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Louise Brown 30 anni dopo

I figli e figliastri della provetta

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Louise Brown ha quasi trent'anni. E' nata il  25 luglio 1978 da una famiglia operaia di Oldham, una cittadina della Gran Bretagna. Fin qui niente di strano. Se non fosse che Louise è una delle prime persone al mondo nate mediante la tecnica della fecondazione medicalmente assistita, tecnica che oggi coinvolge circa 200mila nati all'anno e che continua, anche dopo trent'anni, a rappresentare una pratica eticamente controversa, dando luogo a un dibattito sempre acceso.

Tanto acceso che se ne discuterà proprio oggi, per iniziativa del ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche sociali in un seminario dal titolo: "Figli della provetta – A trent'anni dalla nascita di Louise Brown". Nel corso della giornata di riflessioni dedicata alla fecondazione in vitro, si parlerà delle trasformazione che hanno riguardato la società civile ed in particolare la condizione delle donne con problemi di fertilità. Questi temi sono tornati alla ribalta in maniera dirompente negli ultimi anni. Anche e soprattutto per i risvolti politici che sottendono. L'approvazione nel 2004 della legge 40 che regolamenta  la procreazione assistita e lo sviluppo della ricerca scientifica applicata alla salute e ai diritti delle donne e dei bambini, ha suscitato un dibattito fortemente divisivo nel Paese, che neanche la consultazione popolare ha messo a tacere. Tanto che tra gli ultimi provvedimenti assunti in tutta fretta da un governo dimissionario, l'ex ministro della Salute, Livia Turco, ha previsto una attualizzazione delle linee guida della legge 40, che di fatto autorizza la selezione degli embrioni da impiantare.  

A questo riguardo il sottosegretario Eugenia Roccella ha sottolineato: "La legge 40 è una legge pensata per aiutare coppie sterili e infertili, per dare loro una possibilità di avere figli in provetta. La norma italiana è costruita unicamente intorno alla tutela del concepito e della salute della madre e non è stata pensata per consentire la selezione di embrioni portatori di anomalie genetiche e l'accesso alle tecniche di fecondazione alle coppie feconde ma portatrici di tali malattie. La possibilità della diagnosi preimpianto, introdotta nelle linee guida della legge nella scorsa legislatura, significherebbe l'inserimento per la prima volta, nel dopoguerra, di una norma eugenetica nel nostro ordinamento giuridico. Con la diagnosi preimpianto non si cura la malattia, ma si elimina semplicemente l'embrione; recenti notizie dalla Gran Bretagna dimostrano, poi, che si tende sempre di più ad eliminare anche l'embrione che "potrebbe" ammalarsi, magari da adulto".

Molti temi dunque all'erdine del giorno dell'incontro, che avverrà nella sala degli Atti Parlamentari della biblioteca del Senato "G.Spadolini" in piazza della Minerva a Roma e sarà aperto alle 17.30 dalla stessa Roccella con un intervento dal titolo "Tecnoscienza e trasformazioni della società, della famiglia e della maternità".

Al convegno interverranno Massimo Moscarini (direttore del dipartimento di Scienze Ginecologiche, Perinatologia e Puericultura dell'università La Sapienza di Roma), Josephine Quintavalle (fondatrice di Core, Comment on Reproductive Ethics), Francesco D'Agostino (presidente onorario del comitato nazionale per la Bioetica), Marisa Fiumanò (psicanalista e saggista, direttore del laboratorio Freudiano di Milano), Aldo Schiavone (direttore dell'Istituto Italiano di Scienze Umane) e Nicoletta Tiliacos (giornalista de Il Foglio).

Dalla nascita di Louise ad oggi i casi di bambini nati da concepimento in vitro in tutto il mondo si sono moltiplicati, l'International Committee for Monitoring Assisted Reproductive Technologies (ICMART) conta, tra il 1978  al 2006, circa tre milioni di persone. L'ICMART raccoglie dati provenienti da 52 Paesi che coprono i due terzi di tutte le procedure in vitro del mondo. Si stimano circa 200mila nati all'anno (112.000 riportati nel 2002), su un milione di cicli di fecondazione (600.000 riportati). La Danimarca è il Paese al mondo con la più alta percentuale di bambini nati da fecondazione in vitro (3.9% delle nascite). Quasi la metà dei trattamenti riportati (600.000) viene da quattro nazioni: Usa (112.000), Germania (85.000), Francia (64.000) e Gran Bretagna. (37.000). Cifre importanti che meritano la giusta attenzione.

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