Gran caldo in redazione, giornata dura. Ma l’Oroscopo è dalla mia parte

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Gran caldo in redazione, giornata dura. Ma l’Oroscopo è dalla mia parte

Gran caldo in redazione, giornata dura. Ma l’Oroscopo è dalla mia parte

01 Agosto 2008

È venerdì, primo Agosto, un ottimo giorno! Quest’anno il mese comincia e finisce con un weekend. Anche dal punto di vista astrologico sarà buono: il Sole uscirà finalmente dalla quarta casa finendo di complicare i rapporti con la famiglia, e Marte, saldo nella sesta, attutirà la posizione ostile di Venere.

In questo momento sono in redazione, a lavoro, seduto sulla solita sedia davanti al solito computer. Ma il venerdì qui da qualche settimana a questa parte è diventato una pura formalità e in ufficio sono praticamente solo. Il capo mi ha chiesto se per tutto agosto posso scrivere i “perché astrologici delle cose che succedono nelle faccende politiche italiane e internazionali”. “Basta che leggi il nostro giornale e vedi un po’ su internet. Questo è stato il mese di Del Turco, per domani prepara un trafiletto su questo per esempio. Vedrai, sarà una passeggiata!”. 

Sì, una passeggiata, io di politica non ci capisco niente, mi sono dissociato apposta studiando astrologia. Ma il capo è del Toro, e come tutti i Toro crede che sia sempre tutto facile. Adesso che ci metto su questo Del Turco che non so nemmeno chi è? Allora, Presidente dell’Abruzzo, tangentopoli (e ti pareva!), PD, nato il 7 novembre ’44, è dello Scorpione. E ti credo che t’hanno beccato Del Tu’! Sei dello Scorpione! C’avevi Giove nella casa nemica dell’acquario…! Solo male ti poteva andare questo mese. 

Ah dimenticavo. Io sono Mario Rossi, Ariete, vivo a Roma e lavoro nella redazione di un giornale on line, settore astrologico. Ho 32 anni. 

Bene, è pronto anche l’oroscopo per domani. Questo significa che posso uscire! Saluto i pochi colleghi rimasti nelle altre stanze e sono fuori. Lo sbalzo di temperatura mi fa subito girare la testa. Ogni giorno mi dimentico dell’aria condizionata artificiale dalla quale provengo ed è quasi un trauma! 

Lavoro in centro, e quando esco dall’ufficio non importa che ore siano o che stagione, è sempre pieno di turisti. Oggi ci sono un sacco di belle ragazze nordiche che girano praticamente in mutande per il caldo, e io gli sorrido. Mi incammino in mezzo a loro verso la fermata del 117. In autobus riesco sempre a liberare tutto il sudore che trattengo con fatica in ufficio grazie all’aiuto dell’aria condizionata, quindi sudo sei o sette volte più del normale. Quando arrivo a casa la camicia che indosso si potrebbe strizzare come un panno trovato nel mare. Ma la cosa che mi dà più fastidio sono gli occhiali, che, grazie alla lubrificazione che gli fornisco, prima si appannano, e poi mi scivolano lungo il naso, e le tempie. 

Finalmente arrivo a casa. Abito in una zona residenziale a sud di Roma, al confine tra Ostiense, San Paolo e Garbatella, ma in qualche modo non facente parte di nessuno di questi tre quartieri. Purtroppo non ho i soldi per comprare il condizionatore, quindi a casa mia si muore di caldo. Apro tutte le finestre e mi metto in mutande. Ma non basta. Continuo a secernere sudore senza motivo, anche solo stando immobile nel salone. 

Decido di entrare in doccia. Un bel getto d’acqua fredda è quello che ci vuole, mi dico. E ci resto delle ore. Quando esco è praticamente cambiata la stagione. Il momento tra l’uscita dalla cabina e l’ingresso nell’accappatoio è il peggiore della giornata: lo specchio impietoso mi mostra tutta la mia ciccia immeritata. Io, che vado avanti a insalatine e lotto a petto in fuori contro ogni etto, perdendo, cedendo miseramente ai piaceri della gola che mi spinge ad avvicinarmi al nemico, purtroppo. Ma vincerò! Mi riprometto, perderò venti chili! Guardala adesso questa pancia, Mario, finché c’è ancora, perché poi non la vedrai più. 

Sono un maledetto ciccione. E questa la verità. Un ciccione buzzicone, un ciccia bombardone, e chi più ne ha più ne metta. Mi copro, che nel frattempo si è fatto tardi e devo raggiungere il mio vecchio amico Giovanni per cena con i suoi colleghi all’Eur, in un ristorante messicano. Mi vesto come capita e scendo alla macchina. Giro sei volte intorno all’isolato senza ricordarmi dove diavolo avessi parcheggiato, finché con la tecnica dell’apertura automatica (schiacciare il telecomandino sperando che la macchina si accenda e si manifesti da sola) la vedo segnalarsi al suo padrone. Improvvisamente mi ricordo di averla parcheggiata proprio l’ultima volta, come sempre. 

Corro verso il ristorante. Arrivo trafelato e comincio a cercare Giovanni. Lo cerco ovunque, ma non lo trovo. Cerco il cellulare per telefonargli ma per fortuna lo vedo comparire dall’ingresso: “Mario!” mi dice sorridendo. Ci abbracciamo, poi mi presenta ai colleghi. Ci sediamo a tavola, alcune persone mi chiedono che mestiere faccia, e quando lo scoprono mi chiedono di fargli l’oroscopo. Dopo un po’ però si comincia a parlare del loro lavoro, e dei colleghi che non ci sono, che pare abbiano tutti i difetti del mondo. 

Ordino un’insalata. Ogni tanto quando raccontano qualche aneddoto divertente rido, ma in linea di massima mi sento un po’ escluso dalla compagnia. In più vederli mangiare tutte quelle prelibatezze piccanti mi fa soffrire. Alla fine paghiamo il conto, trentacinque euro a testa. Cavolo per un’insalata, e in più la tortura di vederli mangiare questo mondo e quest’altro. Ci salutiamo tutti affettuosamente e ci ripromettiamo di rivederci presto, magari già la settimana ventura. “Col cavolo!” penso io, saluto Giovanni e vado alla macchina. 

Torno a casa e nel frattempo penso. Come primo giorno di Agosto non è stato proprio il massimo, ma chi se ne importa, mi rifarò. Tanto ho Marte nella sesta casa.