Hillary-Obama, la storia infinita. McCain fa sua la nomination

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Hillary-Obama, la storia infinita. McCain fa sua la nomination

05 Marzo 2008

Hillary sorride. La grande paura è passata. Il governatore del New Mexico, Bill Richardson, aveva definito questa tornata il “D-Day dei Democratici”. Previsione sbagliata. Le primarie democratiche versione “storia infinita” vanno avanti.

Obama vince nettamente solo in Vermont. Pareggio sostanziale in Texas (al momento della pubblicazione è “too close to call”). Ad Hillary vanno Ohio e Rhode Island. Le proiezioni dei risultati sono state accolte con un grido liberatorio dai supporter della senatrice di New York, che temevano il colpo del KO. Accompagnata da “The Rising” di Bruce Springsteen, Hillary non ha aspettato il risultato ufficiale del Texas per parlare ai suoi fan nel quartier generale in Ohio. “Per chi non ha mai mollato”, ha esordito una Hillary rinfrancata, “Questa vittoria è per voi. La nostra campagna è definitivamente tornata in corsa. Andiamo avanti. Fino in fondo”. (Obama, parlando a Sant’Antonio in Texas ha, invece, ripetuto il suo discorso standard incentrato sull’ormai celeberrimo “Yes, we can”).

Per conoscere il nome del candidato del partito dell’Asinello bisognerà quindi attendere ancora a lungo. Le prossime tappe sono il Wyoming (l’8 marzo) e il Mississippi (l’11 marzo), ma l’attenzione si concentra adesso sulla Pennsylvania che voterà soltanto il 22 aprile. Mancano sette settimane. Cresce perciò la preoccupazione nella dirigenza del partito Democratico che il protrarsi di questo duello lasci esangue il vincitore a tutto vantaggio di John McCain. Che, da stanotte, è ufficialmente il candidato del GOP alla successione di George W. Bush.

Il senatore dell’Arizona – aggiudicandosi tutti e quattro gli Stati al voto – ha superato quota 1191, il numero magico dei delegati per ottenere la nomination repubblicana. Nel suo “victory speech”, McCain ha esortato gli elettori ad unirsi a lui per difendere gli ideali americani. Un discorso poco retorico e molto pragmatico, in perfetto stile McCain.

Dopo le lacrime che, a detta di molti, le hanno garantito la ripresa della corsa in New Hampshire, Hillary ha puntato stavolta sull’ironia. Due giorni prima del voto di stanotte, la ex First Lady è apparsa al “Saturday Night Live” ed ha autoironizzato sullo stato di salute della sua campagna elettorale dopo 11 sconfitte di fila. Operazione simpatia a parte, la Clinton ha diversificato il suo messaggio: in Texas lo ha incentrato sulla sicurezza nazionale, in Ohio sui problemi economici. Schizofrenia retorica. Così, la giudicava qualcuno alla vigilia del voto. I risultati, però, hanno dato ragione alla senatrice.

Questo mini SuperTuesday doveva anche testare la forza organizzativa dei due schieramenti. Obama ha potuto schierare un esercito di volontari tanto in Ohio quanto in Texas, in parte arrivati anche dagli altri Stati per dar man forte. L’obiettivo dello staff di Obama: bussare alla porta di un milione di famiglie per convincerle ad andare a votare il senatore dell’Illinois. Questa macchina da guerra, tuttavia, non è bastata a mettere al tappeto Hillary Clinton.

Obama ha passato gli ultimi giorni prima dello showdown in Ohio e Texas sulla difensiva. Ha dovuto rispondere agli attacchi di Hillary (e dei Repubblicani) sulla politica estera. La ex First Lady ha ripetuto a più riprese che queste elezioni non devono premiare chi sa pronunciare i discorsi migliori, ma chi ha le proposte più efficaci e l’esperienza per guidare la nazione. Dal canto suo, Obama ha contrattaccato affermando che l’esperienza non ha impedito ad Hillary di votare in favore della guerra in Iraq. Il senatore afro-americano è stato anche costretto a ribadire la sua fede cristiana, in risposta ai rumors (agitati da ambienti vicini ai Clinton) riguardanti la sua vicinanza all’islam. “Sono un cristiano devoto”, ha detto Obama, “prego Gesù tutte le sere”.

Altra tegola sulla testa di Obama: in questi giorni, a Chicago, è iniziato il processo a Tony Rezko, magnate del cemento, che ha favorito con i suoi soldi l’ascesa politica del giovane avvocato afro-americano. Il candidato democratico ha respinto ogni addebito, ma nelle prossime settimane, con il prosieguo del processo, questa vecchia amicizia potrebbe rivelarsi sempre più scomoda. Critiche gli sono piovute addosso anche per le sue dichiarazioni contrastanti sul NAFTA, l’accordo commerciale nordamericano, ritenuto da molti in Ohio la causa della crisi occupazionale che ha colpito lo Stato. Insomma, questa notte, Barack Obama è tornato sulla terra (l’Obamamania, come avevamo scritto qualche tempo fa, non può durare per sempre) ed ora quella che ultimamente pareva una corsa sui cento metri piani assume le sembianze di una tremila siepi.
(5 marzo – 6.15)