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Hillary o Billary?

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“Buy one, Get one free”. Comprane uno, l’altro lo prendi gratis: era il 1992 e Bill Clinton puntava su questo slogan per attirare l’attenzione degli elettori sul valore aggiunto dato alla sua candidatura dalla moglie Hillary Rodham. La formula piacque e 15 anni dopo viene rispolverata a parti invertite.
Ma non è detto che funzioni. Tutto è iniziato nel settembre scorso. Ben prima della discesa in campo di Hillary, il marito ha dichiarato in un’intervista al Larry King Show: “Non so se mia moglie abbia intenzione di correre per la presidenza, ma se fosse eletta sarebbe un presidente magnifico”. E così, come ha subito notato Eleanor Clift del settimanale Newsweek, Bill ha di fatto lanciato la campagna presidenziale della ex First Lady. Va detto che, secondo un recente sondaggio commissionato da Gallup e pubblicato da USA Today il primo aprile, il 70 per cento degli americani ritiene che il sostegno fattivo dell’ex presidente possa fare più bene che male (more good than harm) alla senatrice di New York in corsa per la Casa Bianca. Tuttavia, non mancano, anche tra i Democratici, voci che esprimono perplessità su una possibile eccessiva esposizione di Bill Clinton. Proprio USA Today ha dedicato uno speciale alla questione dell’incidenza dell’ex presidente sulle chanche di vittoria di Hillary. Secondo Todd Gitlin, sociologo alla Columbia University, ogni ricordo delle vecchie storie di sesso legate allo scandalo LewinskY potrebbe rappresentare un serio ostacolo all’elezione della senatrice democratica. In realtà, il passato sta già creando difficoltà alla senatrice. Nelle ultime settimane è tornata alla ribalta la spinosa vicenda della grazia concessa da Bill Clinton, a fine presidenza, a persone legate alla moglie. Innanzitutto i fratelli di Hillary, Tony e Hugh Rodham, che hanno ricevuto dei soldi da persone amnistiate dal cognato presidente. C’è poi il caso dell’imprenditore March Rich, evasore fiscale “perdonato” da Clinton dopo che sua moglie Denise Rich aveva finanziato con grosse somme di denaro la campagna per il Senato di Hillary.

Di avviso contrario è, ovviamente, il portavoce di Bill Clinton, Jay Carson, secondo cui l’impegno del marito è un asset eccezionale per la strategia elettorale di Hillary in ragione della sua popolarità e della “brillante mente politica” dell’ultimo presidente eletto tra le file del partito Democratico. Il problema, però, potrebbe essere proprio questo: tanto Bill è popolare, carismatico e amato dalla sinistra americana quanto Hillary è percepita come fredda, arrivista e calcolatrice. Per dirla con Cal Thomas del Tribune Media Services, “Hillary non è Bill e questo condannerà la sua campagna”. Bill Clinton è così persuasivo, scrive Thomas, che sarebbe capace di vendere spala neve agli abitanti di Miami. La moglie, invece, pensa che tutto le sia dovuto, a partire dalla nomination per la Casa Bianca. Atteggiamento che non la rende simpatica, anche tra quanti adorano il suo consorte. Paradossalmente sono proprio i due avversari di Hillary, il senatore afroamericano Barack Obama e l’ex senatore e già candidato alla vicepresidenza, John Edwards, ad incarnare lo slancio impersonato negli anni ’90 da Bill Clinton. Sia Edwards che Obama sono dotati di un’oratoria d’ispirazione kennediana, che li accomuna al telegenico Bill Clinton. Hillary invece non buca lo schermo e tanto mento i cuori di chi l’ascolta.

Molti si chiedono poi quale ruolo potrà avere l’ex presidente qualora la moglie arrivasse a Pennsylvania Avenue. Per il futuro First Gentleman, il primo nella storia degli Stati Uniti, potrebbe aprirsi una carriera da ambasciatore speciale. Interrogata al riguardo, Hillary ha detto che se fosse eletta proseguirebbe la tradizione di usufruire degli ex presidenti per missioni diplomatiche, aggiungendo orgogliosa che suo marito “è in questo momento la persona più popolare al mondo”. Qualcuno ha ventilato l’ipotesi che Bill possa diventare ambasciatore alle Nazioni Unite o perfino Segretario di Stato. C’è già chi intravede una riedizione della querelle sul nepotismo, all’indomani della scelta di John F. Kennedy di nominare il fratello Bob, ministro di Giustizia. D’altro canto, un incarico importante offrirebbe munizioni agli avversari di Hillary, che si chiedono chi comanderebbe davvero nella Casa Bianca dei due Clinton. I Repubblicani, scrive Roland Flamini sul magazine Washington Life, hanno già pronti gli adesivi con lo slogan: “Vota Hillary e regala a Bill un terzo mandato”.

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2 COMMENTS

  1. Hillary dovrà superare
    Hillary dovrà superare molti pregiudizi nella sua corsa alla Casa Bianca.Quando una donna dimostra una straordinaria intelligenza,tenacia,ambizione viene giudicata calcolatrice, fredda ,spregiudicata.Mentre se si tratta di un uomo si parla di carisma,fascino,simpatia.In definitiva l’ipocrisia maschilista regna sovrana!

  2. Caro Gianni,
    Hillary dovrà

    Caro Gianni,
    Hillary dovrà forse superare alcuni pregiudizi per arrivare alla Casa Bianca, ma certo non di più dell’afroamericano Barack Obama o del mormone Mitt Romney. Sulla freddezza di Hillary, l’opinione è piuttosto condivisa, anche tra i sostenitori Democratici. Detto questo, a proposito dell’ipocrisia maschilista, vorrei ricordarti che oggi è una donna, Condoleezza Rice, a guidare la politica estera degli USA. E anche sotto la presidenza Clinton (Bill, si capisce) il segretario di Stato era una donna, la lady di ferro Madeleine Albright. D’altro canto, nessuno disconosce che la senatrice di New York ha molte carte da giocare. La corsa è appena iniziata!

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