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Un'inchiesta sul partito di dio

Hezbollah tra integrazione politica e lotta armata

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A partire dalla guerra con Israele del 2006 si è reso sempre più difficile definire all’interno delle tradizionali categorie dei movimenti politici o dei movimenti terroristici Hezbollah, il movimento sciita libanese guidato dal carismatico leader Sayyed Hassan Nasrallah.

L’autore stesso, nella ricostruzione e nell’analisi di alcuni dei momenti più importanti della storia e dell’azione politica e militare del Partito di Dio, si muove con prudenza su questo difficile terreno interpretativo, lasciando parlare il più delle volte le fonti e i diretti interessati. Per queste ragioni l’autore, laureato in Storia Contemporanea, Consigliere del direttivo della Società Italiana di Storia Militare, e con alle spalle un Master in Studi Internazionali Strategico Militari presso il Centro Alti Studi per la Difesa, inizia il suo lavoro con una breve storia delle istituzioni politiche libanesi, dal mandato francese sino all’indipendenza del 1943.

I meccanismi elettorali, oggi terreno di scontro tra le forze politiche libanesi che si avvicinano alle elezioni politiche della prossima primavera e il particolare sistema confessionale, che imbriglia la società libanese, è il primo snodo interpretativo che viene fornito nell’analisi del complesso mosaico della popolazione del Libano. Questo equilibrio si rompe con l’arrivo in Libano dei Palestinesi di Arafat ed esplode violentemente durante la guerra civile. È in questo periodo, contemporaneo alla rivoluzione iraniana e all’invasione israeliana del Libano, che nasce e si rafforza Hezbollah, il Parito di Dio.

L’autore nei suoi due viaggi in Libano, dove ha avuto modo di visitare anche il quartiere generale dell’Unifil a Naqura, ritrova e rivive sia alcune delle immagini della Beirut descritta da Oriana Fallaci in Inshallah sia dell’imponente lavoro di Robert Fisk sulla guerra civile libanese. Una volta ricostruito il periodo storico in cui si costituisce il primo nucleo di Hezbollah si passa alla descrizione dell’imponente apparato con il quale il Partito di Dio costruisce il suo consenso interno, andando a sostituirsi allo Stato libanese nel campo dell’edilizia, della sanità e dell’educazione. L’autore, che ha monitorato costantemente il canale web dell’emittente televisiva del Partito di Dio Al – Manar, si sofferma nell’analizzare la strategia comunicativa di Hezbollah, molto più efficiente e accattivante di quella degli altri partiti politici libanesi. La doppia natura politica e militare del Partito diviene sempre più difficile da separare ed è per questo che egli si sofferma nel fotografare come Hezbollah venga considerata dai principali Paesi.

Alle posizioni degli Stati Uniti e Israele, che annoverano Hezbollah all’interno delle organizzazioni terroristiche, si contrappone l’approccio più morbido di diversi stati europei che hanno adottato, come nel caso della Gran Bretagna, un bizantino distinguo tra l’ala militare del Partito e la sua rappresentanza parlamentare. L’autore lascia intendere che un contrasto ai flussi illeciti di finanziamento del Partito di Dio, possa creare più difficoltà al movimento sciita e trovare una maggiore sintesi e convergenza tra i vari Paesi, che non il semplice inserimento di questo tra le organizzazioni terroristiche. Non sono pochi, infatti, i punti di contatto tra la tipologia di gestione del potere e controllo del territorio posta in essere da Hezbollah e quella delle organizzazioni criminali.

L’azione politica di Hezbollah all’interno della società libanese, così come i suoi proclami, diventano oggetto costante dell’analisi. Confrontandosi con alcuni esponenti politici libanesi, appartenenti sia al Partito delle Forze Libanesi (il partito dei cristiani maroniti guidato da Samir Geagea) che ad Amal e ad Hezbollah, l’autore ricostruisce passo dopo passo la crisi del Governo Hariri e il successivo insediamento del Governo filo siriano di Mikati. Sullo sfondo di una crisi politica che sembra essere tutta interna alla società libanese si sviluppano e si intrecciano i più scottanti dossier (il Tribunale che indaga sull’omicidio di Rafiq Hariri e il disarmo di Hezbollah) sui quali si confrontano gli attori e i veri decisori delle sorti del Libano: Iran, Siria,Israele, Stati Uniti, Arabia Saudita e Paesi Europei.

Dietro al tesissimo confronto tra le due coalizioni del 14 marzo, composta da Hariri, Gemayel e Geagea, e dell’8 marzo, di cui fanno parte i partiti Hezbollah, Amal insieme al Generale Aoun, rimbombano gli echi e le tensioni del programma nucleare iraniano così come l’inizio della crisi siriana, che a poco a poco si riverbera anche in Libano, riproponendo ed aggravando pericolose spaccature tra i partiti politici libanesi. È con la crisi siriana che Hezbollah manifesta, almeno nei proclami, un ambiguo comportamento nel saper alternare pesanti minacce di aggressione nei confronti di Israele, in caso di attacco all’Iran, a rassicuranti appelli lanciati alla comunità libanese, affinché questa non sprofondi in una nuova guerra civile. L’autore si sofferma più volte su questi tattici comportamenti del Partito di Dio e non esclude che l’aver accettato le regole delle contorta politica libanese abbia contagiato Hezbollah. Quest’ultimo non ha mai rinunciato ai suoi programmi originari di distruzione dello Stato di Israele e non ha mai fatto mistero di essersi riarmato in questi anni grazie all’aiuto di rifornimenti provenienti dalla Siria. La primavera araba, almeno nella sua fase iniziale, è un terreno sul quale Hezbollah deve muoversi con cautela cercando di operare dei precisi distinguo tra le rivolte di Libia ed Egitto e quanto sta avvenendo in Siria.

È in questo percorso che viene ad essere identificata la natura politica del Partito di Dio che, seppur coinvolto nel sostenere Assad, mantiene una ferma linea politica in Libano e si comporta con senso responsabilità agli occhi del mondo come nel caso della visita del Papa in Libano, accolto trionfalmente dai militanti del Partito di Dio. Un ultimo esempio su tutti che conferma lo spirito camaleontico di questo partito lo si ha partendo dal logo stesso: all’origine vi si leggeva “la rivoluzione islamica in Libano”, oggi “la resistenza islamica in Libano”. Piccoli dettagli che fanno capire come sia difficile imbrigliare Hezbollah dietro ad una semplice e burocratica definizione.

Matteo Bressan Hezbollah Tra integrazione politica e lotta armata 

Datanews Editore, Roma, 2012, PP.181, euro 16,00

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