Il mito di Hezbollah ha iniziato il suo cammino in discesa dopo che ha rivolto le sue armi verso il Libano, e dunque verso se stesso. Con il discorso del segretario generale di Hezbollah Hassan Nasrallah, e la sua dichiarazione di guerra al governo Siniora, questo partito e i suoi leader (gli architetti della vittoria divina) sono apparsi per quello che sono veramente.
A Hezbollah non importa raggiungere un equilibrio in Libano; a dire il vero, a Hezbollah non importa molto neppure di un Libano che appartenga a tutti i libanesi. Il Libano non può essere dei sunniti o degli sciiti, né di drusi o cristiani; il Libano deve essere di tutto il popolo libanese.
Il Libano è uno Stato che si basa sulla diversità, non sulla guida suprema di un individuo o di un partito così come nella concezione di Michel Aflaq, fondatore del partito Baath. L’assedio di Beirut da parte di Hezbollah, praticamente occupata sin da quel famoso sit-in del 30 novembre 2006, ha rivelato che tutto il loro parlare di resistenza era soltanto un’astuta copertura e una grande menzogna alla quale gli arabi si sono oramai abituati a credere e vivere.
Questa menzogna che vede Hezbollah come paladino della resistenza è spesso presente nella storia contemporanea; continueremo a credervi e a discuterne anche con la consapevolezza che di altro non si tratta che di una bugia. La questione libanese non si basa su ciò che accade in un aeroporto, o su personaggi politici che non servono lo Stato bensì i vertici di un partito; la questione libanese è sostanzialmente riconducibile alla menzogna e a coloro che credono in essa, portando la nostra terra verso la distruzione.
Tale menzogna apparve chiaramente nel conflitto dell’estate 2006. Alcuni al tempo sostenevano che Nasrallah avesse impartito ad Israele una dura lezione. Ma quale fu il prezzo? Il risultato fu un Libano in pezzi ed un governo sotto assedio, ministri in arresto chiusi in un hotel, uno Stato che mendicava aiuti economici e ancor più grave 1000 libanesi uccisi per un sacrificio voluto da Nasrallah in persona.
Nel mondo arabo siamo oramai abituati alle bugie, e a convivere con esse. Altrimenti come avrebbe fatto l’Iran a organizzare una rete di telecomunicazioni per Hezbollah che opera al di fuori della cornice statale, per poi far sì che il partito considerasse la compagnia di telecomunicazioni parte degli strumenti della resistenza, insieme all’aeroporto e al suo direttore? Cosa resta a questo punto dello Stato libanese?
Ciò che sta accadendo oggi in Libano è il chiaro segnale che Hezbollah deve essere disarmato, e che lo Stato deve tornare a imporre la propria autorità su tutto il territorio libanese, sottraendolo dalle mani di Nasrallah, dell’Iran e della Siria. Il Libano deve essere governato da un parlamento, non da nascondigli segreti.
Per questo quando affermo che ci siamo abituati alle bugie, non sto parlando con la voce dei sentimenti, né intendo rivolgermi alla comunità sciita. Abbiamo dimenticato che la sunnita Hamas si è riversata ad occupare Gaza, dichiarando un colpo di Stato? E che differenza c’è tra un partito che occupa Beirut, e un gruppo che occupa Gaza con l’appoggio dell’Iran e della Siria?
Il mito di Hezbollah non è certamente crollato. Ma il prezzo che il Libano e tutto il mondo arabo dovranno pagare per mettere a nudo le bugie di Hassan Nasrallah e del suo partito sarà molto alto. Stiamo per iniziare a scrivere un nuovo capitolo che si preannuncia difficile almeno quanto il precedente: un capitolo nel quale i cittadini libanesi dovranno soffrire molto. Per questo, coloro che stanno giocando con il futuro del nostro paese devono anch’essi pagare un prezzo, che possa garantire la fine di un’era di profanazioni della nostra terra.
Gli Stati non si costruiscono facilmente, né facilmente vengono ripuliti. Questo è il mio messaggio.
© Asharq Alawsat (Arabia Saudita)
Traduzione di Alia K. Nardini