Hamas conquista Gaza e guarda alla Cisgiordania

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Hamas conquista Gaza e guarda alla Cisgiordania

14 Giugno 2007

L’obbiettivo di Hamas è controllare la Striscia di Gaza, così come annunciato dalle Brigate al-Qassam, scopo che sembra vicino, dato che i maggiori responsabili del partito Fatah sono irreperibili o addirittura all’estero, come nel caso di Mohammed Dahalan, consigliere sulla sicurezza di Abbas, che si troverebbe in Egitto. Così, le voci che ieri sera paventavano una tregua concordata tra Haniyeh e lo stesso Abu Mazen si sono presto trasformate in utopia quando questa mattina gli scontri tra i miliziani del Partito di Dio e quelli del Partito Fatah sono ripresi più sanguinolenti che mai. Scenario di guerra i principali avamposti dell’Anp, che nel frattempo ha sciolto il governo di Unità Nazionale.

Le bandiere verdi dei guerriglieri di Hamas hanno sventolato anche sopra la città meridionale di Rafah (dove pare che tre bambini abbiano perso la vita), ultima roccaforte conquistata dagli uomini del Partito di Dio nella Striscia di Gaza, ormai quasi completamente nelle loro mani. Anche il palazzo dei Servizi Segreti è caduto nelle mani dei guerriglieri di Hamas, non senza spargimenti di sangue. Infatti il complesso militare è stato a lungo soggetto a lanci di granate e razzi a spalla che alla fine hanno causato una decina di morti e altrettanti feriti.

Quando gli uomini di al-Fatah si sono arresi, i loro nemici li hanno portati fuori mezzi nudi e, secondo alcuni testimoni oculari, la hanno giustiziati sul posto. Infine un portavoce del Partito di Dio ha annunciato che la base appena conquistata sarebbe diventata una una scuola religiosa. Poi la battaglia è continuata per le strade attorno all’edificio, con una caccia “porta a porta” agli uomini di Abu Mazen.

“Stiamo annunciando alla nostra gente che l’era passata è finita e non ritornerà mai più…l’era della giustizia e della legge islamica l’ha sostituita,” ha dichiarato Islam Shahawan, un portavoce del gruppo fondamentalista islamico alla radio di Hamas.

Un altro rappresentante di Hamas, Sami Abu Zuhri, ha definito la battaglia come una seconda liberazione di Gaza, dopo quella ottenuta con il ritiro delle forze israeliane. “stavolta l’abbiamo tolta dalle grinfie dei collaboratori (di Israele ndr)”, la volta scorsa da quelle dei coloni (gli israeliani ndr).

Agghiacciante la testimonianza di un testimone oculare, di nome Jihad Abu Ayad, intervistato da al-Jazeera: “li stanno giustiziando uno ad uno” ha detto Ayad riferendosi alla sorte toccata agli uomini di Fatah, “se ne mettono uno sulle spalle, lo sbattono su una duna di sabbia e gli sparano da dietro,” davanti agli occhi dei loro familiari, donne e bambini. Il bilancio dei morti la dice lunga sulla violenza della lotta: sarebbero circa settanta i palestinesi uccisi nel corso degli ultimi quattro giorni di scontri, senza contare il numero dei feriti gravi.

Coinvolta negli scontri di questa mattina anche la guardia personale di Mahmoud Abbas, che ha dovuto rispondere alle mitragliate e ai razzi degli uomini di Hamas senza però riuscire ad arginarne l’avanzata. I guerriglieri del Partito di Dio si sono inginocchiati a pregare con la testa per terra dopo il successo conseguito sul campo: la presa del Palazzo di Sicurezza Preventiva. Intanto a Ramallah, nella West Bank, i guerriglieri di al-Fatah hanno trovato e arrestato alcuni miliziani di Hamas, ma cosa succederebbe se la battaglia si espandesse in Cisgiordania? Dan Diker, analista politico del Jerusalem Center for Public Affairs, ci spiega perché la presenza dell’esercito israeliano in quella zona risulta fondamentale ai fini della sicurezza non solo di Israele ma, in generale, della comunità internazionale.

“La presenza dell’IDF in Cisgiordania (Forze d Difesa Israeliane) è essenziale per la vita dei bambini, delle donne e degli anziani. Senza l’esercito israeliano la West Bank a quest’ora si troverebbe nella stessa situazione della Striscia di Gaza,” ha commentato Diker. Per poi entrare ancor più nel dettaglio, “la West Bank non è un territorio pianeggiante e quindi facilmente controllabile ma, al contrario, è un insieme di colline e promontori in cui gli uomini di Hamas avrebbero buon gioco a nascondersi e sparare i loro missili qassam, magari verso l’aereoporto di Tel-Aviv, dove potrebbero colpire un aereo dell’Alitalia, per esempio.”

Sullo sfondo, ma neanche tanto, resta la questione iraniana: “È con il supporto dell’Iran di Ahmadinejad che Hamas sta cercando di creare un mini-stato a Gaza, così com’è successo nel Libano del sud,” cosa che avrebbe delle conseguenze decisive sugli equilibri di potere nella regione mediorientale.

I fatti di questi giorni portano inevitabilmente e ancora una volta in auge la questione dell’unità palestinese ma, secondo l’analista politico del JCPA, “è lo stesso concetto di unità palestinese a non avere senso perché Hamas e Fatah non hanno a cuore le sorti del loro paese ma si preoccupano esclusivamente dei loro interessi…d’altronde i palestinesi non vogliono assumersi la responsabilità di quello che succede e gli intellettuali sinistroidi europei preferiscono attribuire la colpa agli Usa ed ad Israele che sono visti come i grandi nemici del popolo palestinese…ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, no?” ha chiosato lo stesso Diker.