Grillo e la clandestinità, una questione di voti

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Grillo e la clandestinità, una questione di voti

10 Ottobre 2013

Grillo e Casaleggio hanno denunciato i “dottor Stranamore” di M5S (Buccarella e Cioffi) colpevoli di aver presentato in parlamento l’emendamento che abolisce il reato di ingresso e soggiorno clandestino introdotto dalla Legge Bossi-Fini. L’emendamento è stato votato dal Partito democratico e da Sinistra Ecologia e Libertà. “Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l’abolizione del reato di clandestinità”, scrivono sul blog Grillo e Casaleggio, “presente in Paesi molto più civili del nostro, come Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico”.

Risultato, Bucciarelli rivendica l’emendamento e i gruppi parlamentari grillini vanno in silenzio stampa fino all’incontro chiarificatore previsto per stasera. Oltre a confermare il liderismo di 5 stelle (caratteristica comune a tanti movimenti italiani dalla fine degli anni settanta ad oggi), le parole di Grillo e Casaleggio ricordano quanto teorizzato ormai qualche anno fa dal Capocomico sulla “sacralità dei confini della patria”. Grillo definì i Rom “un vulcano, una bomba a tempo che va disinnescata”, riproponendo il tema, strategico non solo per M5S, della sicurezza interna e dei nostri confini.

Allora come oggi, però, più che una compiuta visione o strategia politica sul tema della immigrazione, quello che sembra stare a cuore ai dioscuri di M5S (e non solo a loro, purtroppo) sono i voti degli italiani. Non siamo degli ingenui e sappiamo quanto valgono nelle urne parole d’ordine come “sicurezza” (non è una parola vuota); sarebbe stupido oltre che elitario mettere un tappo agli umori che salgono dalla (presunta) pancia del Paese. Bisognerebbe però interpretarli e indirizzarli, quegli umori, senza reprimerli, ma per farlo non basta ragionare solo in termini di consenso come fanno Grillo, Casaleggio e molti altri.

Interrogarsi sui presupposti di applicazione della Bossi-Fini (e Maroni) non è un delitto. Il pacchetto sicurezza ricordiamolo riguarda tutti coloro che si trovano illegalmente sul territorio italiano, clandestini entrati senza un permesso di soggiorno, espulsi, cittadini comunitari allontanati dai nostri confini, immigrati che in generale hanno fatto scadere il loro permesso. Ed è su questo punto che si potrebbe ragionare su forme di depenalizzazione della legge, senza stravolgerne l’impianto, senza eliminare il reato, ma operando per esempio una distinzione tra chi è già presente in Italia da anni, aveva un permesso di soggiorno, ma l’ha perso non avendo più in lavoro e cadendo in clandestinità (è un trend nazionale) e gli irregolari entrati nel nostro Paese e rimasti tali.

I primi magari dopo aver iniziato un percorso di integrazione hanno imparato la nostra lingua, si sono sposati, hanno avuto dei figli, aspettano fiduciosi la cittadinanza, e vanno quindi aiutati a ricollocarsi, a trovare di nuovo un lavoro. Gli altri non si integrano, non emergono, finiscono per alimentare la schiavitù del lavoro nero, magari delinquono e vanno a riempire i Cie (con l’emendamento proposto dagli Stranamore questi luoghi necessari ma pieni di disperazione sparirebbero?). Nei giorni scorsi è stato il presidente Napolitano a usare la parola “depenalizzare” per ridare un senso a tanti ambiti della giustizia italiana. Proviamo a preservare i percorsi individuali positivi, dunque, difendendo i diritti delle persone che si sono rese protagoniste di quelle storie d’integrazione (riuscite), senza cadere nelle retoriche particolaristiche e a volte illiberali di chi intende solo difendere il proprio tesoretto elettorale e governare in modo verticistico il proprio movimento.