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Botta e risposta

Grillo, i radicali e la cultura della morte

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Botta e risposta su eutanasia e cultura della morte tra Beppe Grillo e i radicali. Il primo prende le distanze dagli eredi di Pannella, accusandoli di inseguire le disgrazie: "Dove ci sono i radicali ci sono disgrazie, referendum per morire, per divorziare, per uccidere o aiutarsi a uccidersi ci sono loro", scrive il leader 5 stelle, e commenta: "Non possiamo fare la loro fine".

Eppure i rappresentanti pentastellati alla Camera hanno tenacemente lottato fino all'ultimo a favore dell'eutanasia, tentando perfino di cancellare la stessa parola "vita" dai pochi luoghi del testo di legge dove era stata inserita. Ma evidentemente Grillo ha ritenuto, in vista di un avvicinamento alla Chiesa, di marcare la differenza.

Risponde immediatamente Marco Cappato, piuttosto irritato dall'attacco a freddo, che ribatte all'affermazione di proclamare "l'ideologia della fine" con l'accusa di clericalismo :

"Il riferimento ideale e non ideologico della nostra lotta politica è la libertà e quindi la vita, perché non può esistere una vita imposta dallo Stato, senza libertà. Confondere tutto ciò con un ideale di morte è evidentemente il frutto di vecchi fantasmi, ossessioni e paure per le quali Grillo si inserisce, non ultimo, in una vecchia tradizione oscurantista, clericale e proibizionista".

Nello schieramento che si batte a favore dell'eutanasia si litiga dunque per scansare l'etichetta di portatori di morte.

 

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2 COMMENTS

  1. Dopo aver letto il citato
    Dopo aver letto il citato Post di Grillo mi si illuminano le parole di Papa Francesco (che – sic – da queste colonne sembra scomparso), quando sinceramente e solidamente afferma “Chi sono io per giudicare?”. La vera sfida di questi tempi e’ filtrare i ragionamenti confusi e fallaci da quelli che parlano a tutti, non solo alla propria setta.

  2. Quante acrobazie verbali per
    Quante acrobazie verbali per evitare di dire la VERITÀ !
    I propugnatori della morte tranquilla ootganizzata dal governo, come i sostenitori dell’aborto (omicidio legalizzat e rituale di nascituri) sono senza obra di dubbio propagandisti della morte. Allo stesso modo i fomentatori delle guerre, coloro che trovano necessaria la “riduzione della popolazione mondiale”. Coloro che tacciono sulle “scie chimiche” cioè sulla spruzzature di veleni nell’ aria, nelle acque, sulle colture e sull’uomo, che altro sono se non propagandisti della morte?
    Nè i Carabinieri, nè la Polizia, nè i giornalisti danno troppo peso alla scomparsa in Italia di quattro mila bambini ogni anno?. Dove vanno a finire?
    Un giudice coraggioso aveva denunciato pubblicamente le responsabilità della magistrura su fatti criminali di odiosa incredibile ferocia e depravazione satanica su bambini all’interno della Cecchignola, cittadella di militari e magistrati di Roma.
    L’uomo, un giudice molto stimato, venne accusato di essere impazzito o squilibrato e fu proposto per un trattamento obbligatorio in manicomio.
    Che facciamo, gentili amici, vogliamo negare i fatti e coprire i crimini e le responsabilità delle “autorità” persino sollevandoli dall’etichetta di “cultori della morte”?
    Ma che altro sono questi disgraziati?
    Eliseo Malorgio

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