I Fratelli Musulmani non sono ancora “lo stato”, Hezbollah sì

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I Fratelli Musulmani non sono ancora “lo stato”, Hezbollah sì

07 Febbraio 2011

Al Cairo ci sono ancora i generali pronti a difendere Suez o almeno quella elite militare che si dice amica di Israele e alleata dell’Occidente. Molto presto potrebbero arrivare i Fratelli Musulmani che in passato hanno usato il terrorismo per imporsi, trovato il consenso e i voti, ma fino ad ora non hanno avuto una milizia paramilitare fatta di decine di migliaia di soldati ben addestrati, istruiti e ideologizzati. C’è un Paese dove tutto questo è già avvenuto, attraverso "libere" elezioni, un parlamento e dei partiti e formazioni politiche su base religiosa. 

In questi giorni abbiamo puntato tutti i riflettori sulla rabbia degli egiziani dimenticando il ‘colpo di stato’ soft avvenuto in Libano. La "Rivoluzione del 14 Marzo" che aveva fatto sperare in una transizione verso la democrazia nel Paese dei Cedri sembra finita. I gruppi del neofascismo islamico come l’Hezollah si sono imposti, ben inquadrati, armati, e sempre sul punto di dichiarare guerra ai civili israeliani. La Siria, che si era ritirata dal Libano, torna ad avere un premier ‘amico’ nel paese fratello. L’Iran, attraverso i siriani e l’Hezbollah, non ha mai smesso di destabilizzare l’area. I cristiani e le forze dell’opposizione libanese sono spaccate e in parte sostengono la politica di potenza del partito di Dio.

No, la situazione in Libano è peggio di quel che accade in Egitto. L’Hezbollah non è "uno stato nello stato", è lo stato, in grado, sul lungo periodo, di penetrare ed egemonizzare le istituzioni, le forze armate e il welfare, come sta già facendo. America ed Europa hanno ignorato questa situazione, il presidente Bush si è bloccato fra Iraq e Afghanistan nella sua agenda democratica, Obama è scivolato più di una volta inseguendo gli avvenimenti e rischiando di essere sopraffatto. L’islamizzazione ufficiale del Libano prosegue, quella dell’Egitto può cominciare.