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I fatti di Genova sono l’ennesima sconfitta del calcio italiano

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Genova, Stadio Luigi Ferraris. La 33° giornata pone di fronte Genoa e Siena. Siamo all’8 minuto del secondo tempo ed il Siena, complice la disastrosa deriva rossoblu degli ultimi tempi, è in vantaggio per 4 reti a 0. Per il Vecchio Grifone, la serie B viaggia oramai ad un solo punto di distanza. Improvvisamente, dalla Gradinata Nord - cuore del tifo genoano - circa 200 ‘duri e puri’ decidono di scavalcare in direzione dei Distinti. Il tunnel verso gli spogliatoi, infatti, si trova proprio sotto quel settore. I calciatori dovranno necessariamente passare di lì. L’ennesima ‘guerra’ degli ultras nostrani è appena cominciata. Una ‘guerra’ combattuta a suon di petardi e intimidazioni.

La richiesta è presto detta: le magliette dei loro (ex) beniamini, ritenuti indegni di vestirla. Uno scalpo in piena regola, la riedizione in chiave macchiettistica del celeberrimo film di Quentin Tarantino, Bastardi Senza Gloria. I calciatori, terrorizzati, sono costretti a cedere. Al capitano Marco Rossi spetta l’ingrato compito di raccogliere le maglie degli ‘ignobili’. Tra qualche pianto (Mesto) e due niet (Sculli e Frey), ecco la pantomima: mucchio di casacche genoane sul manto del Luigi Ferraris e momentaneo rientro negli spogliatoi. La partita riprenderà dopo ’40 minuti di sospensione. Risultato finale, Genoa - Siena 1-4.

I fatti di Genova dimostrano inequivocabilmente, se ancora ce ne fosse bisogno, la totale assenza di cultura sportiva (e della sconfitta) che avvolge il nostro Paese. Come se le stagioni calcistiche non dovessero decretare ogni anno vincitori e vinti, trionfatori e condannati all’inferno (sportivo, ci mancherebbe).

E’ mai possibile che non si riesca una volta per tutte a debellare dagli stadi il germe della violenza? Sembrerebbe di si. Le istituzioni hanno nel tempo tentato (invano) di marginalizzare, di superare i ricatti e le minacce dei teppisti. Leggi speciali, sporadici stop ai campionati per sensibilizzare, tessera del tifoso.  Ma nulla, realmente, è risultato in grado di scoraggiare gli ultras dai loro propositi bellicosi.

“Domenica è stata scritta una pagina nera nel mondo del calcio. Siamo a un punto di non ritorno. La maglia rappresenta la storia dei club. Non so come si possa pensare che istituzioni come il calcio e lo sport italiani vengano rovinati da esaltati”. E’ quanto dichiarato dal presidente del Coni Gianni Petrucci, in merito agli avvenimenti di Genova. “Bisogna stare zitti tutti – ha aggiunto Petrucci - il mio è un richiamo sereno a tutto il mondo del calcio, anche ai calciatori. Vedrete cosa farà la Figc, le regole ci sono e le applicherà”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente della Figc, Giancarlo Abete: “È violenza inaccettabile, questi non sono tifosi. Le norme e le immagini ci sono, ora mi auguro che non entrino mai più in uno stadio”.

Parole già sentite: “pagina nera nel mondo del calcio”, “punto di non ritorno”, “violenza inaccettabile”. Ciclicamente, di fronte a questo genere di eventi arrivano nette le condanne e i “mai più”. Un ritornello ascoltato in innumerevoli occasioni, tuttavia incapace di eliminare per sempre dagli stadi italiani le becere peripezie di una minoranza di violenti.

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