Guantanamo. Stati Uniti ed UE si incontrano per decidere sui detenuti

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Guantanamo. Stati Uniti ed UE si incontrano per decidere sui detenuti

16 Marzo 2009

L’incontro, previsto per oggi a Washington, viene definito un’opportunità "per chiudere insieme una pagina nera" della lotta al terrorismo, come sottolineato da Jacques Barrot, commissario europeo per gli Affari interni e Giustizia che guida la delegazione. I colloqui vengono definiti un "passo cruciale" da fonti sia statunitensi che europee, scrive oggi il New York Times, sottolineando come l’eventuale raggiungimento di una posizione comune europea poi faciliterebbe le decisioni dei singoli paesi. In molti, compresa l’Italia, hanno offerto il loro aiuto all’amministrazione americana per chiudere Guantanamo, accogliendo alcuni dei detenuti che Washington, una volta chiuso il campo di prigionia, non saprebbe dove mandare.

Contemporaneamente però, si esprime preoccupazione circa il riserbo che ancora copre i dati sensibili dei prigionieri, e si ricorda come impegni concreti possano essere presi solo in seguito alla diffusione di dettagli completi e precisi sui prigionieri, definiti, già da esponenti dell’ex amministrazione Bush "come i peggiori tra i peggiori" mai rinchiusi a Guantanamo.

Ma il meeting sarà anche l’occasione per discutere su quale status dovranno avere gli ex prigionieri e, almeno da parte europea, porre dei limiti. "Comprendiamo che voi avete un grande problema – afferma un diplomatico europeo – e apprezziamo il fatto che il presidente Obama voglia chiudere Guantanamo: ma questo non significa automaticamente mettere tutti i detenuti rimasti su un aereo per l’Europa". Gli europei arrivano quindi a Washington con una disponibilità di fondo ma anche molti interrogativi e dubbi tra i quali – sottolinea il quotidiano newyorkese – quello sulla necessità e modalità di un monitoraggio degli ex detenuti trasferiti sul proprio territorio nazionale, sulla possibilità di loro movimenti all’interno dell’Unione o di inziare presso i tribunali dei paesi ospitati ricorsi per maltrattamenti contro gli Stati Uniti.

L’amministrazione Obama sta lavorando anche ad un piano, che in due fasi dovrebbe portare verso l’obiettivo annunciato di chiudere il campo di prigionia entro la fine dell’anno: in primis vedere quali siano i detenuti che possono essere processati negli Stati Uniti e successivamente lavorare per il trasferimento degli altri. Dei 241 detenuti che ancora si trovano a Guantanamo, si stima che circa una sessantina (il 25%) si trovano in una situazione delicata e non potranno far ritorno al loro paese d’origine dove rischierebbero – come nel caso degli uiguri in Cina – persecuzioni ed abusi.

Ricollegandosi al secondo punto del programma di Obama, da tempo in Europa si insiste perchè gli Stati Uniti si dichiarino disponibili ad accettare di farsi carico di alcuni detenuti. Esattamente quello che l’amministrazione americana chiede all’Europa: "Siamo pronti ad aiutare, ma Guantanamo è una responsabilità americana: non diciamo che sia una condizione assoluta, ma sarebbe più facile se l’amministrazione americana fosse disponibile a prendere qualche detenuto", spiega un diplomatico francese, facendosi portavoce del pensiero di altri dell’Unione. A tal proposito, rivela il Times, dal dipartimento di Stato si spiega che la Casa Bianca sta valutando la possibilità che qualcuno degli ex detenuti possa essere accolto negli Stati Uniti, proprio per dare un segnale importante all’Europa.

Inoltre, si è cambiata completamente la strategia usata dall’amministrazione Bush per cercare di convincere gli europei ad accogliere ex prigionieri. "Siamo meno impegnati a cercare di dimostrare che queste persone sono detenute giustamente", spiega un alto funzionario del dipartimento di Stato, ricordando come ai tempi di Bush si chiedeva di prendere in carico dei sospetti terroristi di cui pubblicamente e ripetutamente si affermava la pericolosità.

A margine dell’incontro arrivano le dichiarazioni di Mitch McConnell, leader della minoranza repubblicana al Senato: "Neanche un singolo detenuto è scappato per uccidere o colpire innocenti: Guantanamo è soprattutto sicuro e distante dalla popolazione civile". È questo uno degli argomenti portato contro la decisione di Barack Obama di chiudere il campo di prigionia a Cuba, sottolineando quanto le "alternative al vaglio siano pericolose" ed esprimendo l’auspicio che, "dopo aver ripensato alla scadenza artificiale del ritiro dall’Iraq, il presidente Obama cambi idea anche su Guantanamo". Per il repubblicano poi, nel campo di prigionia definito dalle associazioni umanitarie il "buco nero della legalità",i  "detenuti sono trattati bene: ricevono tre pasti al giorno, possono pregare cinque volte a giorno, ricevono ed inviano posta ed hanno una biblioteca con 12mila volumi in 19 lingue, tra i quali il più letto è ‘Harry Potter’ in arabo". "Guantanamo non è Abu Ghraib – aggiunge – ed uno degli inviati europei nel 2006 l’ha definita una prigione modello, migliore di quelle in Belgio". "Mentre alcuni sostengono che continuare a tenere i combattenti nemici danneggi il nostro prestigio, ogni piano per il loro rilascio o trasferimento deve rispondere ad una semplice domanda: manterrà gli americani sicuri come ha fatto Guantanamo?" scrive ancora il repubblicano che ricorda come molti dei rilasciati siano tornati ad attività terroristiche. E che è del tutto impraticabile e pericolosa l’idea di trasferire i detenuti che dovranno essere processati in carceri di massima sicurezza sul territorio nazionale.