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La formazione dell'Esecutivo

Governo Draghi, da Salvini una mossa dal triplice effetto. E intanto si attende Rousseau

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Lo scoglio tecnico lo ha sollevato il M5S imponendo il voto su Rousseau, ma il vero nodo politico da sciogliere in vista del nuovo Esecutivo Draghi è stato creato dalla mossa di Salvini. Ovvio, infatti, che per i partiti che sostenevano l’ultimo governo Conte sarebbe stato molto più comodo entrare in una cosiddetta maggioranza Ursula depurata quindi dalla componente sovranista, ma la scelta a sorpresa del leader della Lega ha sparigliato le carte creando, a prezzo di un oggettivo disorientamento di una fetta dell’elettorato più radicale poco avvezzo alle mani europee sulla economia italiana, almeno tre dati politici nuovi e potenzialmente favorevoli al Carroccio.

Il primo: con il suo via libera a Draghi, Salvini ha dato una legittimazione europeista alla Lega che, a questo punto, il futuro premier avrà tutto l’interesse a voler rafforzare con ovvi benefici di immagine per il Governo, ma allo stesso tempo importante anche in una futura chiave elettorale per il Carroccio.

Il secondo: l’ex Ministro dell’Interno con la sua mossa è riuscito a mettere in difficoltà gli avversari politici. Non tanto i 5 Stelle, che con la Lega avevano già governato e che vincolano il loro sostegno al governo alla figura stessa del banchiere Draghi e non alla composizione della maggioranza che lo appoggia, bensì l’asse Pd-Leu che al pensiero di dover governare con Salvini sono ora costretti a livello personale a robuste dosi di calmanti e politicamente rischiano di veder crollare il loro consenso, come dimostrano del resto i primi sondaggi.

Il terzo elemento è strettamente connesso al secondo. Con l’ingresso della Lega in maggioranza si complica e non poco il processo che deve portare alla composizione del nuovo Governo. Nell’ipotesi infatti che Draghi opti per un governo politico con i big dei partiti come ministri sarebbe impossibile impedire a Salvini di entrare nell’Esecutivo e a quel punto come potrebbero Pd e Leu stare al Governo con l’odiato Matteo? Non solo, se per soddisfare gli equilibri interni Pd venissero promossi a ministro tre esponenti Dem (Franceschini, Guerini e Orlano per fare i nomi in pole), allora anche la Lega avrebbe tutto il diritto di rivendicare una squadra numericamente simile. E ancora: se al governo politico fosse preferita una squadra di tecnici di area, automaticamente si complicherebbe la vita del Movimento 5 Stelle che ad oggi resta comunque il partito con più deputati e senatori. Probabilmente l’approdo sarà un Esecutivo tecnico-politico, con i tecnici indicati direttamente da Draghi (da Marta Cartabia a Lucrezia Reichlin, passando per Luisa Torchia), ma il dilemma dei nomi e dei profili politici resta il nodo da sciogliere nelle prossime 24 ore.

In attesa si realizzi l’alchimia politica del suo Governo, con i partiti a dire il vero privi di punti di riferimento (a Roma non sono ancora approdati i futuri uomini forti del premier incaricato), Draghi si è preso un giorno in più per le consultazioni convocando domani anche le parti sociali. Un tempo indispensabile per attendere che il Movimento 5 Stelle celebri il suo rito della votazione online il cui esito è vero che dopo l’endorsement di Grillo e Di Maio appare scontato, ma dal quale certamente emergeranno seri distinguo con possibili spaccature nel Movimento.

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