italia ha sottoscritto entrambe. Vedremo come andrà a finire.

Questa settimana, infine, capiremo, forse, le reali intenzioni del governo sul MES. L’ultima è che lo prenderemo solo se lo prende la Francia (Conte dixit): di quelle cose che si possono anche pensare ma che uno statista non dovrebbe mai dire; roba da Consiglio di quartiere.

Questa settimana, insomma, si dovrebbero mettere in ordine problemi e scadenze che ci faranno capire se la maggioranza c’è o non c’è. Al netto delle corde “tirate ma non spezzate” e dei “vorrei ma non posso”. Non è tanto ma comprendere almeno ciò potrebbe essere un argine al disordine politico e istituzionale: un centro di gravità, anche se non permanente, direbbe il cantante.

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