I giudici fanno le leggi, le interpretano e, se necessario, le applicano

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

I giudici fanno le leggi, le interpretano e, se necessario, le applicano

I giudici fanno le leggi, le interpretano e, se necessario, le applicano

29 Gennaio 2009

Partito democratico o partito magistrato-cratico? Se lo è chiesto, un po’ retoricamente, il presidente dell’Unione delle Camere penali italiane, Ucpi, Oreste Dominioni a margine del convegno di contro inaugurazione che si è svolto ieri a Milano.

Contro inaugurazione che si avvia a diventare una vera e propria nuova tradizione nell’ambito della giustizia italiana, visto che nelle pompose inaugurazioni degli anni giudiziari vere e proprie gli avvocati non hanno diritto di parola. E così viene fuori quello che negli ipocriti consessi dove si parla di massimi sistemi senza mai combinare nulla di buono, salvo  ridare all’emergenza di turno, non esce mai:  le verità non dette della politica e della giustizia.

Per quanto riguarda la prima, le parole di Dominioni di ieri non potevano essere più nette: “Il maggior partito dell’opposizione è stato per anni subalterno all’Anm. Non è un’accusa ma una lettura politica  suffragata da tutti i commentatori”.

Insomma se le riforme bipartisan non sono state possibili la colpa è stata prima del Pci e poi del Pds-Ds fino ad arrivare al Pd. Qui la complicità e la collateralità con i pm, anche a causa delle inchieste che hanno pressoché decimato il partito, si è un po’ frenata (vedasi per tutte la nuova posizione di Violante sulla casta in toga) ma ormai era già troppo tardi. Anche perché nel frattempo erano arrivati i vari Di Pietro, Travaglio, e Grillo a dettare legge demagogicamente.

Per quanto riguarda la seconda, la malata d’Italia e l’imputata numero uno in Europa, nella contro inaugurazione di ieri la parte del leone l’ha fatta il rapporto sul funzionamento della Cassazione svolto dopo attento monitoraggio ad hoc dall’avvocato Domenico Basttista, che in passato dell’Ucpi fu vicepresidente.

Ebbene Battista ha dato agli avvocati due tragiche certezze: oramai in Cassazione spadroneggiano i magistrati dell’Anm opportunamente messi nei ruoli chiave dal Csm grazie alla nota logica correntizia e come se non bastasse questi signori, in gran parte trasmigrati dal loro essere dei “fuori ruolo” nel minsitero di via Arenula, dopo avere pressoché fatto le leggi del settore come preferivano, adesso giudicano, interpretano e suggeriscono a tutti gli altri magistrati di merito come applicarle. Sono
diventati giudici di legittimità, ma hanno soprattutto inventato la giurisprudenza creativa, arrivando persino a teorizzarla come fece nel discorso di inizio anno giudiziario del 2008 l’ex primo presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Carbone.

Un altro nome che è stato fatto dall’avvocato Battista, come paradigma di questa sua tesi, è stato quello del giudice Nello Rossi, una vita in Magistratura democratica, sempre presente in convegni anti Berlusconi o sulle pagine di Micromega, ma anche relatore di una sentenza di Cassazione (ed i relatori, che vengono scelti dall’alto con criteri sempre meno trasparenti, di fatto condizionano la sentenza e la rendono prevedibile) che invece di applicare l’odiata legge Pecorella sull’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento da parte del Pm diede il là a un mare di ricorsi organizzato a tavolino contro questa norma davanti alla Corte costituzionale.

E alla Corte costituzionale le sentenze le preparano altri giudici in toga lì distaccati a fare da assistenti ai giudici costituzionali veri e  propri. Fine del cerchio quindi: ”loro” se le scrivono, “loro” le applicano e se a “loro” non piacciono, “loro” le interpretano. E il risultato è che quando il governo è retto dalla sinistra, e quindi presumibilmente amico, “loro” invadono il campo e dettano legge. Mentre quando come nell’attuale contingenza il ministro è “nemico” e non condizionabile, “loro” organizzano la resistenza in tutti i gangli di fatto e di diritto in cui la magistratura associata grazie al Csm mette i propri uomini fidati.

In queste condizioni inutile chiedersi se sia meglio o peggio questa o quella riforma: tanto “loro” la applicheranno solo se la gradiranno. E se qualcuno farà ricorso potete stare sicuri che il “loro” sindacato, l’Anm, tramite la cinghia di trasmissione del Csm, farà in modo che sia sempre uno di “loro” a decidere sulla legittimità di un giudizio di merito precedente. Se questo non è il grande fratello di Orwell poco ci manca.