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La catena di montaggio del terrorismo

Guerra infinita. Uno sguardo alla “next generation” di Al Qaeda

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Nel corso di quest’anno Al Qaeda è stata ridotta a un “prodotto” del militarismo occidentale e ci si è chiesti pomposamente se “il terrorismo l’abbiamo estirpato o piuttosto esportato noi”, come ha fatto il regista Morgan Spurlock nel docu-film Che fine ha fatto Osama Bin Laden? A ridimensionare il pericolo del network islamista ha contribuito il ben più autorevole direttore di Newsweek – Fareed Zakaria – che in controverso editoriale di qualche mese fa annunciava la sconfitta di Bin Laden grazie a un generale ‘risveglio’ del mondo islamico moderato.

Infine ha preso corpo l’ipotesi che la leadership terrorista dopo anni di bastonate sia ormai incapace di assolvere al suo ruolo storico, organizzare attacchi su vasta scala contro i Paesi occidentali, e quindi costretta ad affidarsi a “lupi solitari” fortemente radicalizzati e disposti a compiere attentati in modo indipendente dalla Base. Ed è così che le autorità e la grande stampa americane hanno accolto, a caldo, l’attacco sventato alla metropolitana di New York del 2009 e quello fallito di Times Square del Natale scorso.

Ma  la carneficina avvenuta in Uganda subito dopo i Mondiali in Sudafrica – oltre settanta i morti – ha ricordato quanto sia pericoloso il terrorismo di matrice islamica. Proveremo a dimostrare che è impossibile prevenire e sventare le trame islamiste sul suolo occidentale senza presupporre l’esistenza di un framework del terrore ben più largo e complesso che recluta, sostiene e appoggia gli operativi sul campo. Questo gruppo dirigente continua ad avere come obiettivo primario quello di colpire l’America, i suoi interessi e i suoi alleati nel mondo, ma siamo di fronte a una nuova generazione di leader ancora invisibili al grande pubblico, e pronti a ricevere il testimone dal “grande vecchio” dopo aver assunto e assolto una serie di ruoli chiave nella Guerra Santa contro "Crociati e Sionisti".

Leggi il paper dedicato alla "New Al Qaeda" sul sito della Fondazione Magna Carta

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3 COMMENTS

  1. Abbiamo finanziato e
    Abbiamo finanziato e costruito al qaeda, dalla guerra ai sovietici in Afghanistan alle torri gemelle, la nostra mano occidentale ha sostenuto, animato e addestrato gli estremisti, ovunque.
    Ora la gente paga un prezzo alto, intere generazioni di giovani, asserviti ad un falso valore come “la patria” e costretti a morire in teatri di guerriglia impossibili da risolvere militarmente, sono la carne da cannone (la cui volonta’ e’ privarsi di una propria volonta’, nell’accettare il signorsi’ del mondo militare) dell’industria bellica, vera responsabile della tensione internazionale e della guerriglia diffusa. Puah…facciamo schifo, altro che…

  2. Punti di vista
    Non riesco a capire il punto di vista di Anonimo, mi sembra veramento molto ristretto.
    1) In una qualsiasi situazione si favoriscono le componenti che possono dare, a ragione od a torto, dei vantaggi (rimanedo sull’argomento è risaputo che il terrorismo degli anni 70-80 in europa fu sostenuto e finanziato dall’URSS. Ma il discorso rimane valido in un gruppo di amici, in una società sportiva, etc…). Poi nel tempo le situazioni evolvono e ci possono essere anche grossi svantaggi.
    2) Le guerre che l’occidente combatte al giorno d’oggi sono condizionate dall’opinione pubblica, solo 50 anni fa sarebbero finite in breve tempo. Che sia un bene od un male è un punto di riflessione non banale.
    3) I soldati che combattono queste guerre lo fanno sostenuti dalla convinzione morale ed etica che a guerra finita la situazione potrà essere migliore (o forse qualcuno preferisce brutali dittature assassine della libertà ?).
    4) Gli ultimi che vorrebbero essere coinvolti nelle guerre sono i militari (non è difficile da capire, no?) che invece sono chiamati a combatterle mentre gli altri se ne stanno comodi a casa seduti sul divano a sentire la musica, ne godono i vantaggi e poi (che è di moda) criticano pure.
    5) Fin dai tempi di Troia i motivi per combattere le guerre non sono solo etico-morali, figuriamoci ora, ma ben prima dell’industria bellica, metterei i mercati finanziari (quante guerre scoppiate per il commercio ?), e al giorno d’oggi prima ancora gli interessi del mercato bancario.

  3. @baccanale
    1)la tua analisi sembra essere una conferma. Non capisco dove tu voglia arrivare… 2)sono condizionate forse anche meno che in passato, dato che il lavoro che si fa a monte è proprio sull’opinione pubblica 3)sostianzalmente direi che la pagnotta e le cospicue entrate della trasferta fanno la parte del leone. Molti militari che vanno in zona di guerra se ne fregano se si tratta del Congo o del Tajikistan o di quello che preferisci… tanto ne ignoravano l’esistenza comunque, prima di sapere che a missione conclusa potranno pagare il mutuo o comperare l’auto dei loro sogni. 4)No. Non è difficile da capire… loro stessi se ne starebbero volentieri sul divano a casa loro se il governo gli facesse giungere le trasferte di cui prima. 5)alleluja!

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