Grillo vede due Italie ma ne esiste una sola

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Grillo vede due Italie ma ne esiste una sola

21 Settembre 2007

Beppe Grillo
immette molte ragioni nella sua frenetica e sudata predicazione ma commette un
errore fondamentale. E’ convinto che esista una netta separazione tra società
politica e società civile, dove la prima raccoglie la sentina di tutti i mali,
mentre la seconda è il luogo della palingenesi e della purificazione. E’ un errore
che con diverse proporzioni hanno commesso in tanti tra i populisti e demagoghi
che hanno calcato le scene di questo e di altri paesi con esiti che vanno dalla
tragedia al rapido oblio.

Grillo
guarda le piazze plaudenti che accorrono ai suoi comizi ed è convinto che
quella sia tutta energia positiva, sprigionata dal cuore del paese contro un
paese senza cuore. Se invece guardasse uno ad uno i suo adoranti spettatori
vedrebbe molte cose diverse. Vedrebbe anche persone che parcheggiano in seconda
fila o all’occorrenza nei posti riservati agli handicappati; vedrebbe piccoli e
grandi evasori fiscali, da quelli che non fanno fattura a quelli che non la chiedono;
vedrebbe raccomandati, assenteisti, abusatori edilizi, bugiardi di vario ordine
e grado; vedrebbe drogati e puttanieri, mariti e mogli infedeli; vedrebbe
quello che bara al concorso pubblico e il finto invalido, quello con due
pensioni e quello col doppio lavoro. Insomma vedrebbe una massa di persone che
dà fondo finché può ai piccoli e grandi
privilegi che gli si presentano, agli stratagemmi e alle furberie che la sorte
gli ha messo a disposizione.

Trasportati nel
mondo della politica, come Grillo pensa di fare con sue liste del Vaffa,
ciascuno troverebbe il modo di “upgradare” i privilegi e le furberie della sua
condizione precedente. Ne sa qualcosa Antonio Di Pietro, che prima di lui,
anche se con meno clamore, ha cercato di portare gli onesti e puri cittadini
agli altari infetti della politica.

E’ già
pronta la concorrenza tra chi ha la lista più “Vaffa” degli altri; i grilliani
della prima ora nutriranno presto sospetti verso quelli saliti sul carro già avviato;
qualche eletto, debitamente incoraggiato passerà al nemico; qualcuno vorrà ad
ogni costo diventare assessore; ci scapperà qualche viaggio in auto blu, un
nipote fatto portaborse, una mazzetta che non si nega a nessuno, un
appartamento a prezzo d’affezione. Si faranno vedere i riciclati, salterà fuori
qualche precedente dimenticato e chissà cos’altro.

Grillo, nel
migliore dei casi, passerà il suo tempo a mettere e togliere timbri di
legittimità a questo o a quello tra i suoi affiliati; a rincorrere i titoli dei
giornali che godranno nel mettere alla gogna ogni “grillino” che sbaglia e a fare
laconiche dichiarazioni del tipo: “ho fiducia nella magistratura”.

I più
avvertiti o i meno infervorati tra i suoi lo sanno e lo scrivono delusi sul
blog: è troppo presto, hai sbagliato, stai diventando come loro, se lo avessi
saputo non sarei venuto, e altri messaggi del genere. E lui che sostiene che “il
web è la vera democrazia perché non mente mai”, non dovrebbe sottovalutarli.
Così come non dovrebbe sottovalutare le torme scalmanate di sostenitori che
insultano e minacciano, sempre sul web, chiunque critichi il loro beneamato
leader.

Grillo non
ha portato in piazza un popolo vergine o un esercito di alieni. Ha trascinato
con se gente normale, che ogni giorno fa i conti con se stessa e con i mille
compromessi che la vita gli impone. Odiano i politici perché in essi
riconoscono le stesse debolezze e gli stessi vizi che infestano le loro
giornate. Li vorrebbero migliori per essere migliori, ma non è buttandoli giù
dal trono e prendendo i loro posto che cambiano le cose. Il legno dell’umanità è
storto dalla base alla cima.

Certo che
tra le folle grilliane c’è anche un sacco di bravissima gente. Gente
onesta,
che lavora e sogna un’Italia migliore. Ma di questa gente ce n’è anche
 tra i politici, benché  si rischi di essere linciati nel dirlo. La
“società
politica” è solo un concentrato di quella civile, del suo meglio come
del suo
peggio. E non, come crede Grillo, il frutto di un parto demoniaco.