Hamas ha trascinato Gaza all’inferno
31 Dicembre 2008
Hamas è una di queste forze. Uno stato terrorista che dopo aver conquistato il consenso grazie all’indottrinamento religioso, adesso persegue con ostinazione la sua politica di sacrificio estremo, mortale e assoluto. Come si fa a dialogare con chi – militarmente stremato – invece di accettare una tregua continua a lanciare missili e a minacciare una nuova ondata di kamikaze nello stato ebraico?
Di fronte all’ipotesi di una totale distruzione, qualsiasi governo responsabile cesserebbe ogni azione militare pur di portare a casa uno straccio di accordo. Ma Hamas è irresponsabile. I suoi miliziani sono pronti a fare la fine dei nazisti sottoterra o dei giapponesi prima dell’ecatombe atomica. In uno stato totalitario dove la vita ha perso ogni valore può accadere anche questo, che i dirigenti del terrore siano pronti a far sterminare il loro popolo pur di salire a fianco di Allah il misericordioso – nobilitati da questo mare di sangue. E’ un delirio autodistruttivo che in Europa conosciamo bene.
Israele però non ha intenzione di “sterminare” nessuno. Nei quattro giorni di attacchi contro le postazioni militari di Hamas ci sono stati più di 50 civili palestinesi uccisi e tutto il mondo prova pietà per loro. Ma quella di Gaza non è un’ecatombe, almeno non nelle proporzioni desiderate dall’internazionale islamista. Forse Hamas pensava di specchiarsi in un nemico altrettanto spietato, invece sta combattendo contro un esercito addestrato, con i commandos che in queste ore seminano il panico ai vertici dell’organizzazione, costringendo capi e capetti a nascondersi per salvare la vita.
Certamente Gerusalemme dovrà interrogarsi sulle conseguenze di un intervento su vasta scala con truppe di terra nella Striscia. La temuta "fase due". Il numero dei palestinesi morti crescerebbe insieme alle critiche del fronte neutrale che considera “sproporzionata” la reazione dello stato ebraico. Come finirà ce lo diranno le prime ore dell’anno nuovo. Per adesso Israele ha mostrato ai palestinesi di che pasta sono fatti i leader di Hamas. Quanto tengono alla salvezza del proprio popolo. E che a Gaza non c’è più scampo per loro.
Israele ha lanciato anche un messaggio ai Paesi sponsor del terrorismo. All’Iran che ha istruito le milizie palestinesi dopo aver sperimentato con successo l’ideologia del terrore durante il komeinismo, quando i ragazzini iraniani venivano mandati a combattere contro i carri armati di Saddam.
Se l’intero gruppo dirigente di Hamas ha scelto di immolarsi perché considera la sconfitta una vittoria questo non significa che anche i palestinesi debbano seguirli sottoterra. Per adesso le piazze arabe continuano a funzionare come al solito e i cadaveri dei palestinesi uccisi vengono sollevati al cielo come trofei di una battaglia perduta.
