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I diesse tremano davanti alle prime intercettazioni

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“Abbiamo il 51,8% di Bnl e nell’operazione ho coinvolto 4 banche cooperative che fanno capo a Stefanini”. E’ il 17 luglio del 2005. L’allora numero uno di Unipol, Gianni Consorte, in una telefonata al segretario dei Ds, Piero Fassino, annuncia il successo della scalata a Bnl da parte dell’Unipol. Si tratta solo si uno stralcio di una delle 73 telefonate che i legali degli 84 indagati dell’inchiesta milanese su Antonveneta e su altre scalate come Bnl – tra cui figurano i nomi illustri di Massimo D’Alema e Piero Fassino – stanno visionando al settimo piano del Palazzo di Giustizia di Milano, dopo che il Gip Clementina Forleo ne ha autorizzato il deposito.

Tutto blindato, però, al tribunale milanese, soprattutto per i giornalisti. Il corridoio da cui si accede ai locali in cui sono custoditi i faldoni è presidiato dai carabinieri. Ciò che più si teme è la fuga di notizie e la pubblicazione integrale delle trascrizioni. Per questo le procedure che consentono ai legali di prendere visione degli atti sono molto rigide: nessuna copia e nessuna riproduzione fotografica. Solo qualche appunto utile costruire la difesa.

Ma qualcosa trapela lo stesso nei corridoi del tribunale. E’ l’Apcom a riferire che, in una delle telefonate, quella avvenuta il 5 luglio 2005, il segretario ds Piero Fassino “chiede istruzioni” all’allora numero uno di Unipol Gianni Consorte perché, spiega, “devo incontrarmi con Luigi Abete”, presidente di Bnl. Che il 14 luglio 2005 Massimo D'Alema in un colloquio ribadisce a Consorte: “Dobbiamo vederci personalmente, stai attento alle comunicazioni”. E, sempre nello stesso giorno, nel corso di un convegno su Amendola, alla presenza di Stefanini della Lega delle cooperative, il presidente Diesse avverte Consorte della necessità di vedersi di persona e di mettersi d’accordo col senatore Diesse, Nicola Latorre, per i particolari dell’appuntamento. Nella telefonata successiva viene raggiunto l’accordo tra Consorte e Latorre di vedersi a cena la domenica seguente a casa di Latorre.

 

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