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La "Lady di Ferro" che cambiò la Gran Bretagna

Happy birthday, Mrs Maggie!

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Il tredici ottobre 1925, la cittadina di Grantham, nel Lincolnshire, avrebbe dato alla luce “La” donna che ha rivoluzionato la politica britannica. Quella donna che parafrasando San Francesco D’Assisi, il 4 maggio di trentadue anni fa apriva la porta del 10 di Downing Street dando avvio all’unica “pink premiership” della storia del governo inglese. Quella che sarebbe passata alla storia come la “Lady di ferro”: Mrs Margaret Thatcher.

Cresciuta in una famiglia di solidi principi religiosi, Margaret Hilda Roberts (così da nubile) passa la sua giovinezza studiando chimica a Oxford e diritto tributario. La sua carriera nel partito conservatore, che inizia nel ’50, la vede nove anni dopo eletta alla camera dei comuni di Westminster per Finchley, distretto a nord di Londra. Con la determinazione che l’ha sempre caratterizzata Margaret è decisa a scalare le gerarchie del partito negli anni dell’opposizione. E ci riesce, anche se non si tratterà di anni facili. Nel 1970 sale agli onori della opinione pubblica divenendo ministro per l’Istruzione nel governo conservatore di Healt, ruolo che le fa guadagnare l’appellativo per niente politically correct di “Milk snatcher” (ladra di latte) per la scure sulle razioni di latte per le scuole materne.

Nel ’75, finalmente, dopo la sconfitta alle elezioni dell’anno prima, si candida per la leadership del partito e diventa leader dei Tory, conquistando il primato per cui passerà alla storia: essere la prima donna a ricoprire la carica. Quello sarà il trampolino che quattro anni dopo la catapulterà sulla poltrona di Primo Ministro vincendo le elezioni con uno scarto di 43 seggi. Si presenterà alla nazione con un messaggio ecumenico, nel senso letterale del termine: “Dove c'è discordia, che si possa portare armonia. Dove c'è errore, che si porti la verità. Dove c'è dubbio, si porti la fede. E dove c'è disperazione, che si possa portare la speranza”.

Ma per Maggie più che le parole hanno sempre più contato i fatti. Così si rimbocca le maniche e passa all’azione. Lo fa tentando di far rialzare Lazzaro: una Gran Bretagna che la stampa definiva il “grande malato d’Europa”. Con tutta la ruvidezza, il pragmatismo e la determinazione per cui poi è diventata proverbiale, la “Lady di Ferro” prende di petto la spesa pubblica, l’inflazione, i sindacati, nel momento in cui il Paese era piagato dalla recessione del 1980-1982, rifiutandosi di seguire la teoria economica keynesiana, allora dominante, che imponeva di stimolare la domanda.

Assieme alla crisi interna la Thatcher ne affronterà altre, molte, di politica estera: la seconda crisi petrolifera, la rivoluzione iraniana, l’invasione sovietica dell’Afghanistan, la Guerra Fredda nel suo momento clou, i missili dei sovietici contro le democrazie libere. Tutte gestite rigorosamente in prima persona.

Il ciclone Margaret, che sarà Prime Minister per tre volte consecutive 1979, 1983 e 1987 – solo Blair riuscirà a ‘doppiarla’ nell’impresa –, rivoluzionerà lo status quo: con e grazie a lei i conservatori cambiano linguaggio, stile, regole. Solo sotto la guida della figlia del droghiere di Grantham, il partito valicherà i limiti dell’upper class che l’aveva prodotto facendo incetta di voti ovunque, anche nelle classi borghesi o lavoratrici. Cosa che per i Tory rappresenterà una folgorazione, per i laburisti un vero e proprio shock. Certo, la frangia “senior” dei conservatori storce il naso e i suoi stessi compagni di partito coniano per lei una lista infinita di appellativi e nomignoli poco lusinghieri, usati nei club tra un sigaro e un whisky. La chiamavano “Tina”, che sta per There is no alternative (non c’è alternativa). Oppure “Tbw”, That bloody woman (quella maledetta donna). Ma, pioggia di nomignoli sgradevoli a parte, loro stessi l’ammiravano oltremisura.

Nonostante la durezza che lo caratterizza, anche l’“iron” può rovinarsi. Nel 1989 la popolarità di Margaret inizia a declinare schiacciata da due eventi contingenti: l'arresto della crescita economica e soprattutto la sua riforma del sistema fiscale (famosa per la poll tax, una tassa calcolata in base alla popolazione, uguale per ogni cittadino residente nel Regno Unito) che scatenerà più di 18 milioni di 'resistenti fiscali'. Questo rappresenterà l’inizio della sua fine, anticipata dalle dimissioni del Ministro degli Esteri nonché Vice-Primo ministro Geoffrey Howe.

La vera e propria sconfitta, però, si consuma il 20 novembre del ’90 quando si svolgono le elezioni per la carica di leader dei Tory. La Thatcher, che era alla Conferenza di Parigi, era intimamente convinta di essere in netto vantaggio sull'avversario Michael Heseltine. Aveva ragione, ma si sarebbe trattato di una vittoria risicata: i soli 4 voti con cui riesce a scalzare il pretendente alla poltrona rendono necessario un secondo turno. Rientrando a Londra la Thatcher non ce la fa e decide durante la notte di mollare l’incarico di Primo Ministro. Così finisce la sua avventura politica. Solo politica.

Sì, perché, icona del femminismo, la donna “dalle labbra di Marilyn e gli occhi di Caligola” (come la definì François Mitterrand) è stata uno dei leader britannici più odiati e amati allo stesso tempo ed è rimasta un simbolo, non solo per gli inglesi. I più fervidi sostenitori del liberismo dicono che abbia contribuito a ringiovanire l'economia del Regno Unito, i suoi detrattori affermano che la sua politica sia servita soltanto ad aumentare il numero di disoccupati e ad aumentare il divario fra ricchi e poveri. Ma il fatto che i governi successivi, sia conservatori che laburisti, abbiano mantenuto in vita gran parte delle sue riforme, la dice lunga su quanto lungimirante fosse la sua visione della politica.

Nessuno potrà mai dimenticare le immagini della sua ultima volta al numero 10 di Downing Street, quando con le lacrime agli occhi, si avviava verso l'auto che l’avrebbe portata via dalla casa che era stata il suo ‘quartier generale’ per 11 anni e mezzo. E oggi, a 86 anni dall’alba gloriosa di quel 13 ottobre 1925, auguriamo alla donna che Ronald Reagan - che rappresentava negli Stati Uniti l'altro estremo dell'asse liberale che lei aveva tracciato in Gran Bretagna - definì il “miglior uomo d'Inghilterra”, happy birthday!

 

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4 COMMENTS

  1. tbw
    Nessuno potrà dimenticare, anche, l’oppressione del popolo nord irlandese negli anni del governo della lady di ferro, né possiamo dimenticare i giudizi riservati ai ragazzi che lottavano per la libertà del proprio popolo: “uno di meno” disse quando morì bobby sands! non possiamo nemmeno dimenticare lo strumentale attacco alle isole falkland, messo a punto solo per rilanciare la sua immagine…buon amministratore, forse, ma troppi nei nella sua storia. la verità è che, davvero, non ci sarebbe stata un’alternativa.

  2. Falkland
    Veramente la guerra delle Falkland è iniziata con un attacco a sorpresa della dittatura semifascista argentina e i britannici hanno solo difeso difeso un loro territorio abitato SOLO da britannici. Vabbuò…finezze storiche da sacrificare sull’altare della congiura massonico-giudaica.

  3. Si. Personaggio di levatura
    Si. Personaggio di levatura superiore, e come tale amato ed odiato. Quando era al governo ed io ero un moccioso la detestavo. Ero di sinistra. Ora, da liberale un po’conservatore la considero una grande ma controversa donna politica che ha dovuto spesso sporcarsi le mani, come Weber insegnava. E’ anche vero che ha gestito la questione irlandese malissimo ed ha utilizzato la guerra con l’Argentina per rafforzarsi. Un prezzo molto alto, che poteva risparmiarsi. Comunque più luci che ombre.

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