Hillary e la prima uscita pubblica dopo la sconfitta: “Non volevo più uscire di casa”

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Hillary e la prima uscita pubblica dopo la sconfitta: “Non volevo più uscire di casa”

18 Novembre 2016

Il volto provato, le occhiaie, il sorriso stentato e l’acconciatura spenta, evidentemente fai-da-te: così Hillary Clinton è tornata ad apparire in pubblico dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali americane dell’8 novembre.

“Voglio dire che venire qui stasera non è stata la cosa più facile per me”, ha esordito, salendo sul palco organizzato a un gala, a Washington, del Children’s Defense Fund. “Diverse volte la settimana scorsa avrei voluto soltanto raggomitolarmi con un buon libro e i nostri cani e non uscire più di casa”. La candidata democratica ha continuato sottolineando che molti tra il pubblico sono rimasti delusi dai risultati elettorali e “anche io, più di quanto possa esprimere” ma “come ho detto la scorsa settimana, la nostra campagna non riguardava una persona o una singola elezione. Riguardava il Paese che amiamo e di come vogliamo costruire un’America piena di speranza, inclusiva e generosa”. 

Clinton ha riconosciuto che la vittoria di Trump ha messo a nudo la coscienza di molti americani, ma li ha invitati a resistere, citando anche un motto erroneamente attribuito a Martin Luther King Jr. :“L’arco dell’universo morale è lungo, ma tende verso la giustizia”. E poi ha provato a scherzare: “A volte sembra incredibilmente lungo, credetemi, lo so….”.

Durante il suo discorso, durato circa una ventina di minuti, dinanzi a una platea attenta che l’ascoltava con aria adorante e dava segni di approvazione quando lei rilevava il suo sconcerto, ha criticato solo in un passaggio e in maniera non diretta il presidente eletto, Donald Trump: ha ricordato l’incontro con una ragazzina del Nevada che era scoppiata a piangere perché teme che i suoi genitori siano espulsi dal Paese: “Nessun bambino dovrebbe vivere con una paura come questa. Nessun bambino dovrebbe avere paura di andare a scuola perché è ‘latino’ o afroamericano o musulmano o perché ha una disabilità”. Insomma, non ha smesso di giocare con l’ipocrisia e l’emotività banale.

L’incontro era dedicato ai bambini svantaggiati e intitolato in maniera evocativa”Beat the Odds’, Sfida le difficoltà; e Hillary, ha fatto un appello accorato a chi ha creduto in lei perché continui a lottare per i propri valori e non si arrenda.

“Le divisioni tracciate da queste elezioni sono profonde, ma per favore credetemi quando vi dico questo: se lo merita l’America, se lo meritano i nostri figli, la vostra energia, la vostra ambizione il vostro talento. Credete nel nostro Paese, combattete per i nostri valori e non mollate, non mollate mai”. “La nostra campagna non è stata mai per una persona e neppure per una elezione: è stata per il Paese che amiamo e per costruire un’America che abbia speranza, sia inclusiva e con un grande coraggio”.

Per questo la Clinton ha chiesto che tutti “continuino ad essere impegnati ad ogni livello” per “superare” la presidenza Trump. Il processo di guarigione da questa sconfitta sarà estremamente lento.