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I ballottaggi confermano il disastro dell’Unione

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Ora diranno che “la spallata non c’è stata”, che “è fallito l’assalto al governo”, che certamente una riflessione nella maggioranza si impone ma – per dirla con Clemente Mastella – “è stata evitata una Waterloo”. Se è al risultato della Provincia di Genova che l’Unione si riferisce, c’è ben poco da festeggiare: il candidato della sinistra l’ha spuntata per un soffio, e rispetto alle precedenti amministrative nella roccaforte rossa del nord Italia si son persi per strada circa dieci punti percentuali.

In tutto, con le province è finita quattro a tre per la Cdl, e l’affermazione significativa a Lucca, Latina e Oristano, oltre al trionfo di Matera - dove il centrodestra è riuscito a strappare il Comune dopo diversi anni di dominio incontrastato degli avversari - è un dato che giustifica a pieno diritto la soddisfazione dell’opposizione, e che fa dire a Paolo Bonaiuti che il risultato dei ballottaggi è addirittura migliore di quello del primo turno.

Certo, perdere la Provincia di Genova per il centrosinistra sarebbe stato un colpo mortale. Ma il significato politico globale di questa tornata amministrativa non cambia, e probabilmente non è un caso che qualche avveduto esponente dell’Unione, seppur a denti stretti, si sia lasciato sfuggire che in effetti i risultati del secondo turno confermano la sconfitta. Non solo: se due settimane fa la sinistra s’era trovata alle prese con una oggettiva “questione settentrionale” da affrontare, ora la coalizione guidata da Romano Prodi dovrà spiegare per quale motivo anche in Campania è riuscita nella non facile impresa di soccombere in dieci ballottaggi su tredici.

Insomma, il bilancio complessivo per l’Unione è in profondo rosso. Non si tratta di una questione geografica, e il dato appena citato lo dimostra al di là di ogni ragionevole dubbio. Non è una questione di stretta contingenza legata alla forte politicizzazione del voto da parte dei leader della Cdl, perché nelle due settimane che hanno preceduto il ballottaggio i leader del centrodestra hanno preferito lasciare che gli avversari, tra Visco e compagnia bella, si facessero del male da soli. Cosa che, va detto, gli è riuscita molto bene. Non si tratta neppure di un malessere passeggero e tutto sommato fisiologico nei confronti di chi governa ed è costretto a scelte impopolari, perché una debacle di queste proporzioni in una tipologia di elezioni tradizionalmente favorevole alla sinistra qualcosa dovrà pur significare.

Insomma, Genova o non Genova nella maggioranza si prepara la resa dei conti. E anche lo scarno susseguirsi di dichiarazioni politiche nell’immediato dopo-voto, lungi da far pensare ad una tregua, fa capire che qualche sisma di serie proporzioni si va preparando. Se dopo Palermo la parola d’ordine era “minimizzare”, e dopo il primo turno “localizzare”, bisognerà capire questa volta cosa inventeranno. Sempre che, alla fine, D’Alema e compagnia non preferiscano ammettere la sconfitta pur di non parlare di Unipol…


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