Guido De Ruggiero, la coscienza etica del liberalismo

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Guido De Ruggiero, la coscienza etica del liberalismo

11 Maggio 2008

La parabola intellettuale di Guido De Ruggiero (1888-1948)
si svolge nel campo magnetico culturale dell’idealismo italiano, dove occupa un
punto intermedio variabile tra Giovanni Gentile e Benedetto Croce. La filosofia
gentiliana fu, per il giovane De Ruggiero, una sintesi teorica cui ispirarsi ma
che, al tempo stesso, offriva un parametro di impegno civile e di fervore
etico, di cui è difficile, oramai, cogliere il fascino. Dopo i giovanili
entusiasmi, però, sarebbe sopravvenuto un ripensamento e un progressivo
distacco dall’attualismo. L‘avvento del fascismo avrebbe fissato
definitivamente questa lontananza. In tale percorso, quasi naturalmente, ci fu
un avvicinamento a Croce. Pure, se nel magistero crociano De Ruggiero seppe
trovare uno stimolo perenne, egli coltivò con tenacia un personalissimo
percorso di ricerca.

Per seguire nel dettaglio la complessa vicenda di De
Ruggiero, è di grande aiuto un recente volume di Maria Luisa Cicalese (L’impegno
di un liberale. Guido De Ruggiero tra filosofia e politica
, Firenze, Le
Monnier, 2007, € 25,00). L’autrice vi ha raccolto e ordinato vari saggi già
pubblicati nell’arco di oltre un ventennio. Per quanto di origine miscellanea,
però, il volume ha una sua unità che si percepisce con nitore. Per tratteggiare
sinteticamente la visione del mondo deruggieriana la Cicalese parla di
“storicismo etico”. Si tratta di una formula che rivela tutta la sua
pregnanza se la applichiamo a un caso particolare. Studioso del liberalismo, De
Ruggiero fu attratto dai dibattiti anglosassoni del primo dopoguerra che, sulla
scorta di Hobhouse, volevano un liberalismo non elitario ma aperto ai ceti meno
favoriti. Pure, lo studioso napoletano, non cedette mai alla lusinga del
collettivismo sotto qualunque forma esso si presentasse (socialismo, comunismo,
statalismo) tenendo ferma sempre una forte connotazione individualistica.

Nella seconda parte il libro presenta una ricca
sezione antologica. Una scelta di articoli dell’ultima felice stagione (tra il
1944 ed il 1948), quando De Ruggiero poté tuffarsi, con entusiasmo e vigore,
nella lotta politica dell’Italia tornata alla vita libera dopo una guerra
disastrosa. Quasi a completare idealmente questo volume va segnalato anche un
altro testo deruggieriano recentemente proposto all’attenzione degli studiosi.
Si tratta delle dispense del corso universitario del 1944-45 che sono state
pubblicate con un’accurata introduzione critica (G. De Ruggiero, Lezioni
sulla libertà
, a cura di F. Mancuso, Napoli, Guida, 2008, € 14,30).

La lettura parallela degli articoli, scritti sulla
base di sollecitazioni dell’attualità, e del corso universitario, in cui si
riversavano in forma sintetica le sue riflessioni teoriche, consente di
cogliere in modo plastico la concezione del mondo di De Ruggiero e di
apprezzarne le molteplici sfaccettature.

Il corso universitario (che riprende alcune parti
della sua opera più famosa, La storia del
Liberalismo europeo
), comincia da quelli che possiamo chiamare i massimi
sistemi:  la questione del libero
arbitrio e il senso e il significato della libertà morale. Questa trattazione
viene completata da una lunga confutazione, ricca di esemplificazioni storiche,
del determinismo. A partire da questa base alta segue poi un capitolo sulla
libertà civile. Ed è solo a completamento dell’esposizione che troviamo un
altro capitolo sulla libertà politica. In altri termini, per De Ruggiero la
libertà politica non è l’affermazione immediata di pulsioni soggettive, ma
presuppone la coscienza etica dell’individuo. Questa concezione austera della
libertà filtra anche negli interventi politici, informando la polemica
corrente. Le coordinate entro cui si collocano questi scritti giornalistici
deruggieriani sono quelle dell’immediato dopoguerra. Sul piano internazionale la
guerra fredda è lo scenario di fondo che riallinea le posizioni politiche. Tale
cornice d’insieme condiziona e orienta anche le posizioni di politica interna.
Da un lato, e siamo sul versante culturale, sta la necessità di contrastare il
prestigio del comunismo offrendo una visione del liberalismo aperto alle
riforme sociali. Sul piano più squisitamente politico c’è la volontà di creare
una terza forza laica che, per quanto solidale nelle scelte di politica estera,
non si appiattisca completamente sulla linea del partito di maggioranza
relativa. Una posizione di minoranza che De Ruggiero, in quei mesi che
precedettero la sua repentina scomparsa, seppe interpretare con lucidità e
realismo. Si prenda, fra i tanti e a puro titolo di esempio, un intervento del
febbraio 1948, nell’imminenza delle elezioni politiche del 18 aprile. In quella
occasione lo studioso napoletano rileva come la campagna elettorale si svolga
su di “un tema espresso o sottinteso di politica estera. Con l’America o
con la Russia? In questi termini la Democrazia cristiana ha partita vinta in
partenza”.