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“I localismi non condizionino Ncd”

«Non siamo né reduci né eretici. Siamo la start-up del centro destra che guarda al futuro contro la disgregazione di un’area. E poi sono sicuro, e sono pronto a scommettere qualcosa, che il gruppo Ncd al Senato si accinge a crescere non a diminuire i suoi componenti. Ne riparliamo nei prossimi giorni...».

Gaetano Quagliariello, neo coordinatore nazionale del partito di Angelino Alfano, si districa così tra i mugugni e le proteste che già si levano soprattutto tra i senatori e i potentati locali del Ncd dopo la formazione delle liste comuni con l’Udc. Con l'inserimento, tra gli altri, del condannato in primo grado Giuseppe Scopelliti e dell'indagato Lorenzo Cesa. L’ex ministro delle Riforme azzarda anche una previsione: «La categoria del tradimento appartiene ai partiti totalitari del secolo scorso; oggi, invece, l’adesione a un partito è un fatto empirico e quindi mi sembra probabile che nei prossimi giorni ci sarà chi, empiricamente, riterrà il Ncd migliore di altre offerte politiche».

Cosa succede ai piani alti del Ncd, senatore Quagliariello? Già inziano le contestazioni mosse dai potentati locali?

«Esistiamo da meno di sei mesi, abbiamo fondato i gruppi, organizzato un’assemblea costituente, votato uno statuto, formato un’assemblea nazionale e, alla fine, abbiamo eletto un presidente e c’è stata anche la designazione di un coordinatore nazionale. Il percorso è compiuto verso una forma partito che mette insieme la modernità, e quindi non rinuncia a una leadership forte, e la democrazia interna. Quest'ultima si deve sviluppare su scala federativa senza però scadere nel localismo. Per essere chiari, non è possibile che alcuni partiti regionali diventino proprietà di una classe dirigente locale per poi proporre uno scambio con la classe dirigente nazionale. Io a questo mi opporrò con tutte le forze».

Quindici senatori del Ncd — tra i quali Naccarato, Compagna, Gentile e Formigoni — con una lettera contestano a lei, ad Alfano e Lupi una gestione troppo verticistica. Che cosa è un consiglio o un avvertimento?

«Il numero francamente mi sembra una fantasia. Io ho visto una bozza piena di correzioni a penna che non è mai stata recapitata. E che aveva, soprattutto, un intento costruttivo. Siamo infatti nella fase in cui una forma partito la stiamo impostando, quindi è bene sapere i rischi ai quali andiamo incontro. Ce lo dice d'altro canto la storia: non esistono partiti esenti da vizi. Oggi, superata la fase dei partiti televisivi, un partito nazionale dev'essere radicato sul territorio, senza però essere la somma di tanti partiti localistici».

Un partito che ha una struttura verticale molto accentuata?

«Io la vedrei come una piramide rovesciata. Con la base in alto e col centro che ha delle funzioni direttive importanti che vengono devolute dalla base».

A voi, gruppo dirigente, viene contestato di non aver concertato con la base la formazione delle liste per le Europee.

«Abbiamo fatto il meglio possibile nella situazione data. Abbiamo dovuto fare delle scelte difficili perché le liste nascono da una alleanza e sarebbe stato necessario più tempo per metabolizzare il tutto. Ci siamo trovati con un esame di maturità che ci è stato anticipato almeno di un anno. Nonostante ciò, abbiamo creato un magnetismo e oggi siamo la start up di un altro e nuovo centro destra nel momento in cui è possibile la disgregazione completa di questa area, che può portare l’Italia verso un nuovo bipolarismo: da una parte una forza socialdemocratica, dall’altra il populismo e l’antipolitica tagliando fuori completamente l’orizzonte del popolarismo. Ecco perché parlo di esame di maturità da superare».

L’orizzonte tattico vi ha portato all’alleanza elettorale con l’Udc di Casini e di Cesa. Per quello strategico, il futuro del Ncd è il centro o un’alleanza con Forza Italia, stile vecchio centrodestra?

«Il centro anche volendo non esite più come spazio politico. Il dibattito ormai si è deideologizzato. Al centro ci sono gli elettori disponibili a votare l’una e l’altra parte. Il vero tema è un altro ed è ancorato ai problemi dettati dall’agenda del terzo millennio. Mi spiego: è possibile che ci sia ancora un’unità di tutte le forze di centrodestra oppure noi andiamo verso una area di destra estrema e una di centrodestra che ha come riferimento il popolarismo europeo? E per essere più chiari, queste due aree cosa hanno in comune su Europa, euro, immigrazione? E' ancora possibile una sintesi oppure dobbiamo iniziare a pensare a un bipolarismo più europeo, con una forza popolare che si contrapponga a quella socialdemocratica? Questo è il tema di fondo, non scontato, su cui dovrebbe concentrarsi il dibattito interno al partito».

Il presidente della Repubblica, nella sua lettera al Corriere della Sera, ha ribadito che sulla strada delle riforme «avvicinamenti e collaborazioni, sul piano politico, s’impongono in via temporanea fuori delle naturali affinità e della dialettica dell’alternanza». Voi del Ncd avete la coscienza a posto su questo piano di ragionamento?

«Noi siamo stati grati a Napolitano nei fatti. Se non ci fosse stato il Ncd, la legislatura sarebbe finita, le riforme sarebbero naufragate, l’Italia sarebbe entrata in una crisi di sistema. Insomma, l’atto di generosità di Napolitano rischiava di perdere ogni significato. Noi, invece, abbiamo avuto il coraggio di dire basta».

(Tratto da Corriere della Sera)

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