Guantanamo. Washington valuta modificare norme delle commissioni
06 Giugno 2009
di Redazione
L’amministrazione Washington starebbe considerando la possibilità di una modifica alla legge sulle commissioni militari a Guantanamo per consentire ai detenuti che rischiano la pena di morte di dichiararsi colpevoli evitando un processo pieno. Lo scrive oggi il New York Times, spiegando che se così fosse i procuratori militari non sarebbero costretti a diffondere i dettagli degli interrogatori cui i detenuti sono stati sottoposti ed in cui si è fatto ricorso alla tortura.
La proposta di legge verrà sottoposta al Congresso, si legge sul quotidiano che spiega come il contenuto del testo non sia stato pubblicamente divulgato ma fatto circolare confidenzialmente. Il ministro della Difesa Robert Gates lo avrebbe ricevuto da una task force dell’amministrazione sui detenuti. La proposta faciliterebbe quello che è stato riconosciuto essere un compito difficile per il governo, chiamato a processare persone che hanno confessato reati di terrorismo ma i cui casi presentano difficoltà.
Si ritiene che la maggior parte delle prove a carico degli uomini accusati degli attentati dell’11 settembre – e lo stesso vale per altri detenuti – sia stata raccolta nel corso di confessioni emerse al termine di duri interrogatori nelle prigioni segrete della CIA, scrive il New York Times. In qualunque procedimento giudiziario, l’attendibilità di quelle dichiarazioni verrebbe contestata, rendendo così i processi difficili.
Ma – diversamente da quanto accade nei tribunali civili federali e nelle corti della maggior parte degli stati che prevedono la pena capitale – il diritto militare, cui si ispirano le norme che regolano le commissioni militari non prevede per i membri delle forze armate che rischiano la pena capitale la possibilità di dichiararsi colpevoli. Anche per garantire la massima equità laddove esiste la possibilità di un’esecuzione, i procuratori delle corti marziali devono provare la colpevolezza dell’imputato nel corso di un processo anche contro chi volesse dichiararsi colpevole.
