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Alta tensione nel Pdl

I finiani pronti a sfiduciare Cosentino, ma rischiano la sfiducia del Cav.

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Basta con lo stillicidio quotidiano di accuse, polemiche, tattiche destabilizzanti dentro il Pdl. Silvio Berlusconi attende metà pomeriggio, quando ormai sulle agenzie è un florilegio di dichiarazioni e rivendicazioni che hanno un minimo comun denominatore: i finiani.

Comincia Italo Bocchino di prima mattina con la richiesta di dimissioni per Denis Verdini e Nicola Cosentino (a mezzogiorno si contavano già sei esternazioni) seguito a ruota da Briguglio e Granata (provocatorio: cacciateci tutti dal partito per antimafia e legalità), e va avanti con la linea d'attacco facendo intendere che i fedelissimi del presidente della Camera potrebbero sostenere la mozione di sfiducia del Pd contro il sottosegretario all'Economia indagato nell'inchiesta sulla cosiddetta P3.

Ma il premier non sta a guardare di fronte all'escalation di veleni nel partito e sbotta: "C'è un clima giacobino e giustizialista" denuncia, garantendo che impedirà il ritorno a un passato che gli italiani hanno archiviato col voto.

Per questo punta il dito contro chi nel Pdl usa una "vecchia politica politicante" e in modo  "irresponsabile" gioca "una partita personale a svantaggio dell'interesse di tutti". Il messaggio è chiaro ed è tutto per i "dissenzienti" finiani.

Non solo: al Cav. viene attribuita una frase che alza il livello di tensione: chi sosterrà la mozione di sfiducia su Cosentino è fuori dal partito. A tarda sera arriva la nota del partito, dopo un lungo vertice ai piani alti per fare il punto della situazione e prendere le dovute contromisure, che smentisce ma negli ambienti pidiellini assicurano che la linea potrebbe essere questa, a partire da oggi quando Idv e Pd porteranno il caso Cosentino a Montecitorio con al seguito richiesta di dimissioni anche per il sottosegretario alla giustizia Caliendo.

Dell'intera vicenda i big del Pdl ne hanno parlato in un lungo vertice nel quartier generale di via dell'Umiltà, servito a fare il punto e a prendere le dovute contromisure. Una cosa è certa: non si può andare avanti così, coi botta e risposta quotidiani sulle agenzie ma soprattuto con un "gioco al massacro, mediatico e politico" - osserva un dirigente di spicco - che punta a destabilizzare il partito e fa il gioco delle opposizioni.

E se questo è l'obiettivo della pattuglia finiana, aggiunge, "meglio un chiarimento definitivo, una volta per tutte, perché non si può certo stare a guardare e a giocare di rimessa". Insomma, quello che non si può accettare è che attacchi ad esponenti del governo arrivino dai banchi della maggioranza. E ieri in Transatlantico non si parlava d'altro. 

Nell'entourage del presidente della Camera, invece, si parla di un Fini preoccupato per le ultime inchieste che coinvolgono esponenti di spicco del partito e sempre più determinato a portare avanti la questione della legalità, suo cavallo di battaglia da mesi. Specie sul caso Cosentino al quale da tempo va chiedendo un passo indietro. I suoi gli danno man forte polemizzando per tutto il giorno col resto del partito.

E che il livello di scontro abbia già raggiunto la soglia di attenzione lo dimostra il fatto che lo stesso Fini non rinuncia ad un affondo contro la Lega e la "sua" battaglia sulle quote latte sulla quale ancora una volta si innesta il braccio di ferro tra il ministro Galan (arrivato perfino a minacciare le dimissioni) e il suo predecessore Zaia, oggi governatore del Veneto. Una vicenda che l'inquilino di Montecitorio bolla come "cattiva politica".

Clima tesissimo, dunque, che non agevola chi nel Pdl continua a lavorare per un incontro tra Berlusconi e Fini, anche se molti parlamentari vicini al premier confermano che non c'è alcuna necessità di un faccia a faccia tra i due perché - come più volte ha ripetuto lo stesso premier - la lealtà della maggioranza si verifica in Parlamento col voto sugli atti del governo.

Ad auspicare invece un chiarimento è Spazio Aperto, uno di think tank finiani che fa capo al sottosegretario Andrea Augello e a Silvano Moffa (richiesta cui ha aderito anche il  sindaco di Roma Gianni Alemanno). E' l'ala finiana dialogante col Pdl, i cosiddetti "moderati" a prendere l'iniziativa, ma ciò che nei ranghi del partito viene notato non senza una certa irritazione è che proprio chi si professa moderato e lavora per ricucire lo strappo, "non abbia sentito l'esigenza di dire una sola parola o prendere le distanze dalle accuse lanciate dal collega di corrente Bocchino".

I colonnelli di An che hanno abbandonato l'ex leader, per il momento tacciono, ma ciò che ormai appare evidente è che lo show down "non è più rinviabile", anche se adesso "ci sono la manovra e le intercettazioni da portare a casa". E c'è perfino chi, provocatoriamente, si domanda: "E domani cosa si inventeranno Bocchino e i suoi per continuare a demolire il Pdl?".

La risposta è semplice se si guarda come stanno andando le cose un giorno sì e l'altro pure: basta tenere d'occhio le agenzie e aspettare solo pochi minuti. 

 

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