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Happy Independence Day!

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Mi sono chiesto come condividere con i lettori di Pennsylvania Avenue una ricorrenza sicuramente significativa per chi si affaccia dalle parti di questo blog. Ho pensato che il modo migliore fosse proporre un’immagine dell’Indipendence Hall di Filadelfia, dove tutto ha avuto inizio il 4 luglio di 231 anni fa. E’ una foto che ho scattato nell’autunno scorso. La città, da noi nota quasi esclusivamente per la scalinata di Rocky Balboa, merita una visita. In molti angoli del suo centro storico si respira ancora il senso dell’impresa dei padri dell’Indipendenza. Vi propongo poi gli stralci di due discorsi memorabili di due presidenti degli Stati Uniti a me particolarmente cari: John Fitzgerald Kennedy e Ronald Reagan. Oltre ai richiami storici, ci sono anche due aneddoti personali che mi rendono più vicine le due figure. Di JFK ho conosciuto il nipote, Robert Kennedy jr. Impressionante la somiglianza con il padre. Di Ronnie, ho visto, dall’esterno, la casa a Bel Air pochi mesi prima che morisse. Il Grande Comunicatore, che qui ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, era ormai rapito dal sonno dell’Alzheimer. L’ambiente circostante la sua villa dava un senso di grande tranquillità. Il discorso di Kennedy, pronunciato il 4 luglio del 1962, sottolinea l’urgenza di una stretta collaborazione tra gli Stati Uniti e le altre democrazie del mondo. A 45 anni di distanza, mi è sembrato di straordinaria attualità. Il discorso di Reagan, giustamente celebrato come uno dei più importanti della storia non solo americana, è quello pronunciato sotto il Muro di Berlino, il 12 giugno del 1987. Sono passati giusti 20 anni, ma la forza di quelle parole resta intatta. Ero indeciso se tradurre o meno questi due passaggi. Poi, ho pensato che i lettori di Pennsylvania Avenue hanno sicuramente dimestichezza con la lingua di William Shakespeare e Abraham Lincoln, perciò ve li propongo così come Kennedy e Reagan li hanno pronunciati. Happy Independence Day!

“Acting on our own, by ourselves, we cannot establish justice throughout the world; we cannot insure its domestic tranquillity, or provide for its common defence, or promote its general welfare, ore secure the blessings of liberty to ourselves and our posterity. But joined with other free nations, we do all this and more. We can assist the developing nations to throw off the yoke of poverty. We can balance our worldwide trade and payments at the highest possible level of growth. We can mount a deterrent powerful enough to deter any aggression. And ultimately we can help to achieve a world of law and free choice, banishing the world of war and coercion” (John F. Kennedy, Philadelphia. July 4, 1962)

“We welcome change and open-ness, for we believe that freedom and security go together, that the advance of human liberty can only strengthen the cause of world peace. This is one sign the Soviets can make that would be unmistakable, that would advance dramatically the cause of freedom and peace. General Secretary Gorbachev, if you seek peace, if you seek prosperity for the Soviet Union and Eastern Europe, if you seek liberalization: Come here to this gate! Mr Gorbachev, open this gate! Mr Gorbachev, tear down this wall!” (Ronald Reagan, Berlin. June 12, 1987)

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