Grazie al water-boarding, la Cia salvò Los Angeles (o almeno così dice)

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Grazie al water-boarding, la Cia salvò Los Angeles (o almeno così dice)

24 Aprile 2009

La Cia ha ammesso di aver utilizzato il water-boarding (“annegamento simulato”) per costringere a confessare Khalid Sheik Mohammed, uno dei gerarchi di Al Qaeda finito sotto processo a Guantanamo per aver progettato l’11 Settembre. Torture di cui sarebbero stati informati il consigliera della sicurezza Rice e gli uomini dell’amministrazione Bush; Cheney, Ashcroft, Gonzales. Negli ultimi giorni, la Commissione Intelligence del Senato americano ha evidenziato che fu proprio la Rice a ratificare l’ordine di “annegare” Mohammed, sottoposto per 180 volte in un mese a questo tipo di interrogatorio.

Dopo il suo arresto, il gerarca di Al Qaeda non era cooperativo. Era forte, preparato, motivato ideologicamente (ancora oggi dice di voler combattere un "jihad giudiziario" contro gli Usa e chiede di essere condannato a morte). Gli agenti della Cia lo interrogavano e lui rispondeva con un sardonico “Starete a vedere”. Si faceva un baffo della deprivazione sensoriale, delle limitazioni alla sua dieta, di essere svegliato di soprassalto e venire confinato in spazi angusti, altre tecniche che la Cia ha ammesso di aver usato contro i terroristi.

Ma non il water-boarding. Questo perché la Cia aveva imposto forti restrizioni all’uso dell’annegamento, la più estrema forma di interrogatorio prevista dall’agenzia. In una serie di memo inviati da Langley al Dipartimento di Giustizia tra il 2004 e il 2005 si spiega come il water-boarding dovesse essere utilizzato solo nel caso in cui ci fosse il fondato sospetto di un imminente attacco terroristico (per ottenere quegli “High Value Detainee” utili a sventarlo).

Dopo i 180 annegamenti, Mohammed inizia a collaborare. Fornisce i primi nomi di militanti che vengono catturati. Fa intuire che l’attacco all’America non è finito l’11 Settembre. Esiste un’altra cellula segreta di Al Qaeda nel sudest asiatico pronta a colpire nuovamente gli Usa. Nel maggio del 2005, il Dipartimento di Stato viene informato dalla Cia che si prepara una “Seconda ondata” di kamikaze per colpire la “Library Tower” di Los Angeles.  

Le informazioni fornite da Mohammed portano alla cattura del 34enne indonesiano Riduan bin Isomuddin, altrimenti detto “Hambali” (dal nome di una delle scuole di legge islamica fiorite nel XVIII secolo), o anche “il Bin Laden del sudest asiatico” per la sua ambizione di voler creare un pezzo del Califfato tra la Malaysia e le Filippine. La “Cellula Guraba”, composta da 17 membri della Jemaah Islamiyah (JI), è pronta ad attaccare Los Angeles. Mohammed ha confessato di aver fornito lui stesso soldi e mezzi per la formazione e l’addestramento dei terroristi. L’attentato fallisce.  

C’è chi ha messo in discussione questa ricostruzione mostrando delle contraddizioni temporali nella successione temporale dei fatti. Timothy Noah, della autorevole rivista “Slate”, fa notare che ci sono delle dichiarazioni dell’amministrazione Bush relative a potenziali attacchi contro Los Angeles già prima dell’interrogatorio di Mohammed e che quindi, conclude Noah, il water-boarding sarebbe stato inutile oltre che odioso. “Sono successe strane cose in quel periodo”.

Nel 2002 la Casa Bianca credeva che "l’attacco contro la West Coast è stato cancellato e non andrà avanti". Sempre in altri documenti dell’amministrazione emergerebbe che "nel 2002 sventammo un attentato organizzato da Mohammed per colpire l’edificio più alto della West Coast". Ebbene, l’arresto e le successive rivelazioni di Mohammed risalgono al marzo del 2003. Può anche essere che la Cia non abbia spiegato fino in fondo com’è andata la cattura e l’interrogatorio di Mohammed. Fatto sta che prima del waterboarding non era chiaro quale obiettivo sarebbe stato colpito a Los Angeles. E soprattutto la Cia non aveva arrestato i quaedisti della "Gura Cell". Dopo sì.