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Verso le presidenziali Usa

I Dem americani sfidano i successi di Trump

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Negli Stati Uniti la preparazione per le elezioni presidenziali è sempre molto lunga: per il partito di governo – in questo caso quello Repubblicano – è generalmente semplice riconfermare il proprio candidato alla presidenza, al primo turno; lo stesso non si può dire del partito di opposizione – quello Democratico – che deve raccogliersi, radunare le idee e portare una strategia di programma e comunicazione tale da superare tutto quanto realizzato dal Governo. Impresa tutt’altro che semplice se confrontiamo i successi di Trump con il disordine interno alle primarie democratiche.

Dunque, il Partito Democratico americano, dopo la sconfitta epocale del 2016 – quando tutti i sondaggi vedevano Hillary Clinton nettamente avanti rispetto allo sfidante Donald Trump – e dopo la non-vittoria delle elezioni di medio termine del 2018 – quando sperava nell’onda blu per fermare il temutissimo rivale – avrebbe dovuto preparare tutto per la sfida decisiva, ossia quella delle elezioni presidenziali, le più importanti, di novembre di quest’anno, dal quale rischia di uscire più traumatizzato di Hillary Clinton all’ultimo turno.

I candidati, infatti, si sono presentati in un progressivo asse di radicalismo, ma, alla fine, restano Bernie Sanders, da alcuni definito come il socialista d’America, e Joe Biden, che è il candidato in assoluto più moderato, e forse anche troppo, dormiente. Se la sfida sembrava vertere decisamente verso il senatore del Vermont, dopo il super Tuesday, appare al contrario molto difficile che possa essere lui a sfidare il Presidente uscente.

Donald Trump, invece, dal canto suo, in realtà non ha timore: i dati economici sembrano dargli tutte le ragioni, in quanto le promesse elettorali sarebbero state tutte più che mantenute. La disoccupazione al 3.5%, i posti di lavoro hanno raggiunto i 273.000 a febbraio – ben oltre i 150.000 promessi – tanto che Chris Rupkey, capo finanziario della banca della California, ha dichiarato che potrebbero essere gli ultimi dati perfetti per molto tempo (https://www.cnbc.com/2020/03/06/us-jobs-report-february-2020.html). Ancora, il deficit commerciale di gennaio sceso del 6,7% a 45,3 miliardi di dollari: i numeri insomma non lasciano spazio ad interpretazioni.

Pertanto, al netto di tutte le contestazioni mosse in questi anni per le politiche sull’immigrazione e sul sostegno ai temi cari ai cristiani, Trump si è rivelato economicamente capace di soddisfare le richieste dell’America profonda, che gli aveva regalato un successo inaspettato. Dall’altra parte, invece, vi è un Partito Democratico che inasprisce le proprie divisioni interne: ad ogni modo, tra i due litiganti, sappiamo chi gode

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