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I balneatori abruzzesi scendono in campo contro la “Bolkestein”

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Stessa spiaggia, stesso mare? Per molti balneatori questa frase potrebbe trasformarsi in un lontano ricordo, se non addirittura in una vera e propria tragedia.

Grava infatti su questo importante settore dell’economia italiana, la spada di Damocle della Direttiva Servizi Europei (o Direttiva Bolkestein) che ha gettato tutti gli operatori in una situazione di grande incertezza sul futuro. L’unica, temibile, scadenza, resta al momento la data del 2015. A partire dal primo gennaio 2016, infatti, le concessioni demaniali potrebbero essere messe a bando pubblico. Questo significa che migliaia di concessioni potrebbero passare attraverso la vendita all’asta, concessioni che vantano almeno 200 anni di storia. Con l’effetto di sconvolgere l’assetto economico di intere città.

Una situazione inaccettabile, contro la quale è sceso in campo il Ciba, il Consorzio delle imprese balneari dell’Adriatico, presieduto da Riccardo Ciferni, che ha rivolto un appello alle istituzioni, affinchè condividano questa importante battaglia, che vede in gioco non solo il futuro del settore ma una fetta importante dell’economia della regione Abruzzo.

Puntuale è arrivata la risposta. Tra le prime a interpretare le preoccupazioni dei balneatori è stata Dire Pescara, un’associazione da sempre impegnata a farsi portavoce delle esigenze del territorio e che vede tra i suoi fondatori Guerino Testa, attuale presidente della Provincia di Pescara e Federica Chiavaroli, consigliere regionale. Proprio quest’ultima si è fatta promotrice di un incontro, che si è svolto nella sede della Provincia di Pescara, per dare la possibilità ai rappresentanti del Ciba – in più di duecento hanno affollato l’alula provinciale - di poter esprimere tutte le proprie preoccupazioni ma soprattutto di poter essere ascoltati e ascoltare a loro volta, le iniziative già intraprese dalle istituzioni politiche, a loro volta presenti numerose all’appuntamento. A cominciare dall’assessore regionale al Turismo Mauro Di Dalmazio, da Carlo Masci, assessore regionale alle Riforme istituzionali, dal senatore Andrea Pastore, dall’assessore regionale Federica Carpineta. E ancora, consiglieri e assessori provinciali e comunali, il presidente della Camera Di Commercio di Pescara, Daniele Becci e rappresentanti delle parti sociali e dei sindacati. Ed è stata solo la neve a impedire l’intervento dell’europarlamentare Erminia Mazzoni, partita da Roma solo per prendere parte all’incontro.

Uno schieramento unitario e compatto: i balneatori da un lato, i politici dall’altro. Tutti con lo stesso obiettivo, a dare la misura di quanto sia avvertito ed urgente il problema. Non ha nascosto la gravità della situazione l’assessore Mauro Di Dalmazio, che ha sottolineato come sulla questione ci sia la massima attenzione del governo regionale. “Abbiamo già intrapreso diverse iniziative – ha spiegato ad una platea attentissima – a e alcuni risultati sono già stati raggiunti. Sappiamo bene che è fondamentale trovare una soluzione e che bisogna agire senza indugio. Questa norma, così come è stata concepita dell’Europa, rischia di mettere in ginocchio un settore strategico per la nostra economia. Erroneamente, infatti, non si è tenuto conto delle diverse realtà, non solo nazionali ma regionali. Non tutti i Paesi europei hanno le stesse caratteristiche, la stessa vocazione turistica, lo stesso patrimonio naturalistico: circostanze non certo secondarie. Togliendo agli operatori di questo comparto, costituito per lo più da piccoli imprenditori o da imprese familiari, ogni certezza circa il futuro – sottolinea Di Dalmazio -, si compromette il loro lavoro, tutto ciò che hanno costruito con anni di sacrifici. Nessuno sarà più stimolato ad investire e molti pur volendo non potranno fornire adeguate garanzie. Per questo abbiamo portato il problema anche all’attenzione europea”.

Per superare questa situazione di incertezza, secondo Di Dalmazio sono due le strade da intraprendere. In primo luogo verificare se esistono le condizioni tecniche per fare in modo che il settore balneare venga mantenuto al di fuori della Direttiva Bolkstein. In alternativa l’ipotesi potrebbe essere quella di ricorrere ad una legge quadro, un’intesa tecnica, in cui si delineino criteri e principi per contemperare i due interessi configgenti della libertà di concorrenza e dei diritti dei balneatori. “Abbiamo già chiesto un incontro tra regioni e governo – ha aggiunto Di Dalmazio – che dovrebbe svolgersi entro metà gennaio. Le regioni maggiormente colpite, quelle con maggiore vocazione turistica, sono già pronte ad affiancarci. E’ importante comprendere un punto fondamentale: questa non è una battaglia corporativa, a difesa degli interessi di una lobby. Ciò che volgiamo proteggere è un interesse generale. E’ una battaglia istituzionale e politica che ha come obiettivo il nostro futuro economico”. Sulla stessa linea il senatore Andrea Pastore che ha sottolineato meraviglia per le decisione assunte dalla Comunità Europea: “La tendenza doveva essere opposta – ha sottolineato il senatore -. Proprio perché ad essere coinvolte sono per lo più piccole imprese, che grazie alla proroga delle concessioni hanno potuto progettare investimenti a lunga scadenza. Ora questa direttiva cade come una mannaia sulle nostre teste e sconvolge gli equilibri dell’impresa balneare”. “In questo settore gli automatismi nel rinnovo delle concessioni hanno portato a un grande sviluppo - ha affermato il presidente della Provincia Guerino Testa -. Piccole imprese hanno raggiunto risultati inimmaginabili, dando una sferzata a questo settore all’economia regionale. Cambiando le regole si rischia di mandare all’aria anni e anni di lavoro, perché non ci potrà mai essere concorrenza tra una impresa familiare e una multinazionale che voglia investire sul nostro territorio”.

L’impegno delle istituzioni è dunque una certezza. Una rassicurazione non da poco per i balneatori, tesi ed evidentemente preoccupati. Per tutti prendono la parola Riccardo Padovano, presidente del Sib Confcommercio e Riccardo Ciferni, presidente del Ciba. “Non è più il momento di fare sconti a nessuno. Fino ad oggi abbiamo pazientato, ma ci siamo resi conto che un atteggiamento troppo responsabile può essere scambiato per debolezza”. “Il nostro è un servizio irrinunciabile – gli fa eco Ciferni -. Negli anni abbiamo investito, abbiamo migliorato le spiagge, le abbiamo mantenute pulite e soprattutto sicure. Noi chiediamo che questo ruolo ci venga riconosciuto e dalla politica e soprattutto dalle istituzioni abruzzesi, ci aspettiamo una risposta forte”.

Solo per citare un dato, in Abruzzo la normativa nazionale e europea interessa 770 titolari di concessioni demaniali turistiche. Inutile dunque sottolineare quanto sia rilevante per l'economia regionale e per il turismo abruzzese avere un quadro normativo certo per i tanti operatori che ogni anno investono nella proprie imprese.

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