“I leader mondiali prendano misure efficaci contro l’Iran nucleare”
18 Luglio 2009
Il G8 dell’Aquila è stato certamente un grande successo dal punto di vista organizzativo, ma il forum multilaterale degli otto grandi è risultato ancora una volta scarsamente risolutivo dal punto di vista politico. Se sul clima l’accordo raggiunto non è stato avallato da Cina e India, i paesi che più inquinano al mondo, mettendo in serio dubbio la credibilità del prossimo importante summit di Copenaghen, sui più delicati dossier internazionali legati alla minaccia di proliferazione nucleare avanzata da Iran e Corea del Nord non è stata presa alcuna decisione. Alla vigilia del G8 si era parlato di nuove sanzioni internazionali in particolare contro il regime canaglia di Teheran, più che mai protagonista delle cronache delle ultime settimane per la continua repressione del movimento democratico interno che si oppone alla rielezione di Ahmadinejad alla presidenza del paese. Tuttavia, ogni deliberazione in merito è stata procrastinata al G20 del prossimo settembre, per non irrigidire ulteriormente la leadership khomeinista nella speranza di raggiungere un accordo sulla questione nucleare (e non solo).
Se non sono riuscite nell’intento d’indurre gli otto grandi a prendere misure concrete per disinnescare le ambizioni nucleari iraniane, le dimostrazioni che si sono svolte all’esterno della sede superprotetta del summit e che hanno avuto come bersaglio l’Iran di Ahmadinejad, sono certamente servite a ricordare al mondo quanto sia indispensabile che Europa e Stati Uniti agiscano finalmente in maniera risolutiva contro la minaccia rappresentata dall’Iran e dal suo programma nucleare. Per l’efficacia dei loro slogan e la forza della loro protesta, hanno svolto un ruolo importante nelle manifestazioni i giovani attivisti del gruppo “Studenti europei contro l’Iran nucleare”.
“Nonostante le numerose Risoluzioni emanate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le altrettanto molteplici sanzioni imposte da Unione Europea e Stati Uniti, l’Iran continua ad ignorare i richiami internazionali ed a proseguire con il programma di arricchimento dell’uranio”, ha affermato Christian Schneider, il leader del gruppo, nel corso delle interviste rilasciate a troupe televisive italiane e straniere. “I leader iraniani hanno anche dichiarato che condivideranno le loro tecnologie nucleari con i loro vicini e alleati”, ha messo in guardia Schneider, riferendosi a una possibile condivisione di know-how e componentistica nucleare da parte del regime khomeinista con gruppi terroristici come Hezbollah e Hamas. Se l’Iran non viene fermato adesso “i già precari equilibri mediorientali né risulteranno ulteriormente scossi, e sarà impossibile raggiungere la pacificazione definitiva dell’area se non con l’uso della forza contro la causa principale della destabilizzazione dell’intera regione”. E’ dunque per evitare lo scoppio di un conflitto più ampio che la minaccia iraniana va prontamente neutralizzata attraverso una linea d’azione più incisiva, “se non è già troppo tardi”.
Gli “Studenti europei contro l’Iran nucleare” hanno anche protestato contro le conclamate e sistematiche violazioni dei diritti umani con cui il regime sta reprimendo nel sangue la contestazione sollevatasi in seguito alle elezioni presidenziali del 12 giugno: “I giovani europei devono sensibilizzare le istituzioni dell’UE affinché queste assumano una posizione forte e autorevole di condanna della repressione e favore della libertà del popolo iraniano”, ha dichiarato Schneider.
Per il gruppo di attivisti, tuttavia, è stato molto difficoltoso approcciare i giornalisti e lanciare i loro messaggi a microfoni e telecamere. In alcune circostanze, le forze dell’ordine hanno infatti erroneamente confuso le manifestazioni pacifiche degli “Studenti europei contro l’Iran nucleare” con le proteste, spesso al limite della legalità (quando non oltre), contro il G8. “La polizia ha ricevuto istruzioni contraddittorie sul comportamento da tenere con i dimostranti pacifici”, ha raccontato Schneider all’Occidentale. “Ma questo non ci ha fermato. La nostra protesta è andata avanti perché i grandi leader mondiali devono agire al più presto e con efficacia: il momento in cui le politiche aggressive dell’Iran non saranno più contenibili potrebbe non essere molto lontano”.
