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I giudici: “alla Diaz fu un massacro”

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I poliziotti in assetto anti-sommossa impugnavano i manganelli al contrario per fare più male, picchiavano selvaggiamente i protestanti in molti casi poco più che ragazzi e poi mostravano orgogliosi ai loro colleghi gli scalpi delle “vittime”. Secondo il PM Francesco Cardona Albini non ci sono dubbi: “è stato un massacro e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano”.

 

Poi Cardona ha ricordato che a sua disposizione c'erano un gran numero di filmati e le ricostruzioni e testimonianze di testimoni oculari che non lasciavano spazio a dubbi: l'azione della polizia non era diretta a calmare l'ordine pubblico ma era piuttosto guidata da rabbia ceca. A supporto delle forze dell'ordine nemmeno la scusa del lancio di oggetti da parte dei “no global”: “Non ci fu lancio di oggetti né è stata ritrovata alcuna prova della presenza di armi all'interno della scuola...non c'erano né armi, né bastoni o oggetti contundenti come quelli visti durante gli scontri con i black block”.

 

Francesco Gratteri, ex-Direttore dello Sco, e Giovanni Luperi, ex-Vicedirettore dell'Ucigos, erano presenti al momento dell'irruzione e sono ora tra gli imputati. Oggi i due si trovano rispettivamente ai vertici di antiterrorismo e servizi segreti. Con loro ci sono altri 29 imputati che hanno ascoltato il chilometrico capo d'accusa nei loro confronti il quale comprendeva: violenza privata, calunnia, lesione, porto illegale d'armi da guerra etc.

 

Altri accusati: Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco, Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo sperimentale del I Reparto Mobile di Roma.

 

Il prossimo 9 e 10 luglio Cardona e e Zucca torneranno ad esprimersi in merito al “massacro della Diaz”, poi il 17 settembre prossimo toccherà alle parti civili.

 

 

 

 

 

 

 

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