Hillary e Obama alla prova Petraeus
08 Aprile 2008
di Redazione
Il prossimo capitolo del dramma iracheno avrà luogo la settimana prossima, quando
il Comandante del contingente multinazionale in Iraq, il Generale Petraeus,
testimonierà davanti al Congresso sui progressi al fronte e nella lotta per la
conquista di Bassora. Qui dove i combattimenti presumibilmente si concluderanno
in settimana, si è concretizzato l’impegno più importante per gli Stati Uniti
sin dai tempi della lotta per la provincia di Anbar. Per gli americani, si
tratterà di un’occasione unica per porre a confronto le posizioni dei Senatori
Clinton e McCain, che parteciperanno entrambi alla commissione di fronte alla
quale Petraeus testimonierà, e in particolar modo quelle del Senatore Obama,
che siamo certi coglierà l’occasione per ricordare a tutti di essere stato
contrario alla guerra sin dal principio.
L’esercito iracheno chiamò quest’offensiva, lanciata il 25 marzo
scorso, “Operation Cavalry Charge” – operazione cavalleria alla carica. Il Primo Ministro
Maliki, sciita, a tutti gli effetti ha posto il proprio gabinetto militare a controllo
degli scontri tra il governo e i ribelli affiliati al clericalismo dello sciita
Muqtada al Sadr. Maliki non poté, o forse non volle, intraprendere questo corso
d’azione al termine del 2006, quando il Presidente Bush e il suo gabinetto già lo
implorarono di entrare a Sadr City. La sua incapacità di avere la meglio sui
delinquenti di Sadr fu una delle ragioni per cui i Democratici –ed anche molti
Repubblicani- dubitarono della volontà di Maliki di essere un vero leader nazionale.
Sarà interessante osservare se i Democratici, dopo quest’ultima
dimostrazione di coraggio, cercheranno di trarre vantaggi da tutti i fronti. Le
notizie dal terreno di scontro non sono affatto chiare. I primi dispacci da
Baghdad riportavano che Sadr aveva ottenuto la vittoria nel confronto diretto
contro un esercito iracheno debole e disunito. Due uomini politici iracheni si
sono recati a Qom e hanno fatto visita a Sadr; il giorno successivo, su
indicazione delle forze iraniane del Quds, Sadr –un mullah in addestramento- ha
ordinato ai suoi uomini di fermarsi e stilare una lista con una serie di
richieste.
Questa è una versione dei fatti. Una seconda storia è stata resa
pubblica su internet dal nostro contributing
editor Nibras Kazimi su Talisman Gate. Con il titolo di “L’Intifada che non
c’è mai stata”, Kazimi afferma che l’Iraq è il vero vincitore della battaglia
per la seconda sua città più grande. “L’approccio di Maliki è mirato”, scrive
ancora Kazimi, “ha eliminato il fattore intimidazione al quale era dovuta gran
parte dell’influenza dei seguaci di Sadr; e lo ha fatto dimostrando che non c’è
modo si sconfiggere un esercito regolare iracheno più disciplinato, meglio
rifornito e con una gran dose di determinazione”.
Muqtada al Sadr, prosegue Kazimi, manterrà il controllo sul
proprio movimento politico; ma d’ora in poi non sarà più permesso ai suoi
rappresentanti di impossessarsi di interi quartieri, di contrabbandare
petrolio, seppellire bombe ai lati delle strade o rapire ostaggi. Per di più,
Sadr sta perdendo la propria influenza. Contrariamente a quanto accadde in occasione
dell’insurrezione a Najaf da lui stesso orchestrata, questa volta Sadr non era
nel suo paese durante la battaglia. Il personaggio che molti ayatollah chiamano
“Mullah Atari” a causa della sua passione per i videogiochi pare stia
studiando nella città iraniana di Qom, dalla quale ha fatto pervenire ai suoi
seguaci tutta una serie di messaggi e segnali tentando di arrestare la
disobbedienza civile –ma fallendo miseramente. Poiché nessuno gli prestava
ascolto, ha dichiarato infine che si doveva combattere per difendersi.
Domenica scorsa Sadr ha richiamato i suoi uomini, chiedendo che
venissero liberati tutti i prigionieri. La condizione era che in cambio fosse
concesso loro di tenere le armi, ma non è ancora chiaro se Maliki abbia
accettato. Gli scagnozzi di Sadr sono usciti dai vicoli, ma sino a ieri
l’esercito iracheno seguitava ad arrestarli. Il capo dell’Esercito Iracheno ha
comunicato ieri che i suoi uomini stavano disarmando il nemico e che “Bassora
era sotto il controllo delle forze irachene”.
La prossima settimana sapremo cosa avrà da dire il Generale
Petraeus sull’argomento, e se la Senatrice Clinton sarà finalmente disposta ad
accantonare il suo oramai ben noto scetticismo. Clinton ha gettato al vento le
proprie posizioni interventiste sull’Iraq –e, dicono molti, con esse anche il
suo onore- in nome della campagna contro Obama. Questa sarà la sua ultima grande
occasione per ottenere credibilità sul tema della guerra di fronte al paese. Il
Senatore McCain sarà comunque presente, come garante dell’onestà dei presenti e
per guidare l’incontro verso una migliore comprensione dei progressi che si
sono inequivocabilmente raggiunti nel corso di questa grande battaglia; nonché
per evidenziare l’importanza di continuare in questo modo, fino alla vittoria.
© New York Sun
Traduzione Alia K. Nardini
