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La nuova gioventù

I giovani non sono solo la violenza di piazza e la solitudine di facebook

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Giovani violenti, giovani sfiduciati, giovani incazzati, giovani dimenticati e maledettamente soli. Questa è l’immagine dei giovani italiani che i media - ma non solo - hanno rilanciato in questi giorni e che tracciano una lacerazione irrimediabile più che una piaga nella società italiana.

Non fossero bastate le immagini di violenza e aggressività immortalate nelle strade di Roma, proprio ieri la presentazione dell'Indagine Conoscitiva 2010 sulla Condizione dell'Infanzia e dell'Adolescenza in Italia, presentata dal presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo e dal presidente di Eurispes, Gian Maria Fara ha rimandato una descrizione a dir poco allarmante delle nostre nuove generazioni, non solo per il futuro di questo paese a crescita zero, ma anche per una società che, a leggere questo quadro a tinte fosche, si prefigura senza speranza.

La rilevazione, che ha coinvolto 3.100 tra bambini (7-11 anni) e adolescenti (12-19) di 39 scuole di ogni ordine e grado, fa emergere un quadro di disorientamento, conflittualità e solitudine. I nostri bambini e i nostri ragazzi oggi percepiscono la crisi economica e la subiscono, soprattutto nel clima sempre più litigioso delle famiglie, parlano poco con i genitori e vivono sempre di più nella Rete e sempre meno in famiglia. Sono immersi in un malessere diffuso che si traduce anche in pensieri di fuga. E sono vittime della violenza dei coetanei: almeno un bambino su tre ha dichiarato di essere vittima di bullismo, che, ribaltato vuol dire che per ogni bambino vessato c’è almeno un bullo in circolazione.

Andando nel dettaglio della condizione sociale ma anche individuale dei nostri ragazzi, dal rapporto si evince che più di un adolescente su quattro dichiara che la propria famiglia è stata colpita dalla crisi economica, e un bambino su cinque pensa che la propria famiglia abbia difficoltà ad arrivare alla fine del mese. È il 16,7% dei bambini (7-11 anni) intervistati a pensare che la propria famiglia abbia avuto negli ultimi mesi difficoltà economiche, il 29,6% che i genitori abbiano dovuto fare più attenzione alle spese sostenute per acquistare beni alimentari e vestiario, il 29,3% ritiene che siano cambiate anche le abitudini della famiglia nel tempo libero e il 14,6% che la famiglia ha dovuto rinunciare alle vacanze. Della crisi economica ha risentito anche la paghetta settimanale, ridotta per l'11,6% dei bimbi. Il 52,3% degli adolescenti dichiara di conoscere altre famiglie che hanno risentito della crisi internazionale. Un adolescente su tre pensa che la propria famiglia si sia mostrata più attenta, negli ultimi mesi, alle spese per cibo e vestiario e il 45,7% ha notato una maggiore attenzione per le spese extra relative al tempo libero.

A peggiorare anche il clima familiare: un adolescente su 4 dichiara che i genitori sono diventati più nervosi e più della metà ammette di essere diventato lui stesso più nervoso e di litigare più spesso. Oltre il 20% dei bambini e il 40% degli adolescenti dichiarano di essere diventati più ansiosi e che la causa principale del conflitto genitori-figli è lo studio. I minori non raccontano ai genitori le loro emozioni. Il 72% dei bambini parla con mamma e papà solo di episodi relativi alla vita scolastica, ma non parla delle proprie paure o dei propri desideri.

Un adolescente su tre prende in considerazione la possibilità di fuggire da casa, mostrando di non credere alla possibilità di risolvere i conflitti all'interno del contesto familiare. Più propense a scappare sono le femmine. Ma vie di fuga sono anche quelle attraverso Internet e il telefonino. Se un adolescente su quattro trascorre al cellulare oltre 4 ore al giorno, aumenta vertiginosamente la percentuale dei “Facebook dipendenti”: l'84% dei ragazzi (71% nel 2009) e il 42% dei bambini ha un profilo sul social network. La Rete – neanche a dirlo - viene usata anche per gli incontri sentimentali: al 17% degli adolescenti è capitato di innamorarsi di una persona conosciuta su Internet e il 40% ritiene positivo o accettabile incontrare dal vivo una persona conosciuta online.

Oltre un bambino su tre e un adolescente su quattro è vittima di bullismo, e questo fenomeno si manifesta prevalentemente in ambito scolastico. I dati dicono che nelle scuole italiane il 39% dei bambini ha assistito in prima persona a episodi di questo genere: offese immotivate, provocazioni e prese in giro, diffusione di informazioni false, esclusione dal gruppo, minacce e percosse.

Sinceramente non possiamo credere che le giovani generazioni siano solo questo, un mix di frustrazione, violenza e depressione che in pochi anni si ritroverà in fila dallo psicanalista invece che al cinema. Ma che siano anche gli studenti che lavorano per mantenersi agli studi, gli universitari che fanno gli stage nelle redazioni dei giornali on line, gli adolescenti che vanno al pub e non in piazza, i giovani che fanno volontariato, quelli che il pomeriggio lo dedicano allo sport, ai compiti e alle festicciole degli amici e che aspettano il week end per godersi un clima familiare che non è solo austerità e disinteresse.

Così come, a leggere in controluce i risultati del rapporto, non ci sentiamo di credere che stringere la cinghia, ritornare a una vita fatta di risparmi e non di sprechi, le vecchie discussioni attorno ad un tavolo, per trovare una destinazione vacanziera meno glamour ma più economica siano il viatico per una vita fatta di insicurezze e disagi psico-sociali. Da che mondo è mondo gli adolescenti hanno espresso il desiderio di scappare di casa, non hanno parlato di questioni sentimentali con i genitori, hanno litigato per i compiti che non si ha mai voglia di fare e hanno risentito del clima più teso della famiglia, quando le cose non vanno proprio a meraviglia. Da che mondo è mondo i giovani pre- o adolescenti si sono rifugiati nel caro diario, e che differenza fa se a leggere quel diario sono almeno un migliaio di “amici”?

E allora, così come pensiamo che le ragioni non siano solo da una parte e che il bianco non sia mai solo bianco e il nero solo nero, non possiamo neanche pensare che la colpa dei mali delle nuove generazioni siano di Berlusconi, del berlusconismo e di Mediaset, della riforma dell'università della Gelmini, delle intemperanze politiche di Fini, delle inconsistenze politiche di Bersani, delle aspirazioni leaderistiche di Vendola, delle tendenze manettare di Di Pietro, delle resistenze del trio Camusso-Angeletti-Bonanni o quelle della Marcegaglia, dell'evanescenza del montezemolismo,del disagio degli operai di Mirafiori o degli industriali veneti; non possiamo pensare che se i giovani sono condannati ad una vita da infelici sia solo colpa della scuola, degli insegnanti quelli bravi e quelli no, dei presidi e dei bidelli, dei padri e delle madri - assenti, iper-presenti o semplicemente genitori   - o dei nonni, degli zii, dei prozii, delle tate extra comunitarie o dell’est europeo. Forse – ma diciamo forse – c’è qualcosa che non va nei sondaggi e nel modo di indagare una società che è sempre più come la si vuole presentare che come in realtà è.

 

 

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