Hatoyama vuole imbarcare i blogger per contrastare la stampa giapponese
26 Novembre 2009
Il governo di Hatoyama ha deciso di sfidare i press club giapponesi, la potente lobby vecchia di oltre cento anni, favorendo blogger e giornalisti di siti online, alla faccia di chiunque li consideri una parte meno nobile della stampa. Internet, i blog e gli aggregatori di notizie stanno modificando il panorama della stampa globale: “il modo in cui la gente s’informa oggi sta cambiando – ha detto l’editore del NYT, Arthur Sulzberger – ma se il bisogno di informare resta costante”.
Il ministro delle Finanze giapponese, Shizuka Kamei, è un altro che organizza le proprie conferenze stampa in due sale diverse: nella prima sono ospitati i giornalisti dei prestigiosi press club, mentre nella seconda vengono ricevuti i blogger e i reporter delle testate online. I primi, non senza alterigia, considerano i secondi dei “parvenu” dell’informazione. Ma il governo di Tokyo non ha ceduto alle pressioni della carta stampata e, piuttosto che escludere i nuovi arrivati del web, ha inaugurato la nuova prassi della doppia conferenza (anche se relatori e interventi sono gli stessi).
Già verso la fine di agosto, in piena campagna elettorale, il premier Yukio Hatoyama spiegava ai suoi elettori come uno dei punti del suo programma politico fosse di ridurre il potere di pressione dei principali giornali del Paese. Hatoyama ha promesso “una grandiosa pulizia della governance del secondo dopoguerra” e, dopo aver sconfitto i liberali, al potere da 54 anni, non è escluso che riesca a mettere a tacere persino la lobby dei press club. Come ha spiegato il professor Takaaki Hattori, che insegna scienze delle Comunicazioni all’Università Rikkyo di Tokyo, soltanto grazie all’intervento del governo “si potrà tornare al vero giornalismo e quindi alla vera democrazia”.
La scelta di Hatoyama arriva proprio in un momento in cui i blog e i quotidiani online appaiono come la nuova frontiera del giornalismo. Informazioni disponibili velocemente, contenuti aggiornati, abbattimento dei costi, sono le aspettative del lettore di oggi. Si pensi proprio al caso dell’ Huffington Post. Il sito, fondato nel 2005, con l’ausilio di centinaia di blogger e giornalisti professionisti, ha recentemente superato il Washington Post per il numero di lettori online. Il successo di un simile progetto editoriale si somma alla crisi della carta stampata.
Il New York Times ha quasi dimezzato nell’ultimo anno i propri dipendenti, mentre nella redazione del Washington Post i licenziamenti non sono ancora finiti. La colpa non è di Internet, come sostiene il direttore di Le Monde Diplomatique, Serge Halimi, ma è chiaro che “siamo nel mezzo di una massiccia transizione”, conclude Sulzberger. E c’è di più: “Dobbiamo reinventare il mestiere del giornalismo perché il modo in cui la gente s’informa oggi sta cambiando, ma il bisogno di informare resta costante”. Tokyo sembra aver recepito il messaggio.
