Grazie ai giudici europei l’Inghilterra sta diventando il ‘paradiso’ dei terroristi

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Grazie ai giudici europei l’Inghilterra sta diventando il ‘paradiso’ dei terroristi

16 Febbraio 2011

La Gran Bretagna è diventato il “paradiso sicuro” dei terroristi stranieri. È questo l’allarme lanciato da Lord Carlile, revisore indipendente delle leggi anti-terrorismo del governo britannico, che punta il dito contro la Corte europea dei Diritti dell’Uomo e la Convenzione europea sui Diritti Umani, ree di aver trasformato i territori d’Oltremanica in una zona franca per i sovversivi di mezzo mondo.

Per la Corte, infatti, vige il divieto assoluto e categorico – sancito dall’art.3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, incorporata nella legge inglese – di rinvio di individui verso Paesi in cui essi sono a rischio di tortura o maltrattamenti. In particolare nessuna circostanza, comprese la minaccia di terrorismo o le preoccupazioni per la sicurezza nazionale, può giustificare l’esposizione di un individuo al rischio concreto di violazione dei diritti umani. Il caso Chahal del 1996 è diventato il paradigma del modus operandi del legislatore in questo campo.

Ma quella sollevata dal Lib-Dem Carlile è una questione di notevole importanza proprio perché le notizie delle scorse settimane raccontano un’Inghilterra da allarme rosso in fatto di livello d’allerta terrorismo, passato da “significativo” a “grave” (che si traduce in numeri in un quarto grado su una scala di 5). Dal mese di gennaio gli aeroporti e tutto il settore del trasporto britannico, soprattutto le stazioni ferroviarie di Londra, sono tenute sotto sorveglianza speciale dopo i timori per l’esistenza di presunte cellule estremiste.

Un esempio di come stanno funzionando le cose in Gran Bretagna viene offerto dalla decisione da parte di un tribunale inglese di non estradare Abid Naseer e il suo complice Ahmad Khan Faraz, i due qaedisti che stavano progettando un attentato contro l’Arndale Centre di Manchester durante le scorse vacanze pasquali; i giudici si sono detti contrari a rispedirli in Pakistan perché lì avrebbero subito torture. Una sentenza, quella della Special Immigration Appeals Commission che i critici e il ministro dell’Interno Theresa May hanno definito “oltraggiosa”.

Di fronte ai dati e a questo stato di cose, infatti, la presenza di una sentenza tale, molto spesso usata a mo’ di scudo dai malfattori stranieri, giustifica le preoccupazioni che agitano il partito dei Tory. Dominic Raab, membro del partito Conservatore – che si sta apertamente battendo contro la decisione della Corte di dare accesso alle urne a migliaia di prigionieri – per il collegi di Esher e Walton, ha definito “fuori controllo” il law making dei giudici europei e ha definito inopportuno un intervento tanto invasivo di un tribunale internazionale sulla legislazione nazionale in materia di deportazione, disciplina parentale o di voto per i prigionieri.

Nel tentativo di affrontare la questione, il partito Laburista, ha stipulato accordi con i Paesi che  presentino dubbio rispetto dei diritti umani prendendo nota di quelli in cui non vige un regime di torture per chi vi faccia ritorno. Questi accordi di deportation with assurances (DWA) esistono con Algeria, Libia, Giordania, Libano ed Etiopia. La May si è impegnata a intensificare gli sforzi per aumentare i patti e rimandare, così, a casa più terroristi stranieri ma Lord Carlile, nella sua sesta ed ultima relazione, ha fatto presente che la trattativa di Dwa “è un processo che richiede tempo” e anche in caso di concordato ‘incassato’, non vi è alcuna garanzia che i giudici lo accettino, data la facilità con cui un straniero, con questo sistema, può evitare l’estradizione.

Il governo ha fatto appello alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo perché si valutasse la possibilità di controbilanciare il pericolo di maltrattamenti che un terrorista corre quando rientra nel suo paese d’origine con la minaccia che lo stesso rappresenta per la sicurezza nazionale, in caso rimanesse in loco. Ma la Cedu ha ciecamente rigettato l’argomentazione, non considerando invece il problema che si potrebbe ripercuotere sui cittadini della nazione interessata.

La questione della prevaricazione, in questa materia, della legislazione sovranazionale su quella del singolo stato, oltre che dividere l’opinione pubblica a livello internazionale spacca anche le due principali forze politiche britanniche, con un Labour a sostegno del lavoro dello Human rights e i Tory che lottano per preservare la sicurezza del paese dalle possibili minacce terroristiche rappresentate da una presenza che potrebbe diventare incontrollabile di pericolose ‘microcellule’. Un braccio di ferro che vede i Conservatori – che nella loro agenda politica si pongono l’obiettivo di sostituire la legge vigente con il British Bill of Rights – tentare faticosamente di gridare alla vecchia, cara (e sorda) Inghilterra che si è di fronte a un problema reale.